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Argentina: il macigno del debito estero
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Ancora una volta il debito estero è un macigno per l'Argentina, e scuote i mercati internazionali. Dopo la sentenza della Corte Usa che ha rigettato un ricorso di Buenos Aires, la presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha ribadito la "vocazione di pagare" del paese, respingendo però "estorsioni" da parte americana.

Niente default quindi a seguito della decisione della Corte, che ha confermato in pieno l'obbligo di pagamento da parte di Buenos Aires agli hedge fund Usa.

Con un messaggio registrato a reti unificate, che ha dato tutto il senso della delicatezza del momento, la presidente ha confermato in sostanza due punti: l'Argentina ribadisce il pagamento del debito già ristrutturato e non accetta nel contempo "estorsioni", quali quello appunto dalla sentenza Usa.

Buenos Aires porterà avanti "le strategie necessarie affinché chi ha avuto fiducia nel paese riceva i propri soldi", ha sottolineato la Kirchner, ripetendo più volte il concetto "trattative".

Quello che non è chiaro è invece se Buenos Aires pagherà oppure no agli hedge fund, chiamati 'fondi avvoltoi', proprio come ordina la sentenza Usa. È probabile che questo punto chiave sia chiarito nelle prossime ore dal ministro dell'economia Kicillof, che interverrà sia sulla "portata della sentenza" sia sulle eventuali "azioni" argentine.

La stessa presidente ha spiegato ieri che l'eventuale pagamento al fondo hedge Nml per 1,5 miliardi di dollari comporterebbe "un altro problema", il fatto che anche altri possessori di bond non ristrutturati potrebbero esigere "il rimborso all'Argentina di 15 miliardi di dollari: più della metà - ha fatto notare - delle riserve della Banca Centrale".

È probabile che per guadagnare tempo il governo chieda un "rehearing" del dossier alla Corte Usa. Unanime d'altra parte la reazione di molti economisti, per i quali Buenos Aires non ha altra uscita che negoziare con gli hedge, fatto che richiede però il via libera del giudice Thomas Griesa, contro il quale era diretto l'appello respinto di Buenos Aires. L'impatto sui mercati della sentenza e delle dichiarazioni della Casa Rosada è stato immediato. A New York è aumentato lo spread dei corrispondenti titoli americani sui rischi di default. I bond targati Baires sono inizialmente saliti di 34 punti a quota 885. In calo invece i titoli emessi sotto giurisdizione Usa con scadenza 2017, scesi di 4 centesimi a 82,5. L'Argentina dovrebbe trovare "immediatamente un accordo con i creditori anche per non mettere a rischio l'altro accordo appena raggiunto con il Club di Parigi", ha d'altra parte sottolineato la Task Force argentina dell'Abi.

Mentre gli operatori misurano parola per parola il discorso della 'presidenta', dopo il lunedì nero di ieri oggi a Buenos Aires è stato un martedì grigio: la Borsa ha aperto in ribasso, per poi (a metà seduta) invertire la tendenza e portarsi su un +4,7%. A fare un brusco salto in avanti è stata la quotazione del dollaro 'blue' (parallelo): chiaro segnale delle difficoltà che sulla scia della sentenza il paese dovrà affrontare per finanziarsi nei mercati esteri.

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