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Mondiale: l'opinione ‘controcorrente’. Nacaroglu: “Giusto essere fieri, ma anche arrabbiati: è un’occasione persa”
Sulla scia del Kuby-pensiero abbiamo raccolto anche il parere dell’avvocato e imprenditore luganese, figlio di un'ex gloria del basket ticinese: “Una mentalità vincente non si costruisce così, era una partita da vincere!”

LUGANO – “Lo sport ad alti livelli è competizione, non 'esserci', conta vincere, punto”. È l’opinione di Rupen Nacaroglu, conosciuto in città come ‘Naca’, avvocato e imprenditore luganese, titolare del bar Milk, dj e figlio dell’indimenticato campione di basket del Pregassona Umit Nacaroglu. Un grande appassionato sportivo, che fin da piccolo ha frequentato assiduamente i parquet e i campi da calcio locali e internazionali.
 
Un’opinione, dicevamo, condivisa (e condivisibile) da molti, tra i quali anche ‘il Kuby’, che più volte ha ribadito come per costruire uno spirito vincente non serva a nulla accontentarsi, bisogna invece sempre puntare al massimo.
 
“È vero che oggi l’atteggiamento della stampa non è stato così arrendevole – prosegue Nacaroglu – e ho letto più di lacrime che altro, però in generale quel che sostengo è che abbiamo la tendenza a pensare che perdere una partita del genere sia bello, che vada comunque bene. Insomma un po’ come essere consapevoli che non si vincerà mai niente, ma non è certamente così che si arriva a vincere qualcosa.”
 
E poi ancora sulla partita: “Il primo tempo doveva finire 2 a 0, e questo non lo dice nessuno. Sull’arco della partita puoi star abbastanza certo che una squadra come quella argentina un gol te lo fa, quindi o vai ai rigori segnandone uno o la vinci segnandone due, anche perché loro difensivamente sono deboli.”

Insomma, secondo ’Naca’ (ma anche per chi scrive ndr), non bisogna essere delusi, quanto piuttosto arrabbiati. “Sia ben chiaro non critico i giocatori – puntualizza ancora l’avvocato – , che sono stati fantastici e hanno giocato alla grande, ma è il sentimento generale che dovrebbe cambiare. La Svizzera non è più la squadra dei ‘semi-calciatori’ degli anni ’70-’80, abbiamo una nazionale piena di campioni professionisti: tutti giocatori se non da Champions League perlomeno da Europa League.”
 
La stampa troppo buona
 
E se forse nei tifosi è comprensibile che prevalga l’ammirazione per chi ti ha fatto sognare per 118 minuti, almeno tra gli addetti ai lavori l’atteggiamento dovrebbe essere differente, come spiega sempre Nacaroglu: “Mi sembra che ci si nasconda dietro ‘un’apparente piccolezza’, sbagliando. Abbiamo una Signora squadra più che competitiva e, secondo me, dopo partite come ieri la stampa dovrebbe criticare quello che non ha funzionato, esattamente come accade in Italia, in Germania, in Francia e in tutte le ‘big’ del calcio, dove dopo una sconfitta del genere tanti giornalisti non avrebbero esitato a farlo, ovviamente sempre in maniera obbiettiva. Era una partita da vincere, l’occasione della vita, e nelle chiare occasioni da gol avute nel primo tempo, nel quale la Svizzera è stata superiore, i nostri campioni avrebbero dovuto fare meglio e buttarla dentro, questa è la verità.”
 
“Oggi – conclude il ‘Naca-pensiero’ –, o quando rientreranno, i giocatori quasi certamente verranno accolti da eroi con i campanacci all’aeroporto di Kloten. Ecco: finché ci saranno i campanacci quando ti eliminano agli ottavi non si vincerà mai nulla.”
 
dielle

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