CRONACA
"Caro Vittorino, ma quale guerra con l'OCST!"
Il segretario cantonale di Unia Enrico Borelli replica alle dichiarazioni del direttore degli impresari costruttori Anastasia sul tema della mala edilizia

di Italo Carrasco

“C’è una guerra in corso tra UNIA e OCST. Ognuno fa la corsa a denunciare pubblicamente il caso, al posto che portarlo in commissione paritetica. E noi siamo in mezzo a questa guerra”. Parole di Vittorino Anastasia, direttore della Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC-TI), rilasciate martedì a liberatv.ch.

Una dichiarazione pesante che non ha lasciato indifferente il sindacato UNIA. Sindacato che lunedìi, durante una conferenza stampa, ha annunciato di aver segnalato al Ministero pubblico la vicenda dei sub-subappalti che hanno colpito il cantiere della VF International di Stabio.

Enrico Borelli, segretario cantonale di UNIA, replica secco: “Quello che dice Anastasia non è assolutamente vero!”

Ci spieghi meglio.

“L’ultima volta, prima di lunedì, che abbiamo deciso di convocare la stampa per denunciare un caso di gravissima illegalità risale al 10 maggio 2010. Quella data rappresenta uno spartiacque perché per la prima volta in Ticino hanno fatto la loro comparsa i caporali. Si trattava di denunciare un problema che non riguardava solo il mondo dell’edilizia ma tutta la società. Quel caso inoltre era ancora più grave perché toccava il più importante cantiere pubblico nel nostro cantone: quello del LAC di Lugano. Segnalo inoltre che anche il procuratore generale John Noseda parlò di fenomeno da contrastare a livello sociale. Da allora abbiamo deciso di iniziare una stretta collaborazione con il Ministero pubblico e soprattutto di non fare denunce pubbliche.”

Perché?

“Per due motivi. Primo: c’è il rischio che qualcuno possa ingolosirsi e rendersi protagonista di altri casi di mala edilizia. Il secondo aspetto, per noi molto più importante, è di strategia sindacale. Siamo convinti che non spettano al sindacato le denunce pubbliche. Il nostro compito è quello di organizzare delle risposte da parte dei lavoratori, promuovere mobilitazioni. Se ieri abbiamo deciso di organizzare una conferenza stampa è perché a nostro avviso il caso di Stabio, oltre che essere paradigmatico e quindi grave, tocca tutta la collettività”.

E cosa mi dice della guerra UNIA-OCST?

“Siamo diversi, sia a livello di strategia sia a livello di sensibilità sindacale. Noi preferiamo costruire dei rapporti di forza partendo da una presenza costante sui posti di lavoro. Comunque ci rispettiamo”.

Secondo lei gli artigiani non dovrebbero poter subappaltare come suggerisce Anastasia?

“Indubbiamente ci vuole un deciso giro di vite sui subappalti. Ma non solo. Uno dei nodi sono le notifiche. Oggi possono essere fatte online senza nessun obbligo di presentarsi di persona davanti alle autorità per chiedere i permessi. Più in generale il problema è che in Lombardia, ma in tutto il nord Italia, la situazione nell’edilizia è totalmente fuori controllo. Abbiamo analizzato la situazione con i colleghi italiani e il quadro che emerge è drammatico, sono saltate le regole. La situazione italiana, dove caporalato, lavoro nero e assenza di diritti la fanno da padroni, costituisce una pressione enorme sul Ticino. Per combattere tutto ciò ci vuole un nuovo approccio, una nuova metodologia di lavoro sui cantieri anche da parte degli impresari”.

Quindi se la situazione nell’edilizia ticinese assume dei tratti drammatici è perché gli impresari non fanno abbastanza?

“Se le imprese italiane arrivano in Ticino è perché qualcuno le chiama. Parecchie aziende di una certa rilevanza in questo cantone hanno una responsabilità enorme. Per il momento ci fa piacere constatare che, mentre un anno e mezzo fa sui casi di caporalato la SSIC negava tutto parlando delle “solite bufale di UNIA”, oggi almeno ammettono che il problema esiste. Ora ci aspettiamo anche da parte degli impresari che passino dal livello politico-istituzionale a quello della sensibilizzazione effettiva dei propri affiliati e di una presenza sul terreno”.

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