SCUOLA E LAVORO
Chiesa sul Manifesto sul lavoro di Liberatv: "Necessaria un po' di disobbedienza civile"
Continua il dibattito lanciato dal nostro portale. Il capogruppo UDC in Gran Consiglio ci scrive: "Il tempo è scaduto. Ecco le nostre proposte"

di Marco Chiesa

Ho letto con interesse il vostro Manifesto a difesa del lavoro in Ticino e il dibattito che ne è nato. Vi porto il mio contributo alla discussione ragionando anche su altri temi dell’attualità politica che forzatamente si intrecciano con la priorità, quella occupazionale, che voi giustamente indicate.    

Lo psicodramma della Road Map

Il 18 dicembre 2012, con la votazione del Preventivo 2013, i partiti di governo Lega dei ticinesi, PLRT, PPD e PS approvavano un impegno vincolante per il futuro finanziario del Canton Ticino. L’articolo 1 recita: “Al fine di conseguire il pareggio di bilancio con l'esercizio 2015, negli anni 2013 e 2014 viene promossa una verifica della necessità, dell'efficienza e dell'efficacia dei compiti svolti dallo Stato, delle spese sostenute, delle prestazioni erogate e delle risorse disponibili.” A suo tempo in Parlamento non avevo sottoscritto quanto sopra e mi ero espresso in questi termini: “credo che questa Road map sia come un gigante dai piedi d’argilla. L’intento di alcuni è certamente nobile ma la strada per l’inferno è lastricata da buone intenzioni. 
Non sono passati tre mesi e già due dei quattro compagni di viaggio, Lega dei ticinesi e PS, hanno ritrattato l’accordo formalizzato nel decreto legge allegato al Preventivo 2013. Alcuni rappresentanti di questi partiti credono oggi si debba investire nel lavoro senza pensare troppo, ora come ora, ai disavanzi. Posizione legittima, ma allora perché i partiti di Governo Lega dei ticinesi, PLRT, PPD e PS hanno firmato questi impegni solo qualche mese fa? E perché è nato il famoso triciclo di Medeglia che doveva contenere le spese del nostro Cantone? Cosa è cambiato in 90 giorni? Semplice, alla prova dei fatti nessuno sa o vuole prendersi delle responsabilità, in particolare il partito di maggioranza relativa in Governo. Non è facile passare dalla protesta alla proposta! 

Amnistia e investimenti nel lavoro

Sono favorevole all’amnistia cantonale. L’ultima, a livello federale, data più di quarant’anni, quando il Lugano di Luttrop, Prosperi, Coduri, Pulica e Indemini vinceva la Coppa svizzera. Il nostro Cantone necessita di imprenditori con buone idee e di nuovi capitali da investire per creare occupazione. E anche i capitali che riemergeranno grazie all’amnistia potrebbero generare un circolo virtuoso sia a livello economico che, evidentemente, a livello fiscale. Sono favorevole che le entrate dell’amnistia siano destinate a delle iniziative puntuali nel campo della creazione di nuovi posti di lavoro. Ma se di lavoro si tratterà dovrà essere di lavoro per ticinesi e residenti! Non vorrei che, ancora una volta, noi ticinesi risultassimo cornuti e mazziati.  

Lavoro e frontalierato:  le proposte dell’UDC

L’allarme occupazione è al centro delle preoccupazioni di tutti. Il fenomeno della sostituzione del personale indigeno, prima negato, ora è deflagrato in tutta la sua drammaticità. Cosa è stato fatto dal Governo per favorire i nostri lavoratori? PS e Verdi propongono, sotto diverse forme, salari minimi per combattere la discesa dei salari. Proposte da considerare ma che non risolvono il problema. Ci ritroveremo forse con frontalieri meglio pagati e magari con meno posti di lavoro? Ci sarà una pressione sui salari del ceto medio, visto che i meno formati e all’inizio della scala professionale percepiranno di più? Sono interrogativi interessanti che meritano delle riflessioni approfondite. L’UDC, da parte sua, qualche risposta ha cercato di darla.

1. Contro l’immigrazione di massa
56'000 frontalieri sono troppi. I pochi posti di lavoro creati negli ultimi anni non vanno più appannaggio di ticinesi e residenti, anzi assistiamo ad una palese sostituzione tra personale indigeno e frontalieri. Oggi gli indignati si moltiplicano perché la malattia ha ormai attaccato anche il settore terziario, alcuni si spingono a chiedere delle clausole di salvaguardia per questo settore. La nostra iniziativaprevede di limitare l’immigrazione a mezzo di tetti massimi e contingenti per tutte le autorizzazioni contemplate nella legge sugli stranieri. Saranno inclusi anche le frontaliere e i frontalieri, come pure i rifugiati. Nell’attribuzione di autorizzazioni a straniere e stranieri esercitanti un’attività lavorativa, si dovranno considerare gli interessi economici generali 

2.  A favore del lavoro per i nostri disoccupati
Nel giro di cinque anni i frontalieri in Ticino sono aumentati di quasi 14.000 unità, mentre a livello svizzero la crescita è stata di 55.000, pari al 27% (insieme dei lavoratori: +7,8% a 4,8 milioni). L'incremento del 2012 è stato peraltro inferiore a quello del 2011, sia sul piano nazionale (era dell'8,5%) che su quello cantonale (+8,6%). Dal profilo qualitativo spicca che la crescita più marcata è stata riscontrata nella categoria degli impiegati d'ufficio (+68%), per le persone non qualificate (+56%) e per i dirigenti (+42%). Cosa aspetta il nostro Governo a fare qualcosa? Il tempo è scaduto, condivido in questo senso il Manifesto a difesa del lavoro in Ticino di Liberatv. Purtroppo chi può fare non fa, e proposte come quella di applicare il modello di Ginevra che dà la priorità ai disoccupati ticinesi e residenti nei posti pubblici e parapubblici resta ancora colpevolmente rinchiusa in un cassetto. 

Un po’ di disobbedienza civile necessaria

Noi svizzeri siamo ben troppo ligi nell’applicare gli accordi che sottoscriviamo. Da un lato vado fiero di questa nostra attitudine dall’altro non mi piace passare per lo stupido d’Europa. Senza reciprocità, senza le stesse opportunità, senza collaborazione, dobbiamo smetterla di creare delle autostrade che danneggiano i nostri lavoratori come nel caso della procedura online di notifica per attività lucrativa di breve durata. Troppo facile, troppo automatico, troppo rapido lavorare nel nostro Cantone. Un po’ di furbizia e una piccola dose di disobbedienza civile e istituzionale è senz’altro giustificata e, a questo punto, doverosa. 

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