Super pagellone all'indomani della vittoria della Nazionale contro l'Ecuador: Inler "bradipeggia" tutto il primo tempo, Rodriguez ha le stigmate del grande giocatore
Benaglio 5: pulito e preciso su ogni pallone, dà sicurezza alla difesa. E per la prima è più che sufficiente.
Liechsteiner 3,5 : "corre Forrest, corre" sulla sua fascia ma in maniera del tutto inconcludente. Sbaglia cross a ripetizione, che neanche a mettercisi d'impegno. Montero, soprattutto nel secondo tempo, lo va a cercare come la giostra preferita al luna park. E lo salta sempre. Soffre il caldo più dei compagni. Da rivedere.
Djourou 4: sul gol dell'Ecuador la colpa è molto grave, quindi sia a lui che al suo compagno di difesa mezzo punto in meno. Per il resto una gara attenta in una partita in cui la difesa rossocriata è stata messa in difficoltà da uno schema tattico che non ha funzionato. Troppe volte gli ecuadoriani hanno saltato con un passaggio i due centrocampisti difensivi, costringendo i difensori all'uno contro uno. La cosa più decisiva della sua partita è un fallo tattico, che gli costa un giallo, ma impedisce all'Ecuador di presentarsi faccia a faccia con Benaglio.
Von Bergen 4: più o meno la stessa gara di Djourou. Con più personalità e qualche strafalcione di troppo in fase di impostazione. Ma impostare non è il suo mestiere. A lui spetta il compito di essere il leader della difesa e dunque deve assumersi concretamente questa responsabilità cercando di fare alzare la squadra, nei momenti in cui i due centrocampisti non si presentano per l'appoggio semplice. Fisicamente regge bene, sicuro nei movimenti, ed è sempre ben posizionato (gol a parte). Da testare quando dovrà marcare una punta degna di questo nome.
Rodriguez 5: ha le stigmate del grande giocatore. Parte piano, saggiamente, per prendere le misure del suo avversario, il più forte della squadra avversaria: Valencia. Nonostante il centrocampo svizzero non faccia filtro come deve, non si fa mai trovare in difficoltà. Con il passare dei minuti comincia a macinare anche in fase offensiva. E con qualità, sia nei movimenti che nel cross. L'assist della vittoria è suo: al 93esimo ha ancora la forza per l'ultima sgroppata e la lucidità per un passaggio preciso. Un esordio Mondiale da incorniciare.
Inler 3,5: primo tempo disastroso. Sbaglia una marea di passaggi, si nasconde, si muove con la determinazione di un bradipo. Il primo a pagarne le conseguenze è il suo compagno Behrami costretto a cantare e a portare la croce. Ma tutta la squadra fa fatica a prendere ritmo e i giocatori offensivi in particolari non hanno palle giocabili: per colpa sua spesso c'è un buco di 50/60 metri tra loro e la difesa. Nel secondo tempo va un po' meglio, anche se lo saltano sempre come un birillo. Deve fare molto di più.
Behrami 5: la galoppata che porta al gol vittoria (con salvataggio difensivo determinate) è roba da William Wallace: emozione da commuoversi. E solo questo vale tutta una partita. Per il resto non parte benissimo, messo in difficoltà soprattuto da Inler che troppo spesso gli lascia l'incombenza di impostare l'azione. Poi cresce, cresce, cresce, come una marea. Ed è sempre al posto giusto. Ma senza una diversa impostazione tattica, e un aiuto maggiore da parte dei compagni offensivi, farà fatica a reggere fisicamente nel corso della competizione.
Shaqiri 4: fa una partita incompiuta ma dei giocatori della fase avanzata è senza dubbio quello più positivo. Nel primo tempo è l'unico che va a cercarsi il pallone, che prova a cambiare ritmo, che tenta il tiro in porta. Quando ha la palla tra i piedi è l'unico che dà la sensazione di poter far succedere qualcosa. Pecca un po' in continuità e in concretezza ma è il più forte ed è da lui che deve passare il gioco. Va maggiormente coinvolto nello sviluppo dell'azione.
Xhaka 3: gara confusa e pasticciata. Inizia dietro le punte e non conclude nulla. Hitzfeld lo sposta sulla fascia e fa ancora meno. Insomma, non trova mai la posizione e neppure mai va a cercarsi la palla. Non crea spazi per i compagni, non fa assist, non salta l'uomo, non tira in porta. Probabilmente bisogna trovargli un altro ruolo. Altrimenti panca.
Stocker 2: Non è che c'è da dire tanto. Invisibile. E diamo 2 solo perché l'1, come a scuola, lo regala lo Stato.
Mehmedi 5: non fa in tempo a entrare che segna subito il pareggio. A freddo, grande merito. Grazie a lui la Svizzera comincia il secondo tempo senza l'assillo di dover rincorrere: può pensare solo alla vittoria. In generale dà sempre la sensazione di essere vivo e positivo, anche se sbaglia alcune giocate.
Drmić 3,5: poverino, un po' fa pena, vederlo dannarsi l'anima nel deserto dove un pallone giocabile sembra il miraggio dell'acqua. Si sbatte, fa a botte, cerca di allargarsi. Il gol l'aveva pure segnato, facendo un bel movimento, e partendo in posizione regolare sul primo passaggio. Manca un po' il ruolo di punto di riferimento offensivo per le sponde, ma è più colpa dell'impostazione del gioco che sua. In generale è sembrato un po' timido e acerbo per il livello della manifestazione. Ma era l'esordio.
Seferovic 6: in 15 minuti segna e regala 3 punti fondamentali alla Nazionale. Fa tutto quello che doveva fare in poco tempo e quindi merita il massimo dei voti. Se non a lui a chi?
Hitzfeld 3: sbaglia la formazione iniziale ed è una colpa grave per un allenatore della sua esperienza. La Svizzera del primo tempo è una squadra confusa e molle, altra responsabilità importante sulle spalle del CT. Azzecca i cambi? Beh, capirai che intuizioni: toglie una punta per una punta e sostituisce un fantasma con Mehmedi. In generale la Svizzera ha concesso troppe occasioni al volonteroso, veloce, ma tecnicamente scarso, Ecuador. C'è da chiedersi se la squadra possa reggere questo sistema di gioco con avversarie di primo e medio livello. Va quanto meno rivista l'interpretazione del modulo. Behrami e Inler hanno assolutamente bisogno di un rinforzo costante. La palla in avanti arriva male e i giocatori fanno fatica a trovare le distanze tra le linee avversarie. Shaqiri deve diventare il fulcro del gioco dal centrocampo in su: va coinvolto maggiormente. Diciamo che da un allenatore che ha vinto due Champions League ci si aspetta molto ma molto di più. Diamo anche a lui l'attenuante dell'esordio anche se è quello che la merita meno di tutti. Nella sua squadra si intravvedono davvero scintille di qualcosa di speciale. Ma deve dare equilibrio alla squadra per trovare l'ossigeno necessario per far divampare il gioco rossocrociato.
AELLE