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Sinodo famiglia; fedeli non accettano più verità Chiesa
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"Tanti cristiani manifestano difficoltà ad accettare integralmente" la dottrina della Chiesa su matrimonio e famiglia. Così rileva l'Instrumentum Laboris del Sinodo sulla famiglia in rapporto a "controllo delle nascite, divorzio e nuove nozze, omosessualità, convivenza, fedeltà, relazioni prematrimoniali, fecondazione in vitro".

"Molte risposte confermano che, anche quando l'insegnamento della Chiesa intorno a matrimonio e famiglia è conosciuto, tanti cristiani manifestano difficoltà ad accettarlo integralmente", dice il documento di lavoro del Sinodo straordinario del prossimo ottobre sulla sfide pastorali della famiglia, presentato oggi in Vaticano.

"In genere - prosegue -, si fa menzione di elementi parziali della dottrina cristiana, sebbene rilevanti, ove si nota una resistenza, in gradi diversi, come ad esempio riguardo a controllo delle nascite, divorzio e nuove nozze, omosessualità, convivenza, fedeltà, relazioni prematrimoniali, fecondazione in vitro, ecc.".

L'Instrumentum Laboris nasce dalla risposte al questionario del Documento preparatorio, lanciato nel novembre scorso, strutturato in otto gruppi di domande sul matrimonio e la famiglia. Le risposte, viene spiegato nel testo, sono giunte alla Segreteria del Sinodo dalle Conferenze episcopali, dai dicasteri della Curia romana e dall'Unione dei Superiori generali. Risposte e osservazioni sono pure giunte "da un numero significativo di diocesi, parrocchie, movimenti, gruppi, associazioni ecclesiali e realtà familiari", nonché "istituzioni accademiche, specialisti, fedeli, ed altri, interessati a far conoscere la propria riflessione".

"La stragrande maggioranza delle risposte - viene sottolineato - mette in risalto il crescente contrasto tra i valori proposti dalla Chiesa su matrimonio e famiglia e la situazione sociale e culturale diversificata in tutto il pianeta". In altri passi il documento rileva "una distanza preoccupante tra la famiglia nelle forme in cui oggi è conosciuta e l'insegnamento della Chiesa al riguardo".

Tra le situazioni familiari "difficili" cui la Chiese deve dare adeguate risposte pastorali, secondo l'Instrumentum Laboris del prossimo Sinodo dei Vescovi, ci sono le convivenza, le unioni di fatto, i separati, i divorziati e i risposati, i figli che restano soli, le ragazze madri.

Tutte le Conferenze episcopali sono contro "una legislazione che permette l'unione tra due persone dello stesso sesso", ma se chi vive tali unioni chiede il battesimo per il bambino, il piccolo va "accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini".

"Spesso non si coglie il rapporto intrinseco tra matrimonio, eucaristia e penitenza; pertanto, risulta assai difficile comprendere perché la Chiesa non ammetta alla comunione coloro che si trovano in una condizione irregolare", come i divorziati risposati o che hanno una nuova unione.

"La sofferenza causata dal non ricevere i sacramenti è presente con chiarezza nei battezzati che sono consapevoli della propria situazione", si legge nel documento, presentato oggi in Vaticano. "Tanti sentono frustrazione e si sentono emarginati - prosegue l'Instrumentum Laboris -. C'è chi si domanda perché gli altri peccati si perdonano e questo no; oppure perché i religiosi e sacerdoti che hanno ricevuto la dispensa dai loro voti e dagli oneri sacerdotali possono celebrare il matrimonio, ricevere la comunione e i divorziati risposati no". E quindi "si ritiene che la colpa sia della Chiesa che non ammette tali circostanze".

Il documento sottolinea anche che "ci sono risposte ed osservazioni, da parte di alcune Conferenze episcopali, che mettono l'accento sulla necessità che la Chiesa si doti di strumenti pastorali mediante i quali aprire la possibilità di esercitare una più ampia misericordia, clemenza e indulgenza nei confronti delle nuove unioni". Viene inoltre evidenziato che "il problema non è tanto quello di non poter ricevere la comunione, ma il fatto che la Chiesa pubblicamente non li ammetta ad essa, cosicché sembra che questi fedeli semplicemente rifiutino di essere considerati in situazione irregolare".

Infine, "alcuni suggeriscono di considerare la prassi di alcune Chiese ortodosse, che, secondo la loro opinione, apre la strada a un secondo o terzo matrimonio con carattere penitenziale; a questo proposito, dai Paesi di maggioranza ortodossa, si segnala come l'esperienza di tali soluzioni non impedisca l'aumento dei divorzi". (

"La carità pastorale spinge la Chiesa ad accompagnare le persone che hanno subito un fallimento matrimoniale e ad aiutarle a vivere la loro situazione con la grazia di Cristo", dice l'Instrumentum Laboris del Sinodo sui divorziati risposati cui è impedita la comunione. La Chiesa non deve essere un "giudice che condanna".

"Esiste un'ampia richiesta di semplificazione della prassi canonica delle cause matrimoniali". Dalle risposte giunte dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo emergono molte richieste "di snellire la procedura per la nullità matrimoniale".

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