Il Ceo di UBS in un’intervista radiofonica si esprime a tutto campo sulla fine del segreto bancario, sullo scambio automatico OCSE e sulla recente accettazione dell’iniziativa UDC

ZURIGO – “Barroso si dimentica che le banche elvetiche negli ultimi 10 anni già non disponevano del passaporto per muoversi liberamente in Europa”. Risponde così Sergio Ermotti, Ceo di UBS, interrogato sulle conseguenze del voto del 9 febbraio e sulle “minacce” di Barroso e della stampa europea riguardanti l’accesso delle banche svizzere al mercato finanziario europeo. L’intervista è andata in onda in radio al programma Albachiara della Rsi.
Secondo Ermotti infatti la decisione popolare, per quanto risicata, “va accettata e devono accettarla anche i nostri vicini”. Rimane il reciproco interesse a buoni rapporti e comunque “non tutti i bilaterali sono necessariamente favorevoli alla Svizzera”.
Interrogato sull’ormai prossimo scambio automatico di informazioni (presentato recentemente il “modello” OCSE, leggi articolo correlato), il numero 1 di UBS si dice pronto a questa nuova sfida per il mondo bancario elvetico: “Il mondo sta cambiando, se si va in questa direzione lo si deve fare in maniere coordinata, non unilaterale. Se queste sono le regole del gioco e tutte le piazze vi si attengono, anche noi dovremo adattarci”. La Svizzera “ha creato negli anni un sistema molto competitivo, è normale che in un momento di crisi venga presa di mira.”
Infine Ermotti ha anche ricordato quello che può essere considerato l’inizio della fine del segreto bancario, ossia quando nel 2009 UBS consegnò i nomi di 250 clienti alle autorità statunitense: “Fu un momento molto importante, provai molta sorpresa ma leggendo fra le righe si capì che era inevitabile. I primi segnali di attacco nei confronti della piazza finanziaria elvetica si erano avuti già con la crisi del 2008 e quella fu la prima opportunità di esercitare una pressione” conclude il Ceo di UBS, che all’epoca lavorava per Unicredit a Milano.
red