Le reazioni, le idee, le critiche, i plausi si sono scatenati nei blog e sui social network dopo la pubblicazione del nostro articolo sull'emergenza lavoro

di Marco Bazzi e Andrea Leoni
LUGANO - Il manifesto a difesa del lavoro in Ticino pubblicato ieri sera da liberatv.ch, ha suscitato numerose reazioni sul nostro sito e sui social network, dove ha avuto una diffusione virale. Lettori di destra, di centro, di sinistra (e oltre), hanno manifestato entusiasmo, riflessioni e proposte, sui contenuti dell'articolo.
Il tempo è scaduto: dobbiamo impegnarci tutti, politici, associazioni di sociali ed economiche, semplici cittadini, per salvare (subito!) il nostro mercato del lavoro, con soluzioni chiare e con gesti di rottura a tutela dell'occupazione dei residenti, di salari dignitosi e di un'economia sana e di qualità, anche da un profilo ambientale. Si tratta di salvaguardare con coraggio gli interessi del nostro Cantone a scapito di quelli federali ed europei, fin qui nefasti per il nostro territorio, sia dal profilo economico che sociale. Di riscoprire il senso di una comunità e di ricostruirla. Questo in sintesi l'appello lanciato ieri dal nostro sito.
Il condirettore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia, sulla bacheca Facebook di Paolo Spalluto scrive: “Vedo che il populismo dilaga”.
Spalluto replica: “Caro Fabio stai con la gente e vedrai che non è populismo, o meglio forse in parte lo è pure ma è la risposta umana e banale forse a tanta sordità e incapacità. A forza di pensare che le cose cambino grazie a persone di mente superiori, continueremo ad avere un'economia che in Ticino spesso pensa al vantaggio a breve. So che non la penserai uguale ovviamente, ma così è presto anche tu ne subirai gli effetti. Perché noti avvocati di Lugano mandano via segretarie e prendono laureate in Bocconi a 2'800 franchi mese?”.
Pontiggia reagisce: “Il vostro errore è credere che tutti i posti di lavoro creati negli ultimi 15 anni in Ticino (quasi trentamila) ci sarebbero stati anche senza i Bilaterali e che senza i Bilaterali il Ticino continuerebbe a crescere senza avere disoccupazione. Questa è l'illusione venduta ingannando la gente”.
E Spalluto replica: “Su questo posso essere d'accordo, ma che sia in corso dumping salariale, svendita del territorio e dei valori, atti di furbizia non puoi negarlo. Io penso che quando passeggio per Chiasso e ascolto certi discorsi in cui la Svizzera viene dipinta come il paese dei babbei dai nuovi arrivati, io che sono rimasto di passaporto italiano, ne sono molto infastidito. Non c' è volontà integrativa, ma solo profittare di un ventre molle”.
Da parte nostra ribadiamo: non pensiamo affatto che i frontalieri non siano utili, anzi indispensabili, ad alcuni settori dell’economia ticinese. Ci mancherebbe! Lo abbiamo scritto chiaramente. Pensiamo solo che negli ultimi anni siano diventati troppi: ed è provata la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri in settori sensibili e strategici della nostra economia. Come è provato il dumping: i famosi salari cinesi nel terziario di cui ha parlato Laura Sadis.
La libera circolazione ha aperto uno squarcio nella diga del mercato del lavoro che si va ingrandendo e che produce effetti negativi a molti livelli sociali ed economici. Non si può dirlo? E poi bisogna anche chiedersi se quei trentamila posti di lavoro erano tutti necessari, chi ne ha beneficiato e qual è il livello salariale medio che hanno generato. Chi ci dirà una volta per tutte quanto sono costati in termini sociali, ambientali e finanziari?
Ma veniamo ai commenti postati sul liberatv.ch.
Scrive Thunder: “Ottimo articolo. Il problema sollevato è prioritario per la nostra comunità. E' necessario agire su più livelli: politico, sociale, popolare. Far capire che ognuno di noi ha in mano una pala e ogni volta che va in Italia a riempire carrelli, chiama padroncini per lavori in casa, assume frontalieri a basso costo, scava. Scava, si scava e ci scava la fossa. Dobbiamo capire che continuando così saremo - chi a breve, chi a medio e chi a lungo termine - tutti perdenti. Azioni di rottura sono ormai irrinunciabili, come deve essere irrinunciabile la libertà di ogni comunità a decidere il proprio destino; si badi ben che qui non si sta parlando di norme decise a Bruxelles e a Berna per regolamentare la lunghezza delle carote o la grandezza dei piselli, qui si sta parlando di imposizioni che obbligano una comunità a suicidarsi. E contro l'oppressione vi è il diritto di ogni popolo e comunità di ribellarsi”.
