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Piano governo immigrazione massa: critiche da ambienti economici
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Gli ambienti economici tornano alla carica sulla stampa domenicale contro il piano presentato venerdì dal Consiglio federale per attuare l'iniziativa UDC "contro l'immigrazione di massa", divenuta articolo costituzionale dopo l'approvazione popolare del 9 febbraio scorso. Rimproverano al governo di non aver utilizzato tutto il margine di manovra a disposizione e temono di non più disporre di sufficiente manodopera specializzata. Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ribatte chiedendo alle imprese di mostrare infine maggiore impegno nell'aderire alle misure lanciate dal suo dipartimento.

Senza specialisti dall'estero, "dovremo trasferire una parte dell'attività" fuori dai confini elvetici, avverte Hans Hess, presidente di Swissmem, l'organizzazione padronale dell'industria metalmeccanica, intervistato dalla "NZZ am Sonntag". Il suo omologo della Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse, Heinz Karrer, sulle colonne della "Zentralschweiz am Sonntag", dice dal canto suo di temere "un influsso negativo sulla piazza economica Svizzera" se la forza lavoro qualificata potrà essere reclutata all'estero soltanto in quantità ridotte.

Ai due ribatte il consigliere federale Johann Schneider-Ammann sul "SonntagsBlick" e sulla "NZZ am Sonntag", ricordando l'"Iniziativa per più personale specializzato" lanciata dal Dipartimento dell'economia nel 2011 con l'obiettivo di "sfruttare maggiormente il potenziale interno". Il 6 novembre 2013 il Consiglio federale ha poi varato un pacchetto di misure concrete per ovviare alla penuria di personale qualificato.

Le disposizioni - di una durata di quattro anni - mirano per esempio ad aiutare i lavoratori più anziani nell'esercizio di un'attività lucrativa, a conciliare meglio lavoro e famiglia e a sostenere l'accesso alla formazione e alla formazione continua. Lo scopo non è di far lavorare di più la gente, ma "che più gente possa lavorare", afferma il ministro. Ognuno deve fare la sua parte, aggiunge, ma "chiamato in causa è soprattutto chi veramente può offrire lavori", ossia "le imprese".

"E perché un apprendista deve avere 16 anni all'inizio del tirocinio?", si interroga ancora il consigliere federale: "Non riusciamo a occupare tutti i posti, potremmo dunque dare a persone più anziane l'opportunità di iniziare un tirocinio".

Una voce autocritica fuori dal coro, tra i rappresentati dell'economia, è quella di Rolf Dörig, presidente del consiglio d'amministrazione dell'assicuratore Swiss Life e dello specialista del lavoro temporaneo Adecco, secondo il quale l'approvata iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa" offre anche una opportunità. "Noi dirigenti dell'economia abbiamo per troppo tempo perseguito esclusivamente gli interessi delle imprese", senza accorgersi "di quanto avviene nella società", afferma Dörig nella "Schweiz am Sonntag".

Il partenariato sociale, il contratto tra generazioni e la coesione sociale sono oggi in bilico, l'iniziativa dell'UDC lo ha messo in evidenza, rileva il manager, che si dice "personalmente contento" della decisione popolare, "perché ci porta ora a discutere i temi importanti".

Dörig rimette per esempio in questione la politica delle imposte al ribasso: "Che rimaniamo fiscalmente attrattivi è importante e necessario. Ma personalmente sono dell'opinione che con l'imposizione forfettaria di privati e privilegiando le 'società bucalettere' andiamo troppo lontano".

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