Secondo Matthias Estermann, specialista in assicurazioni, quello elvetico non è stato un voto contro gli stranieri. "Non si tratta di bloccare l'immigrazione, solo di limitarla"ha affermato

BERNA - Avessi avuto la nazionalità elvetica avrei votato sì all'iniziativa sull'immigrazione di massa: a dirlo è il presidente dell'Associazione dei tedeschi in Svizzera, Matthias Estermann, che in dichiarazioni rilasciate a "Le Temps" dice di non essere il solo a pensarla così. "Conosco numerose persone di origine straniera che hanno votato a favore", spiega il 43enne. Una percezione confermata sullo stesso giornale anche dall'orientamento di Selim Matar, uno scrittore che ammette di aver messo nell'urna un sì nonostante le indicazioni del suo partito, quello dei Verdi.
Secondo Estermann, specialista in assicurazioni, quello elvetico non è stato un voto contro gli stranieri. "Non si tratta di bloccare l'immigrazione, solo di limitarla", afferma. "Ci sono sempre stati i contingenti e attualmente sono in vigore in Svezia e nel Liechtenstein. È un buon sistema".
Estermann parla per esperienza: è infatti arrivato nella Confederazione quando vi erano le quote di immigrazione. "Bisognava rinnovare il permesso ogni anno, era complicato ma era così". E ancora: "se qualcuno suona il campanello alla vostra porta, vorreste avere la possibilità di non lasciarlo entrare, no? Qui succede la stessa cosa, non si può accogliere chiunque".
Per Estermann se in Germania il popolo potesse esprimersi sullo stesso tema lo farebbe allo stesso modo che in Svizzera, "forse in modo ancora più netto".
Sulla stessa linea è anche lo scrittore Matar, nato a Baghdad, arrivato nella Confederazione 32 anni fa e svizzero da 20. "Contro la mia origine irachena e il mio partito, i Verdi, ho votato per l'iniziativa UDC", rivela il 58enne. Un voto non contro gli stranieri, bensì contro una "minoranza di capitalisti" nelle banche, nell'amministrazione e nelle imprese che approfittano della ricchezza del paese.
"Il popolo ha dovuto optare per una soluzione estrema contro gli estremisti che hanno lasciato le porte aperte per accogliere la manodopera a buon mercato". Matar si scaglia anche contro i falsi richiedenti l'asilo, che - contrariamente a quanto successo a lui - ricevono in un battibaleno un permesso di soggiorno.
Matar dice pure di soffrire ogni giorno per le conseguenze della delinquenza portata dagli immigrati. "Subisco la loro cattiva reputazione", spiega. A suo avviso "limitare l'immigrazione è un servizio reso agli stranieri".
Egli aggiunge di avere una fiducia illimitata nella capacità della sua seconda patria di far fronte alla situazione. "Gli svizzeri devono sfoggiare con fierezza la loro indipendenza", tanto più che l'Unione europea ha troppo interesse a mantenere il suoi legami con la Svizzera: si arriverà a un compromesso, si dice convinto il letterato.
red