Secondo Avalon interviene sui salari minimi: “Un "passetto" in avanti contro i salari "da fame" sarebbe la sentenza del Tribunale federale favorevole ai "Contratti normali di lavoro" proposti dalla Commissione tripartita e osteggiati dalle lobby del commercio e dell'industria ticinesi che si spacciano per associazioni di categoria. A giorni la sentenza e ad aprile i contratti, da 17,25 Fr/ora (circa 3'000 Fr lordi al mese..) potrebbero diventare obbligatori. Poi, spero, che le aziende che vivono solo perché ricevono sussidi cantonali e/o favori dal il fisco si diano da fare o chiudano”.
Singha scrive: “Complimenti per l'articolo, condivido pienamente. Fa strano che analisi puntuali e realiste come quanto appena letto non vengano da politici da noi votati. Non sono un esperto ma credo che ci siano davvero troppi interessi personali, insomma conflitti d'interesse. Per Fox Town in brevissimo tempo si sono mobilitati tutti. Abate una qualche mozione per difendere i lavoratori indigeni non potrebbe farla?”.
Andy1 propone di “statalizzare tutte quelle agenzie di lavoro come Adecco & co, che oltre a costare un sacco alle ditte, pagano pochissimo a chi chiede lavoro. In tempo di crisi che sia lo stato a occuparsene, garantendo la precedenza ai Ticinesi!”
Panchovilla scrive: “Non han capito che la storia si scrive da sola, ispirata da chi ne ha le scatole piene, e spesso, molto spesso, non guarda in faccia a nessuno, specialmente ai mammasantissima (…). Cos'è la legalità ? Ci stanno dimostrando che non è nient'altro che il rispetto forzato, rigorosamente solo da parte del sovrano, di leggi e regolamenti decisi da minoranze, complici fra di loro per proteggere i propri orticelli, foraggiati col sangue di contribuenti, ai quali si toglie persino il diritto di lavorare per mantenersi, sostituendoli con manodopera a buon mercato, ma obbligandoli comunque a contribuire al foraggiamento di un'amministrazione elefantiaca e parassita (…). Il problema non sono i frontalieri, ma il loro numero, e quelli che non fanno niente per evitare che prendano il posto dei nostri in cambio di salari che per noi sono da fame”.
Cinderella mette l’accento sull’occupazione giovanile e invita a sostenere una richiesta formulata nel blog citato nel suo post: “Sottoscriviamo quanto voi dite sulla necessità di una diversa, ed urgente, risposta a questa situazione che nel giro di pochi mesi rischia di diventare esplosiva. Non siamo forse convinti come voi che una risposta nuova possa venire dai partiti o dal governo perché troppe ci sembrano le indicazioni che ci parlano di incapacità, o non volontà, o quant'altro. Crediamo che una risposta diversa, in positivo, debba venire dai lavoratori ticinesi di tutte le categorie, e soprattutto dai giovani, che si ritrovano in una situazione insostenibile. Vi chiediamo di appoggiare in questo senso una iniziativa che domanda alla città di Lugano, per cominciare, di farsi promotrice di una richiesta espressa in questo blogwww.1000postidilavoro.wordpress.com . I giovani ticinesi vogliono che la si smetta con il teatrino delle promesse ricche di demagogia, e ci si impegni a sviluppare proposte realistiche, che diano un segnale diverso. Servono iniziative che nascano dai cittadini di questo Paese, che sono stanchi di assistere a penosi pseudo dibattiti come quello di stasera a Teleticino, dove l'argomento più concreto sembrava essere quello delle abilità culinarie dei due candidati alla carica di primo cittadino del più importante centro di questo Paese. Uno spettacolo degno del Paese dei Balocchi”.
Ibikeirule replica a Cinderella: “Però la creazione di 1000 posti di lavoro in più a Lugano genererebbe altri problemi. Una parte di questi lavoratori si trasferirebbe a Lugano, alcuni con la famiglia. Ciò aggraverebbe il problema degli affitti troppo cari e l'elevato numero di allievi per classe. 1000 lavoratori in più a Lugano dovrebbero spostarsi, sia quelli residenti assieme alle loro famiglie, che quelli che verrebbero da altre parti del Cantone. Attualmente però non è possibile aumentare la capacità delle vie di comunicazione. Le strade luganesi sono spesso intasate e al mattino i treni sono sovraffollati. Lo spazio a disposizione è quel che è”.
Robyk scrive: “Condivido pienamente i contenuti dell'articolo e vi assicuro il mio sostegno a qualsiasi iniziativa vorrete prendere”.
