NUVOLARI
Alex Fontana, presentata la stagione 2014 in GP3: “L'obiettivo ora è la Formula 1”
Il pilota luganese parla delle aspettative e delle speranze per questa stagione e racconta il mondo della GP3: “È un campionato molto difficile, sono tutti avversari ostici. Pochi decimi e si è fuori dalla top ten o nelle prime tre posizioni"

LUGANO – Molte, quasi quattrocento secondo gli organizzatori, le persone che mercoledì hanno preso parte alla presentazione della stagione 2014 di Alex Fontana, che per il secondo anno prenderà parte al campionato GP3, grazie al Lotus F1 Junior Team, quest'anno come pilota dell'ART Gran Prix, team francese fra i più forti della serie.

Negli spazi del Ristorante La Perla del Casinò di Lugano, oltre al pilota luganese, erano presenti anche il suo coach personale Alfredo Somaschini, il Team Manager ART GP Sébastien Philippe e tre dei massimi esponenti della squadra inglese: Patrick Louis, Gwen Lagrue e Benjamin Mignot che già nella scorsa stagione anno hanno supportato il ticinese in questa impresa, nonché giornalisti e molti fan di Fontana.

La stagione 2014, hanno spiegato durante la presentazione, sarà ancora più impegnativa: nove prove, una in più dell'anno scorso, e un livello agonistico altissimo, come hanno dimostrato i test collettivi ufficiali conclusisi solo una settimana fa sulla pista di Barcellona. Abbiamo quindi contattato Fontana per sapere quali sono le aspettative, gli obbiettivi e le speranze per questa stagione.

“Avendo già percorso un anno in GP3, credo che sia fondamentale sfruttare ora l'esperienza acquisita e ambire a qualcosa di più. L'anno scorso abbiamo fatto vedere di essere veloci in qualifica ma non sempre in gara siamo riusciti a cogliere tutti i risultati che ci aspettavamo e che anche meritavamo. Quest'anno ai primi test siamo andati molto bene, piazzandoci nei primi otto e quindi non credo ci siano particolari problemi per la stagione, dove la chiave sarà proprio quella di essere costantemente davanti in modo da accumulare il maggior numero possibile di punti, che in una categoria come la GP3 è fondamentale per essere piazzati bene”.

Parlando di GP3, a un anno dal tuo debutto in questa categoria, come la descriveresti?

“È un campionato molto difficile, perché ci sono piloti debuttanti molto forti e tantissimi ripetenti o che vengono dalle categorie più grandi e sono quindi tutti degli avversari ostici. In GP3 infatti bastano pochi decimi in più o in meno e si è fuori dalla top ten oppure nelle prime tre posizioni. Perciò la costanza, anche nei risultati, è la chiave e credo che con questo team ci siano i numeri per ottenerli. Un campionato molto difficile poi, anche perché, correndo prima o dopo le gare di Formula 1, siamo sotto ai grandi riflettori. C'è la copertura televisiva e la gente può seguirti, ma ci sono anche gli stessi team che possono osservarti direttamente sul campo e interessarsi a te. Io sono presente in GP3 all'interno del Lotus Junior Team, perciò ho la fortuna di poter esser constantemente seguito e da vicino”.

La GP3 è quindi il trampolino di lancio per la Formula 1? Insomma l'obbiettivo è 'la premier league'?

“Credo che un pilota giovane, che corra in una monoposto e faccia parte di un programma Junior debba per forza puntare al massimo livello. Non dico sia facile, tutt'altro. Ma l'obbiettivo deve essere solo e soltanto quello. Poi può non andare bene e allora uno può avere piani B come il Gran Turismo, l'America o altro. Per ora però io vado in quella direzione. Il Lotus Junior Team si sviluppa proprio sui piloti che pensano di poter portare in Formula 1, perciò, di base, sono loro stessi i primi a dire che dobbiamo guardare a questo obbiettivo. Dal canto mio poi non sono mai stato il tipo che diceva 'obbiettivo Formula 1'. Ma a questo punto del mio percorso non posso dire altro, perché altrimenti non avrebbe nemmeno più senso quello che sto facendo”.

Dato anche il traguardo che ti sei prefissato, sei giovanissimo, ma sei già un pilota a 'tempo pieno'. Qual è quindi la vita da pilota? Come ti prepari alle gare e quali sono anche l'impegno e la costanza che ti richiedono?

“Sì, questo sarà il secondo anno come pilota al 100%. Prima mi dividevo fra le corse e gli studi prima e il lavoro poi. Da quando è arrivato l'ingaggio con la Lotus però non è più possibile, ora sono 'impiegato' al 100% come pilota. Per quanto riguarda la preparazione è sicuramente molto mentale. Ci sono sacrifici da fare. Ma io ho sempre cercato di avere un'attitudine professionale allo sport e mi sono quindi imposto traguardi e tabelle da rispettare. Perciò non è stato così drastrico entrare a far parte di un programma giovani ancora più professionale, perché ero già pronto a questo modo di lavorare. Si fanno allenamenti specifici e giornalieri in palestra perché quando si arriva al momento della gara bisogna essere al 100% sia fisicamente che mentalmente. Perché in realtà non si guida molto: le prove in pista hanno costi elevati e i test dopo un tot di giorni sono proibiti. Bisogna quindi lavorare bene fuori pista per essere sicuri di riuscire a sfruttare poi al meglio la mezz'ora che si ha a disposizione in circuito prima della corsa”.

Tornando a Lotus, come hai sottolineato, è con il suo 'arrivo' che la tua carriera ha avuto una vera e propria svolta.

“Sì, è grazie a loro che questo nuovo contratto con un team di prestigio come ART Grand Prix è stato possibile. Non ho mai avuto prima al mio fianco un team così valido e con una macchina decisamente potente. È anche da questo che mi arriva la sicurezza che ho in questo momento di poter andare bene, perché per la prima volta nella mia carriera ho anche i mezzi per stare davanti, non solo 'tecnici' ma anche finanziari. A livello ticinese ho sì 64 sponsor, che anche se piccolini insieme fanno un buon numero, ma questo non sarebbe bastato per correre di nuovo in GP3. Perciò è Lotus che ha fatto l'investimento più grosso su di me”.

Perché appunto, oltre alla bravura del pilota, agli allenamenti e ai mezzi, per arrivare in Formula 1 ci vogliono anche molti soldi. È davvero così? Riuscire ad approdare al massimo livello è davvero così costoso anche per il pilota stesso?

“Ci sono diverse vie. Però se non si è parte di un programma giovanile arrivare in Formula 1 senza pagare è impossibile. Al giorno d'oggi molti piloti dispongono di budget incredibili, o di famiglia o 'di stato', per esempio Venezuela e Russia finanziano direttamente i propri piloti. Inoltre, non dimentiachiamoci che anche professionisti del calibro di Alonso portano sponsor personali. Credo che un pilota quindi può essere bravo quanto vuole, ma deve anche essere interessante a livello mediatico per poter portare un riscontro al team e nuove sponsorizzazioni. Insomma, la Formula 1 si basa sulla tecnologia e la tecnologia è costosa. Per forza di cose perciò avere a disposizione anche i mezzi finanziari è fondamentale. Attraverso i Junior Team però, oggi è ancora possibile correre e arrivare alla Formula 1 anche senza essere milionari, io non sono l'unico caso, quindi grazie a questi programmi una speranza c'è”.

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