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Clamoroso, scoppia lo "schedagate": candidato del PLR indagato per frode elettorale e incetta di voti. Inchiodato da una foto con trenta schede
Il candidato al Gran Consiglio e consigliere comunale a Lugano Michele Kauz, interrogato nel pomeriggio, si è difeso dicendo "L'ho fatto in buona fede"

LUGANO – Proprio nel giorno dell'apertura dei seggi per le elezioni cantonali 2015, scoppia una "bomba" che non potrà lasciare nessuno indifferente. Uno scandalo, ancora una volta, frutto delle derive del voto per corrispondenza. Dopo le schede finite in vendita online, il Ministero Pubblico è confrontato con un nuovo caso. Un caso ben più clamoroso, sia per le dimensioni sia perché ha come protagonista un candidato al Gran Consiglio nelle fila del PLR: il consigliere comunale di Lugano Michele Kauz, che è finito sotto inchiesta per frode elettorale e incetta di voti. Il caso potrebbe trasformarsi in un terremoto politico, e mette ancora una volta in luce i rischi del voto per corrispondenza. Trattandosi di un caso che ha un evidente e chiarissimo interesse pubblico non possiamo esimerci dal fare il nome del candidato, che è pure un personaggio pubblico.

Tutto è nato da una foto inviata tramite la posta privata di Facebook da Kauz a una candidata dei Verdi. Nell'immagine si vede una pila di schede per il Gran Consiglio appoggiate su una scheda aperta, con la crocetta sul nome della candidata. Nel messaggio Kauz scrive "Queste sono le mie 30 schede che ti garantisco. Poi qualche altra tra amici e e-mail".
Ricevuta la segnalazione nel pomeriggio dal coordinatore dei Verdi, Sergio Savoia, il sostituto procuratore generale Nicola Respini ha immediatamente convocato Kauz al Ministero e lo ha interrogato. Il candidato si è difeso dicendo di aver agito in buona fede, non pensando di commettere un reato. Ma il reato c’è, secondo il magistrato, anzi ce ne sono due. Kauz ha anche spiegato di aver raccolto le trenta schede tra amici e famigliari e di averle restituite dopo averle compilate mettendo delle crocette. Una versione che ora la Magistratura dovrà accertare.

AELLE/emmebi

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