Ancora Ibikeirule racconta perché un giorno ha dovuto assumere una donna delle pulizie in nero: “In passato mi è capitato di dover ingaggiare una donna delle pulizie per un unica giornata. Per il pagamento dell'AVS/AI esiste una procedura definita "semplificata" che in realtà semplice non è. Ho dovuto andare due volte di persona all'agenzia, malgrado ciò non è stato possibile portare a termine la procedura di iscrizione. A quel punto ho raccolto i formulari e i documenti ed ho chiesto all'impiegata se si ricordava il mio nome. Udita la risposta negativa, me ne sono andato ed ho quindi pagato la donna delle pulizie in nero. Com'è possibile che sia più semplice ingaggiare un lavoratore distaccato il quale ha come obbligo unicamente quello di riempire un formulario sul web? La notifica via web per i lavoratori distaccati dovrebbe essere bloccata immediatamente, semplicemente disabilitando il server”.
Puertoescondido parla del salario minimo e dell’eccessivo numero di frontalieri: “Secondo il mio parere il problema non è il salario minimo, cosa che non condivido. Il territorio ticinese soffre perché le dimensioni del frontalierato hanno di gran lunga superato la capacità ricettiva e si percepisce una pericolosa sensazione di insofferenza, preludio e stimolo a reazioni spiacevolmente irrazionali e poco umane. Un passo indietro alle giuste dimensioni e un freno ad uno sviluppo che sviluppo non è: troppa quantità senza valore aggiunto”.
Cristina si chiede come reagire: “Ma cosa possiamo fare??? Dateci qualche idea da mettere in pratica! Non se ne può più di stare a guardare la barca che affonda, mentre c'è chi aggiunge le secchiate, anzi le tinozze d'acqua e noi, per il solito "diplomaticamente corretto", non osiamo far niente per fermarli!”.
Extracomunitario scrive: “Per quanto riguarda coloro ai quali il "manifesto" di Bazzi e Leoni ricorda il programma della Lega/UDC, vabbé, amen, vedremo quando si tratterà di votare per un salario minimo cosa diranno i vari Quadri e Rusconi!”.
E in un altro post critica l’idea di Lorenzo Quadri di creare un marchio di qualità per le aziende che assumono personale residente: “A sinistra sono anni se non decenni che si propone il "contingentamento" del minimo salariale, ma proposte come quelle di Quadri servono unicamente ad individuare un nemico su cui scaricare tutte le colpe, esattamente il contrario rispetto al vostro appello a prendersi ognuno le proprie responsabilità. Perché non creare un marchio di qualità per le ditte che DISTRIBUISCONO SALARI IN LINEA CON I SALARI SVIZZERI, cosa c'entra se uno è residente o no? Il problema principale è che degli oltre 50'000 frontalieri impiegati, una buona parte percepisce un salario assolutamente non "svizzero", questo è il problema, non i frontalieri in sé”.
Apota scrive: “Adesso diranno (forse qualcuno l'ha già detto) che Bazzi e Leoni sono diventati leghisti. Quando il dito indica la luna, l'imbecille guarda il dito!”.
Varzio1213: “Un articolo che vale 1000 dibattiti! Pulito, eticamente corretto, oserei dire... pura saggezza!”.
In un altro post, Puertoescondido scrive: “Il problema non è solo quello dei salari. Quando a decidere l'attribuzione di un posto di lavoro è un quadro d'oltre frontiera il posto di lavoro non lo prenderà mai un ticinese. Giuridicamente i buoi sono ormai fuori dalla stalla. L'unica via d'uscita può essere la disciplina dei consumatori nella scelta oculata dei fornitori di servizi e prestazioni, anche se questo comporta l'esposizione agli strali della sinistra persa nel partito preso”.
E su Facebook Daniela Rusca scrive :“Complimenti!”, Miriana Juras: “Era ora”; Enrico Iten: “Il problema c'è ed è estremamente serio. Attenzione però a non voler passare da un estremo all'altro. Ad esempio l'edilizia si bloccherebbe senza frontalieri, mentre mi chiedo che utilità hanno quelle industrie che impiegano solo frontalieri”; Massimiliano Bionda: Artefici del proprio destino? Finché i sette pro-Europa di Berna non verranno annientati non saremo mai noi a decidere. Per un Ticino libero dai Landfogti uniamoci e combattiamo. Abbiamo già vinto una volta!”; Massimiliano Bionda: “Sembra che il Nano si sia reincarnato...”; Carlo Valli: “È pendente al Tribunale federale un ricorso delle associazioni padronali contro un "Contratto di lavoro normale" proposto dalla famosa "tripartita". Questo contratto dovrebbe stabilire un salario lordo di circa. 3000 Fr al mese, = 17,25 Fr /h, per diversi rami dove i salari dell'industrie e del commercio fanno veramente pena. Se il verdetto sarà negativo cosa potrebbe fare di più il Cantone? Resterebbe solo il "bastone" da infilare tra le ruote (sic) di ditte che sfruttano e "padroncini". Ma non sarà facile”.