CORONAVIRUS
Per ora non si pensa alla chiusura delle scuole. "Le teniamo aperte con le dovute precauzioni"
Il socialista annuncia che la volontà, condivisa con i colleghi responsabili dell’educazione nei Cantoni svizzeri è di proseguire con le scuole in presenza. "Tanto servirebbe a poco chiudere se poi ci si incontra o si gira quando non è necessario"

BELLINZONA - Tra le ipotesi di misure per contenere il virus, spesso si parla di una possibile chiusura delle scuole. Che, da quanto si evince in un post di Manuele Bertoli, non è nemmeno presa in considerazione, al momento, dai responsabili dell’educazione nei Cantoni svizzeri.

"Dal 31 agosto a Natale le cose sono andate tutto sommato bene. Le assenze di allievi e docenti non hanno fatto registrare numeri tali da destare allarme, sebbene per motivi precauzionali sia stato necessario decretare diverse quarantene singole e di classe", spiega il Consigliere di Stato. Che precisa: "Io e i miei 25 colleghi responsabili dell’educazione nei Cantoni svizzeri siamo unanimi nell’insistere fermamente sulla necessità di tenere le scuole aperte, con tutte le misure precauzionali del caso, perché altre soluzioni avrebbero un impatto importante sulla formazione dei bambini e dei giovani".

Anche se nel nostro Cantone la situazione non è rosea. "Purtroppo in Ticino i dati inerenti alle ospedalizzazioni, ai posti disponibili nelle cure intense e ai decessi rimangono elevati, per cui in attesa dell’effetto dei vaccini è necessario che tutti noi continuiamo a prestare molta attenzione ai gesti quotidiani, evitando quelli che potrebbero diffondere ancora il contagio. Le misure generali, come le chiusure, servono a poco se le persone continuano a incontrarsi o a girare anche quando non è necessario e/o senza le dovute attenzioni. E ancor meno serve immaginare di chiudere le scuole in un contesto di questo tipo, aggiungendo ai problemi sanitari e ai danni sociali anche i danni formativi per la nostra gioventù", rimane della sua idea Bertoli, che comunque punta tanto sui vaccini. 

Infatti, scrive che "tra qualche mese i vaccini avranno ridotto il pericolo, ma da qui ad aprile facciamo tutti uno sforzo, anziani, adulti e giovani, rispettiamo scrupolosamente quelle tre banali regole che salvano la vita (lavarsi le mani, distanza fisica, mascherina) e che permetteranno alla nostra collettività di arrivare al traguardo di questa maratona, che non è lontano", pregando di porre particolare attenzione alle fasce a rischio. 

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