CRONACA
Edilizia, Anastasia: "La verità è che si può fare poco o nulla"
Dopo il caso Stabio, bombastica intervista al direttore della SSIC, che attacca i sindacati: "Noi vittime della guerra tra UNIA e OCST". Poi propone: "Vietare il subappalto agli artigiani"

BELLINZONA – Vittorino Anastasia richiama in serata. Lo cercavo per  sapere cosa pensa l’Associazione impresari costruttori del caso scandaloso del cantiere di Stabio (clicca qui) denunciato dal sindacato UNIA. Con il direttore della SSIC ne viene fuori una chiacchierata a tutto campo che tratteggia con parole efficaci, non solo quello che sta vivendo il suo settore, ma più in generale, l’economia ticinese.

Anastasia, che mi dice della denuncia di UNIA sul cantiere di Stabio?

“Non è stata una bella notizia, ovviamente. La nostra immagine è stata ancora una volta danneggiata. È un caso che ci tocca, evidentemente. Però ci sono un po’ di però”.

Me li dica.

“Prima di tutto non è un caso classico che ci chiama in causa direttamente come Associazione. Ci sono dei distinguo importanti. Mi pare innanzitutto, ma non conosco le carte nel dettaglio, una vicenda che tocca gli specialisti, gli artigiani. L’abuso mi pare che stia nel primo subbappalto che poi ha creato subappalti a catena. Qui bisogna essere chiari: gli artigiani non dovrebbero poter subappaltare”.

Perché?

“Perché si tratta di specialisti. Se chiedo a un pizzaiolo di farmi una pizza deve farmela lui, senza appaltarla a un altro. Gli specialisti devono essere in grado di fare il loro lavoro senza possibilità di subappaltare. Se ti occupi di finestre o di piastrelle, quello è il tuo lavoro e lo devi fare tu. Altrimenti fai solo speculazione. Su questo sono d’accordo con i sindacati. E le camere federali potrebbero intervenire su questo aspetto”.

Mentre vietare il subappalto alle imprese, no?

“Ma va, non ci sarebbe più un cantiere! Fare una casa non è come fare le porte. È normale che un impresario si rivolga a uno specialista, per lo scavo o i serramenti”.

Però le imprese generali non hanno dato grande prova di sé, finora.

“È una realtà che in Ticino conosciamo ancora troppo poco. E in generale posso dirle che un’impostazione che non vediamo di buon occhio”.

Bene, mi dica un altro però.

“I sindacati fanno di ogni erba un fascio. Per loro ogni caso è sempre la punta dell’iceberg. Parlano di mala edilizia, generalizzano, così gettano discredito su tutto un settore chiave per l’economia cantonale. Un settore che non lo merita. Certamente ci sono diversi casi di abuso nell’edilizia, su questo non ci piove. E noi siamo al fianco dei sindacati nel combatterli. Però c’è anche, e non va mai dimenticata, la maggioranza delle imprese che si comporta bene”.   

Però la vostra immagine è stata danneggiata, mi diceva prima.

“Sa qual è la verità? C’è una guerra in corso tra UNIA e OCST. Ognuno fa la corsa a denunciare pubblicamente il caso, al posto che portarlo in commissione paritetica. E noi siamo in mezzo a questa guerra”.

Siete le vittime?

“Esatto”

Ma guerra o non guerra voi avete le vostre colpe.

“Ma certo che le abbiamo, come le hanno tutti però. Impresari e cittadini. Guardi che quello che succede nell’edilizia non è diverso dalla sciura Maria di Mendrisio che va a fare la spesa all’Iper di Varese”.

Insomma quando c’è di mezzo il soldo…

“Ma è chiaro. È come l’Andrea Leoni o il Vittorino Anastia di turno, per dire, che si fanno metter giù le piastrelle dall’italiano. È esattamente come andare a fare la spesa in Italia”. 

Quindi voi potete fare tutta la sensibilizzazione del Mondo, però quando c’è di mezzo il portafoglio, si può fare poco.

“Ma certo, è ovvio. Non sa quanti impresari mi dicono “adesso basta, dobbiamo fare qualcosa”! Ma si può fare poco o nulla, questa è la verità. I subappalti sono legali e anche gli strumenti della libera circolazione che colpiscono il nostro mercato del lavoro, sono legali. Con la sensibilizzazione, che è comunque importante, magari si riesce a convincere il 20-30%. Magari alla sciura Maria le viene il rimorso di coscienza. Ma a tutti gli altri? Non c’è via d’uscita. È la globalizzazione”.

Non è che funzioni molto bene…

“Ma è chiaro perché la globalizzazione tra paesi, come Italia e Svizzera, che hanno condizioni di vita così diverse, non può funzionare bene, in certi settori”. 

Insomma, l’introduzione dei bilaterali, ha cambiato il volto del vostro settore.

“Certo! Ma cosa vogliamo fare, abolire la libera circolazione delle persone? Magari per il Ticino non sarebbe male. Ma se guardiamo a livello di economia nazionale, le conseguenze sarebbero enormi. E alla fine il santo non varrebbe la candela, probabilmente”.

Quindi non se ne esce. Più controlli?

“No, non se ne esce. I controlli sono sempre benvenuti, ma non illudiamoci, non possiamo controllare tutto. È semplicemente impossibile”.

Dunque, per finire, le derive nel Mondo del lavoro sono colpa nostra, di noi impresari, di noi cittadini?

“Certo, è colpa di tutti noi”

Forse bisognerebbe trovare un po’ di amor patrio anche nella responsabilità sociale?

“Sarebbe auspicabile, anzi, io lo auspico. Però, sa, ognuno con i suoi soldi fa quello che vuole. O istauriamo uno Stato comunista, oppure dobbiamo accettare la globalizzazione. Che, ripeto, in molti settori, e per molti cittadini, non è detto che sia un male” 

Però finiamo con un segnale di speranza.

“Guardi, io le assicuro che l’edilizia in Ticino non è tutta mala edilizia. Non ci credo, assolutamente. Dobbiamo continuare a lavorare con gli strumenti che abbiamo, che sono strumenti, insufficienti per impedire tutti gli abusi, ma è efficaci nella stragrande maggioranza dei casi. E poi lavorare  su proposte legislative concrete, come quella che le dicevo all’inizio, di proibire i subappalti agli artigiani”.

Però.

AELLE

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