Dopo le dichiarazioni del sindacalista Uil, tre parlamentari della fascia di confine hanno presentato un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, chiedendo se la nuova prassi non violi gli accordi bilaterali e di Schengen

ROMA – Dalle parole ai fatti: nell’intervista rilasciata ieri a La Provincia di Como il sindacalista Uil Roberto Cattaneo si era scagliato contro la nuova prassi introdotta da Norman Gobbi per il rilascio e rinnovo dei B e G (vedi suggeriti) dichiarando di aver già preso contatto con due parlamentari “affinché indaghino sulla questione” definita “un vero abuso”.
Ebbene, come si apprende da LaRegione, i due parlamentari PD comaschi chiamati in causa, Chiara Braga e Mauro Guerra, insieme al collega di partito del Verbano-Cusio-Ossola Enrico Borghi, sono passati all’azione presentando un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Nell’atto i tre parlamentari chiedono l’intervento del Governo “in questa situazione che appare un ingiustificato accanimento nei confronti dei cittadini e lavoratori frontalieri italiani”.
Le motivazioni dell’atto richiamano quanto già lamentato dal sindacalista Uil: il Ticino è l’unico cantone svizzero ad aver introdotto una normativa di questo tipo, nonostante altri abbiamo all’attivo un numero di frontalieri maggiore. Inoltre, la richiesta è di verificare se la nuova prassi non violi gli accordi bilaterali e di Schengen.
Quest’ultimo pervede infatti, sottolineano, “la richiesta del certificato penale del casellario giudiziale” solo se “giustificata da fatti concreti”, ossia solo per motivi di ordine e sicurezza pubblici. Vale a dire: non lo si può richiedere preventivamente e indiscriminatamente. Per questo motivo, sottolinea Braga, quanto deciso dal Ticino è un accanimento nei confronti dei lavoratori frontalieri italiani.