CORONAVIRUS
La lettera di un medico: "Signor Coronavirus, mi creda: farsi da parte adesso sarebbe un bel gesto"
"Mi permetta di chiamarlo Illustrissimo, non per dimostrarle la mia stima, ma per riconoscerle una indiscussa notorietà. Posso permettermi di chiederle di avere un po' di pietà?"

ITALIA – Vincenzo Cennamo, direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroentelogia ed Endoscopia intervenistica dell’Ausl di Bologna, il Covid-19 lo ha visto in faccia. O meglio, da più di due mesi ormai conosce sofferenze e volti di chi è costretto a combatterlo in ospedale. Cennamo ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera – pubblicata dal Corriere della Sera – al nemico subdolo e invisibile che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime.

“Signor Coronavirus – scrive –, anzi, mi permetta di chiamarLa Illustrissimo, aggettivo che, non me ne voglia, non uso per dimostrarle la mia stima, quanto per riconoscerle una indiscussa notorietà, che va ben oltre quella che qualsiasi personaggio della nostra razza possa immaginare di raggiungere”.

“Il tempo che stiamo vivendo e le circostanze a lei ben note mi hanno spinto a scriverle questa lettera, che spero abbia il tempo e la voglia di leggere. Senza dubbio al suo arrivo da noi lei è stato variabilmente considerato, da innocuo “turista” fino ad invincibile avversario invisibile, generando comunque in noi il senso di battaglia, anzi di “guerra” nei suoi confronti. E le armi di cui noi disponiamo sono fondamentalmente due: la nostra coscienziosità nel seguire comportamenti idonei a evitare il suo contagio, dall’utilizzo delle mascherine al distanziamento sociale, e la nostra intelligenza e capacità scientifiche".

“(...) A dire il vero c’è qualche foto che gira che più che il comportamento dei cinesi di Whuan ricorda quello dei 400 mila partecipanti della «Generation of Love» a Woodstock. Se devo dirla tutta, il distanziamento sociale più concreto che vedo sta più nell’aumento di disparità in qualità di vita tra i poveri e i ricchi che non nella distanza fisica del fatidico metro tra le persone in strada o nei locali.

Venendo poi all’ottimismo e all’enfasi propagandistica sulla prossima vittoria della «guerra» contro di Lei grazie alle abilità del genere umano, ne comprendo le ragioni, ovvero giustificare la propria autorità e incoraggiare il supporto popolare. Tuttavia sappia che, quando mai avverrà, mi lascerà certo una sensazione di tranquillità e ritrovata libertà, ma non troverò la forza del clima di esultanza che forse apparterrà ad altri. Questo perché voglio che sia chiaro, dal mio punto di vista, comunque finisca questa vicenda, lei ha già vinto e stravinto. Ad oggi Lei ha già fatto 30mila morti, distrutto l’economia, colpito pesantemente il nostro sistema sanitario portandosi via, ad oggi, oltre 150 medici e 40 operatori sanitari”.

“Quindi, comune vada, potremmo fare il goal con cui la elimineremo dal torneo, ma tutti si ricorderanno delle sue giocate. Per sempre. Almeno lo spero. Perché il suo modo di infilarsi tra le maglie della nostra difesa ci possa aiutare a trovare schemi diversi per il futuro e a capire che non siamo noi la squadra più forte del pianeta. (…)

In questo clima di dialettica contrattuale non si stupirà se mi permetto di chiederLe anche un impegno nel ridurre la Sua virulenza e letalità. Suvvia, non mi cada dal pero. È nella storia di tutti i virus perdere aggressività nel tempo ed è la cosa più conveniente per tutti (...)".

“In conclusione, siamo onesti, mi rendo conto che le mie richieste siano deboli e gli argomenti insussistenti. Posso però, in via confidenziale, permettermi di chiederLe di avere un po’ di pietà? La ringrazio e, se ne sarà capace, si ricordi poi di insegnarla ad averLa anche a noi”.

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