CORONAVIRUS
Coronavirus: sei buoni motivi per sperare di vincere la scommessa della Fase 2
Dalla conoscenza della malattia al contact tracing, fino alla speranza che il virus sia meno aggressivo

di Andrea Leoni

Tocca fare l’esercizio, anche come allenamento d’igiene mentale. La decisione è stata presa e da oggi, lunedì 11 maggio, la Svizzera è fuori dal lockdown. Il Consiglio Federale ha scelto una modalità del tutto inedita a livello europeo, con una riapertura generale in un solo giorno, su tutto il territorio nazionale, di scuole, negozi, bar e ristoranti, palestre e musei. Il tutto senza introdurre l’obbligo di mascherine nei luoghi chiusi o sui mezzi pubblici.

Chi scrive condivide le forti perplessità espresse dal Consiglio di Stato e dal mondo sanitario ticinese all’unisono, circa questo piano d’uscita dalla crisi. Noi avremmo fatto diversamente e l'abbiamo scritto, ripetutamente, a chiare lettere. Ma siccome il dado è tratto, per l’appunto, tocca fare l’esercizio. E allora ecco sei buoni motivi per sperare di vincere questa scommessa e di superare indenni (o quasi) la Fase 2.

I ticinesi conoscono il Covid19

I ticinesi ormai conoscono il Covid19 e gli effetti tragici che può provocare sulla popolazione a livello sanitario, sociale ed economico. Abbiamo insomma appurato direttamente i disastri e lutti che questa malattia può provocare, se lasciata circolare liberamente. Questa conoscenza non era così diffusa, sviluppata e radicata tra i cittadini all’inizio del mese di marzo, prima del lockdown. A quel tempo c’era ancora chi straparlava d’influenza. La responsabilità individuale, poteva insomma essere annacquata da notizie incerte e da un dramma che non si era ancora consumato in tutta la sua potenza sotto i nostri occhi.

Oggi non è più così. Oggi chi non rispetta le distanze sociali, le misure d’igiene e non indossa la mascherina sui mezzi di trasporto pubblici, negli ambienti chiusi condivisi con altre persone, o laddove non riesce a mantenere i due metri dal suo prossimo, non ha più scuse. Sbaglia sapendo di sbagliare. Compie un atto d’incoscienza che può nuocere alla comunità e provocare nuovi morti e un nuovo lockdown.

Dobbiamo quindi avere fiducia - almeno fino a prova del contrario… - che la stragrande maggioranza dei ticinesi abbia assimilato questi nuovi comportamenti e che sappia sensibilizzare chi ancora manifesta delle reticenze. L'importante, però,  sarà saperli mantene nel tempo, soprattutto quando i numeri, come oggi, non creano allarme e quando la meteo e le occasioni d’incontro si faranno più seducenti di questi ore temporalesche.

Qualche ostacolo al virus c’è

Seppur con un’accelerazione spericolata, le riaperture di commerci, ristoranti, scuole e quant’altro, avverrà con delle precauzioni fino ad oggi sconosciute. È dunque lecito attendersi che il virus troverà in ogni caso degli ostacoli che prima del lockdown non esistevano. Servirà a tanto? Servirà a poco? Questo è difficile da dire, ma a qualcosa servirà. È la stessa logica delle mascherine. Come insegnano i vecchi lupi di mare della medicina, che siano di buona qualità o meno, se bocca e naso sono coperti, vi è comunque una barriera aggiuntiva tra le persone, in grado di frapporsi alla diffusione libera delle goccioline malefiche. Quindi, sì, ripartiamo in maniera esagerata ma comunque con qualche freno innescato in più. Al minimo, ciò dovrebbe servirci ad evitare ciò che più ci spaventa, ovvero una ripresa esponenziale del contagio. Significa che seppure i casi dovessero riprendere a crescere, non lo farebbero in modo esagerato e riusciremmo ad accorgercene per tempo.

Il contact tracing promesso dal Cantone

Il medico cantonale ha assicurato che da questa settimana il Ticino sarà in grado di riprendere a fare il contact tracing. Questo impegno assunto pubblicamente da parte dalle autorità cantonali, rappresenta un elemento elemento di sicurezza importante. Riuscire ad individuare e ad isolare tempestivamente i nuovi positivi e i loro contatti più prossimi, è una delle armi più potenti che possiamo mettere in atto contro questo virus. Alla T di “tracciamento” vanno però aggiunte anche la T di “tampone” e la T di “trattamento”. Bisogna insomma continuare ad effettuare test a manetta e ad accompagnare quotidianamente le persone che vengono messe in quarantena, anche se asintomatiche.
 

La speranza di un virus meno aggressivo

Gli ospedali non mentono. Se nella fase acuta della malattia, dal fronte sanitario, si descrivevano quadri clinici da far accapponare la pelle, oggi le notizie sono di altro segno. Da ospedali italiani distribuiti su tutto il territorio arriva una voce concorde - sussurrata peraltro anche in Ticino - che asserisce che il Covid non si manifesti più, nei nuovi pazienti, con l’aggressività delle settimane precedenti. I malati, in generale, non sono più cosi gravi.

Questa tesi è stata avvalorata dall’opinione di scienziati di prim’ordine, come il Professor Remuzzi, il Professor Clementi e il Professor Silvestri. Alcuni non si sbilanciano sulla causa e si limitano ad osservare il dato di fatto: i quadri clinici medi dei pazienti sono migliorati. Altri invece ipotizzano fattori come la migliore presa a carico degli ammalati, l’onda lunga del lockdown e delle sue buone abitudini, la stagionalità. Altri ancora, invece,  come Clementi, affermano che il virus sia già mutato diventando più buono.

Vi è da precisare che non c’è alcun accordo nella comunità scientifica circa la perdita d’intensità dell’infezione. Ma se dobbiamo essere ottimisti, e affidarci alle osservazioni fatte al fronte, si tratta comunque di una speranza che è lecito coltivare, pur senza farsi illusioni.

Il Generale Caldo

Il Generale Caldo è un’altra speranza da coltivare senza farsi illusioni. C’è infatti la possibilità che questo Coronavirus, come gli altri suoi cugini, perda forza durante la stagione estiva. Vuoi perché il virus potrebbe fare più fatica nel resistere sulle superfici, vuoi perché, da giugno ad agosto, la gente frequenta meno gli ambienti chiusi. Magari non scomparirà del tutto, ma potrebbe attenuarsi nella diffusione. Sarebbe una bellissima notizia che consentirebbe a tutti di svolgere vacanze più serene. A patto però di sfruttare questo tempo per prepararsi alla possibile ondata di ritorno autunnale.

Siamo più preparati

La prontezza, infine. Non siamo più, come due mesi fa, studenti ignoranti di fronte a questa nuova, complessa e sconosciuta materia. Il sistema sanitario ticinese è meglio attrezzato ed è pronto a tornare in assetto di “guerra” nel giro di 48 ore. Abbiamo piazzato una serie di campanelli d’allarme, in modo da poter intervenire prima che la situazione degeneri. Conosciamo meglio la malattia. Sappiamo cosa fare, alla bisogna. Tra i vari dati forniti dal Cantone manca quello fondamentale: l’R0. Speriamo venga settimanalmente diffuso anche da noi come avviene in Germania e in Italia. A questo proposito: la signora Merkel ha fissato e comunicato pubblicamente la soglia precisa dei contagi per numero di abitanti nel corso di una settimana, oltre la quale ogni länder tedesco dovrà nuovamente far scattare le restrizioni. Sarebbe un’opera di trasparenza e di responsabilizzazione verso i cittadini fare altrettanto anche in Ticino.

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