Il volo di linea, partito da Sharm-el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo, si è schiantato nella parte centrale della penisola egiziana. Esclusa la possibilità di un atto terroristico, all’origine della tragedia forse un guasto tecnico

SINAI – Il luogo del disastro aveva fatto temere il peggio per gli oltre 220 occupanti dell’aereo civile russo schiantatosi nel Sinai, in Egitto. Ma fra i gli uomini impegnati nelle operazioni di soccorso si è riacceso ora un barlume di speranza: fra le macerie si sarebbero infatti sentite delle voci chiedere aiuto. “Speriamo ci siano dei sopravvissuti”, hanno commentato citati da fonti della sicurezza egiziana.
L’aereo, partito da Sharm-el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo, si è schiantato vicino a un’area in cui l'esercito egiziano sta combattendo i militanti dell'Isis. All’inizio si era quindi pensato che all’origine della tragedia vi fosse un atto terroristico. Ipotesi esclusa poi da fonti della sicurezza egiziane che hanno precisato all’ANSA che il velivolo è precipitato nella zona centrale del Sinai "a causa di un guasto tecnico".
Poco dopo la sua partenza, avvenuta attorno alle 7, ora di Mosca, dall’areo era partita una richiesta di atterraggio di emergenza a causa di un malfunzionamento della stazione radio. I contatti con il velivolo si sarebbero poi subito interrotti, scomparendo dai radar fino al ritrovamento delle macerie.
A bordo ci sarebbero stati 217 passeggeri, di cui 17 bambini, e 7 membri dell’equipaggio. Tutti cittadini russi secondo una fonte dell'ambasciata russa in Egitto.