CORONAVIRUS
L'allarme del Prof. Thomas: "Povertà e depressione causeranno più morti del Covid"
L'economista britannico: "a un certo punto dovremo mettere in pericolo delle vite nel presente per salvarle in futuro”

GRAN BRETAGNA – La povertà e la depressione causeranno più morti del Covid-19. A sostenerlo è il professore brittanico Philip Thomas dell’Università di Bristol, secondo il quale “con un blocco intermittente in cinque anni potrebbero morire 150 mila persone, ma ci sarebbero 675mila vittime per i danni collaterali”. Cifre che, solo a scriverle, mettono i brividi.

Ma facciamo un passo indietro. Il 24 marzo la Gran Bretagna chiude tutto. Il giorno dopo, l’economista Philip Thomas lancia la più triste delle previsioni: “se il Paese restasse per più di due mesi in isolamento, le vite salvate sarebbero cancellate da quelle perse a causa dell’impatto inevitabile della recessione”.

Thomas stima che “150mila persone potrebbero morire di Covid-19 nell’arco di cinque anni nelle condizioni di blocco intermittente. Ma 675mila potrebbero morire per danni collaterali. Più di tutte le vite britanniche morte nella seconda guerra mondiale”.

Secondo l’economista inglese, “la povertà uccide tanto quanto il coronavirus. L’economia di una Nazione e a sua salute sono fortemente legate che diventano inseparabili.

Se si manifestasse un sensibile calo dell’occupazione in Gran Bretagna, “ci sarebbe un aumento tra il sette e il dieci per cento delle malattie croniche nelle persone in età lavorativa”. Numeri alla mano equivarrebbe a “900mila persone in più con asma, depressione e problemi cardiaci”, scrive in un rapporto l’Imperial College.

“Gli esperti – si legge – prevedono aumenti particolarmente consistenti della depressione e dell'ansia, e le recessioni tendono a portare a un aumento dei suicidi. Tra il 2008 e il 2010, in Inghilterra e nel Galles ci sono stati 846 suicidi maschili in più e 155 suicidi femminili in più rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato prima del 2008”.

Nel suo intervento, il professore Thomas chiude dicendo che “a un certo punto dovremo mettere in pericolo delle vite nel presente per salvarle in futuro”.

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