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Svizzera: tutti promossi. Shaqiri da 6 (e lode), San Diego chiude la porta a tripla mandata
Super pagellone all'indomani della vittoria della Nazionale contro l’Honduras: Inler fa finalmente l’Inler e disegna traiettorie degne di un ‘Patriot’, Drmic si traveste da spietato assist man

Benaglio 5: non prende il massimo dei voti per qualche piccola insicurezza e per le relative poche sollecitazioni, ma i suoi due interventi nel finale di partita, così come altri prima, valgono quanto un gol segnato. Sempre sull’attenti e reattivo: San Diego. 

Lichsteiner 4: solo una sufficienza per il nostro soldatino corridore, uno di quelli dai quali ti aspetti di più e che però si limita al minimo sindacale. L’impegno ce lo mette, ma, complice un probabile stato di forma non al top, non sgroppa e non semina il panico sulla sua fascia. Bene in copertura.

Djourou 4: mezzo punto in meno per un rigore grande così non visto (e per fortuna) dall’arbitro, che ci avrebbe potuto inguaiare. Per il resto qualche piccola sbavatura, ma presenza fisica importante e da colosso di Manaus. Da qui non si passa. 

Schär 4,5: entra un po’ timoroso e si vede, ma prende presto fiducia si fa trovare pronto al momento giusto. È una buona notizia, viste le praticamente inesistenti alternative, per infortunio Von Bergen, per limiti dimostrati Senderos. Difensivamente ritrovato.

Rodriguez 5: ancora una volta l’indomabile laterale ci mette cuore, grinta, corsa e piedi buoni. Un pendolino instancabile degno del miglior Cafu. Ieri si regala anche degli ottimi interventi e recuperi in fase di copertura. Il più costante nelle prestazioni in questa fase inziale. Certezza irrinunciabile. 

Inler 5: Inler finalmente fa l’Inler. 1,2,3 e in mezzo al campo c’è un altro giocatore, quello che siamo stati abituati a conoscere in passato e nel Napoli. Diversamente dal solito niente compitino per il capitano, che per una volta fa quello che ci si aspetta da lui: osa, disegna geometrie palla a terra e inventa traiettorie degne di un ‘Patriot’, il passaggio a Drmic in occasione del raddoppio vale da solo il voto. Atteso Pirlo nostrano.

Behrami 4,5: il ticinese non avrà forse regalato le emozioni della cavalcata del primo match, e fortunatamente neanche gli exploit del secondo, ma la sua è una partita pulita e da combattente, come sempre. Esperienza, quantità e una miriade di palloni recuperati, senza sbavature. Cerniera ritrovata

Shaqiri 6: ci fosse anche la lode se la prenderebbe senza discussioni. Semplicemente perfetto, incredibile, magico e incontenibile. Tutti lo attendevano al varco, e lui risponde come meglio non potrebbe, caricandosi sulle spalle da solo l’onere di gonfiare la rete avversaria, ci riesce per tre volte e potrebbe riuscirci in almeno un altro paio d’occasioni. Se Robben non stesse giocando altrettanto da fenomeno, dovrebbe cominciare a tremare e temere per il suo posto da titolare nel Bayern. La parabola del primo gol è forse la più bella del mondiale. Tripletta e probabile consacrazione definitiva di uno che ha il destino incastonato tra le unghie dei piedi. È nata una stella! (Dzemaili 85’ s.v.: entra giusto per concedere la meritata gloria al genietto numero 23, poco altro). 

Xhaka 4: generoso e volonteroso, ma non è mai al posto giusto al momento giusto e gli errori sono troppi. Tra i quattro là davanti è quello che incide meno e si vede, ma la sufficienza se la prende tutta per l’impegno profuso. Promosso con riserva. (Lang 77’ s.v)

Mehmedi 4,5: solita caparbietà e soliti chilometri macinati manco fosse la maratona olimpica. Corre, ci prova, sbaglia, ci azzecca, ci riprova. Un instancabile tuttofare dai piedi buoni, sul campo arriva dappertutto: nel primo tempo copre come il miglior Beckenbauer, nel secondo si scatena davanti e il feeling con Shaqiri è tutto lì da vedere, i due si cercano e si trovano come due gemelli al parco giochi. Certezza.

Drmic 5: mezzo punto in meno per non essere riuscito ad andare a segno, il compito primario al quale è chiamato. Ma la sua partita è da incorniciare. Smessi i panni del goleador indossa con scioltezza quelli da spietato e implacabile assist man: partecipa anche al primo gol, ma sono gli ultimi passaggi, sulla seconda e terza segnatura, che fanno brillare gli occhi al popolo rossocrociato. Provvidenzialmente assistenziale. (Seferovic 73’ s.v.: troppi pochi i minuti per un giudizio concreto. Ad ogni modo entra, si sbatte e cerca di tenere su qualche pallone, bene così). 

Hitzfeld 5: Per una volta, e per la gioia di tifosi e commentatori, il “saggio” del calcio è inattaccabile. Perfetta la formazione messa in campo: gli uomini sono praticamente gli stessi, ma la mentalità sembra esser stata rivoltata come un calzino, che si trasforma in una giarrettiera chic. Sotto l’umido e pesante caldo amazzonico sublima una squadra senza farla liquefare. Lui si era detto certo del passaggio del turno, e così è stato. Veggente smaliziato. 

dielle

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