CORONAVIRUS
"La vita dopo il Covid non sarà come quella di prima". Le riflessioni di Ferrari, capo dell'area medica dell'EOC
"Se come cittadini sappiamo seguire le norme di comportamento ed igiene, mantenendo le dovute distanze e disinfettando le mani, forse non ci sarà bisogno di rimandare tutti agli arresti domiciliari quando ci sarà una seconda ondata, che ci sarà"

BELLINZONA – Un libro scritto in pochi giorni, per essere letto in fretta, con un riassunto, anche romanzato, di quanto successo. Il Caffè ha creato un libro, disponibile in pdf sul su sito, dal titolo “Effetti collaterali”, del Coronavirus ovviamente. 

Tra le riflessioni, c’è quella di Paolo Ferrari responsabile dell’Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale. “Durante tutti gli anni della mia professione di medico non sono mai stato confrontato ad una situazione come quella che si è creata con l’epidemia del Covid. Personalmente la cosa più difficile da affrontare non è stata il virus, di cui ancora poco conosciamo, ma è stata la frenesia mediatica che il virus ha scatenato”, ha scritto, portando un paragone: “I dati ci dicono anche che a due mesi dall’inizio dell’epidemia nel nostro Paese si contano in Svizzera poco più di 1700 decessi da Covid, per la maggior parte tra gli ultra 65enni. Ma bisogna forse rammentare che in Svizzera la stagione dell’influenza 2014/15 è stata particolarmente violenta e ha provocato 2200 “decessi per influenza”, pure con una sovramortalità che ha interessato quasi esclusivamente gli ultra 65enni. Come avremmo vissuto quella stagione con aggiornamenti in tempo reale sul numero di test per l’influenza, il numero dei contagi, delle ospedalizzazioni, dei decessi? Con questo non voglio dire che il Coronavirus è come l’influenza, ma voglio solo evidenziare come le dinamiche dell’informazione possono contribuire a rendere una minaccia alla salute pubblica ancora più drammatica e difficile da gestire”.

Loda la collaborazione fra i vari ospedali ticinesi, spiegando che qualcosa poteva essere fatto meglio ma che il lavoro è stato buono. E in relazione alla possibile seconda ondata? “Forse si può prendere a esempio la Svezia, in cui scuole e ristoranti sono rimasti aperti e solo gli assembramenti oltre le 50 persone sono stati sconsigliati. Se come cittadini sappiamo seguire le norme di comportamento ed igiene, mantenendo le dovute distanze e disinfettando le mani, forse non ci sarà bisogno di rimandare tutti agli arresti domiciliari quando ci sarà una seconda ondata, perchè questa ci sarà”.

La vita del dopo Covid sarà diversa, per tutti. “Il blocco totale in Ticino è stato un male necessario, perché all’inizio dell’epidemia il tempo di moltiplicazione dei contagi era molto, troppo, rapido. Ora si deve capire in che misura si può ritornare a una nuova normalità e se un nuovo blocco totale sarà necessario, ma è chiaro che la vita dopo il Covid non sarà più come la vita prima del Covid”.

E i rischi sanitari vanno oltre al virus in sé. “All’Eoc abbiamo dovuto chiudere le cure intense di Bellinzona e Mendrisio, sono stati posticipati oltre 1000 interventi chirurgici e i pazienti, forse per timore di un contagio in ospedale, in ospedale non sono più venuti, se non per estreme urgenze. Chi era a casa ed ha avuto un “dolore al torace” o un attacco di angina pectoris è rimasto a casa, fra di loro alcuni sono morti, anche loro vittime indirette del Covid”. Per non parlare dei ‘suicidi economici’, coloro che non reggeranno alla perdita delle loro attiivtà. Inoltre, “l’Oms a causa del Covid preannuncia oltre 750.000 decessi per malaria nel 2020, il doppio rispetto al 2018. Tra le vittime molti saranno i bambini. Tutto questo perché la fornitura in Africa delle tendine di protezione contro le zanzare non è più garantita come conseguenza del Covid sulla produzione di questo materiale di protezione”.

Insomma, un prima e un dopo. Ed ora si comincia a guardare, appunto, al dopo: che sarà per forza di cose diverso. Su quello, non ci sono dubbi.

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