Il caso denunciato da Unia nasconde in se tutti gli ingredienti tipici della malaedilizia che il Ticino sta conoscendo da due anni a questa parte. Sì perché la pressione che arriva dall’Italia non è solo sui prezzi (come ricordato in conferenza stampa, ci sono imprese che a suon di offerte stracciati anche di oltre il 40% ammazzano il mercato) ma anche sulle condizioni di lavoro. Le notifiche, ad esempio, sono inoltrate via e-mail dalle imprese. Per il sindacato Unia – che ricorda la perfetta legittimità della procedura – questo è un problema perché non permette, a fronte delle migliaia di notifiche, di avere un controllo diretto. In altre parole: le regole sulla carta vengono rispettate, ma poi capita che, lavoratori in teoria pagati secondo il contratto collettivo, in realtà vengano pagati solo con acconti, senza garanzie sociali, in nero e impiegati ben oltre il tempo previsto dai permessi (per le ditte estere sono 90 giorni). Una questione che riguarda le regole stesse che, per come sono state concepite, sono ancora troppo semplici da aggirare.