Politica e Potere
Non leggevano ma intascavano... Le staffilate sui denti di John Noseda al Governo all'ex cancelliere Gianella sulle indennità dei ministri: "Comportamento superficiale, omissivo e negligente". Ecco gli "highlight" del decreto
Il procuratore generale sulle indennità dei ministri: "È senz’altro discutibile (dal profilo della diligenza) che il Governo approvi delle norme (relative alla propria remunerazione) senza leggerle, approfondirle, discuterle e senza controllare il successivo rispetto delle procedure di approvazione previste dalla legge, limitandosi a demandare il compito al cancelliere"
foto: TiPress/Pablo Gianinazzi
BELLINZONA - Nel decreto di abbandono sulle indennità dei ministri firmato dal procuratore generale John Noseda ci sono delle vere e proprie staffilate sui denti all’Esecutivo e all’ex cancelliere dello Stato, Gian Piero Gianella. Ecco i passaggi salienti del documento che, pur non ravvisando elementi penali sulle segnalazioni formulate dal deputato del MPS Matteo Pronzini, critica duramente la prassi e il comportamento dei protagonisti.

Al punto 7 del decreto si legge: “Dalla documentazione e dalle deposizioni dei consiglieri di Stato Zali, Bertoli, Sadis e dell’ex cancelliere Gianella emerge che le note a protocollo del 2011 sono state elaborate da parte di quest’ultimo e consegnate ai membri del Governo il giorno antecedente la prima seduta governativa, all’interno di un voluminoso incarto allegato alla prima trattanda dall’eloquente titolo “Inizio legislatura, informazioni e documentazioni su temi che interessano il collegio”, comprendente ben 8 sottotrattande in materia di costituzione e leggi cantonali, funzionamento del Consiglio di Stato, servizi di informazione e consulenze, calendario, conflitti di interesse, rapporti con il Gran Consiglio, con l’amministrazione, enti parastatali, elezioni e votazioni, rapporti fuori Cantone e, appunto, diritti di carica.

Appare pertanto confermato quanto riferito dal consigliere Bertoli e riconosciuto espressamente anche dal cancelliere Gianella, secondo cui la nota a protocollo 44-2011 viene approvata “senza alcuna discussione secondo una prassi consolidata all’inizio della legislatura”.

Analogamente dicasi per la successiva nota a protocollo del 2016, pure preparata dal cancelliere, presentata all’ultima seduta estiva del Governo all’interno di altre numerose trattande organizzative senza discussione risultando essere un semplice adeguamento consigliato dal Controllo cantonale delle finanze.

In realtà, tra il 2011 e il 2016 il Governo ha quindi adottato risoluzioni elaborate dal cancelliere (e relative alle remunerazioni dei suoi membri) senza esaminare e senza controllare che le ripetute raccomandazioni del Controllo cantonale delle finanze, circa l’obbligo di approvazione parlamentare, venissero rispettate dalla Cancelleria dello Stato”.

E nella parte conclusiva, Noseda scrive: “Le note a protocollo non sono state elaborate e discusse dai consiglieri di Stato, che le hanno ricevute dal cancelliere quali semplici conferme della regolamentazione esistente, approvandole in pochi minuti. Aggiungasi che il tema rientrava nelle competenze storiche delegate al cancelliere e che quest’ultimo aveva rassicurato i membri del Governo circa il rispetto delle formalità previste dalla legge. È senz’altro discutibile (dal profilo della diligenza) che il Governo approvi delle norme (relative alla propria remunerazione) senza leggerle, approfondirle, discuterle e senza controllare il successivo rispetto delle procedure di approvazione previste dalla legge, limitandosi a demandare il compito al cancelliere. Tale comportamento superficiale e omissivo può considerare una negligenza ma non il dolo, neppure eventuale”.

Pronzini: la questione va approfondita

E oggi in una sua nota stampa, Pronzini ha parlato di arroganza e ingordigia dei Consiglieri di Stato e ha scritto: “Il Procuratore generale "salva" penalmente, i Consiglieri di Stato affermando che gli stessi di fatto hanno approvato delle norme (relative alla propria remunerazione) senza leggerle, approfondirle, discuterle e senza controllare il successivo rispetto delle procedure d'applicazione previste dalla legge. Tale comportamento superficiale e omissivo configurerebbe la negligenza ma non il dolo.

Quest’affermazione rafforza la necessità di verificare, come da me chiesto, se i singoli Consiglieri di Stato hanno ricevuto direttamente e/o per interposta persona i rapporti del Controllo Cantonale delle Finanze. Se ciò fosse stato il caso la responsabilità dei Consiglieri di Stato sarebbe chiara e lampante.
Per questa ragione ribadisco che al decreto d’abbandono il Gran Consiglio debba porre ricorso chiedendo che il Procuratore Pubblico approfondisca quest' aspetto centrale”.




Pubblicato il 21.02.2018 17:04

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