CRONACA
ESCLUSIVO: "I soldi al NYX li ho messi io"
Parla David Salama, il facoltoso ginevrino che ha finanziato Guarnieri e "Tito" Moron nell'operazione col Casinò di Lugano. Intanto il Ministero pubblico valuta anche il filone cocaina

di Marco Bazzi

LUGANO - Lui, David Salama, 56 anni, facoltoso uomo d’affari ginevrino con la passione per le discoteche, la puzza di bruciato al NYX l’aveva sentita già un anno e mezzo fa. Gli investimenti alla discoteca del Casinò di Lugano li aveva pagati di tasca sua: un milione di franchi.

Così, tra il maggio e il giugno del 2011 ha deciso di abbandonare la nave: è uscito dalla società, di cui era vicepresidente, e si è fatto restituire il denaro dal “Gatto” Paolo Guarnieri e dalla “Volpe” Hector Tito Bravo Moron, il cosiddetto Re della movida luganese.

“Senza di me – dice a liberatv.ch – il NYX non sarebbe mai nato. Guarnieri e Moron di soldi non ne avevano. Ma nella primavera scorsa mi sono reso conto che le cose non stavano andando come dovevano. Io di problemi con la polizia non ne voglio avere e ho chiesto ai miei soci di rimborsarmi”.

Nella gestione della discoteca, il finanziere ginevrino aveva sentito puzza di bruciato ma anche di droga: “Quando abbiamo fatto la società, due anni fa, ho detto chiaramente a Moron che io di cocaina nella mia discoteca non ne volevo nemmeno sentir parlare, visto che a Lugano le voci circolavano in modo insistente. Però poi ho incontrato gente che mi diceva... Saranno state anche illazioni, ma a me questa cosa non andava bene. L’ho detto: io non voglio guai con la giustizia”.

Sia chiaro, a scanso di equivoci, che la droga non è al centro di questa inchiesta, dove si profila una lunga lista di reati finanziari, fiscali e legati a violenze e soprusi da parte dei buttafuori al soldo di Moron. Almeno finora le cose stanno così. Poi si vedrà. In effetti, da noi interpellato sul tema "cocaina" il Ministero pubblico conferma che sta valutando anche questo filone di indagine, senza però profilare per ora reati concreti.

Se siano state le voci su presunti giri di droga o i sospetti sulla gestione contabile “allegra” a indurre Salama a “mollare” i suoi soci e a uscire dalla società è difficile dirlo. Il finanziere rimane sul vago, non si sbilancia troppo, anche perché dovrà essere sentito dal procuratore Noseda. Ma di sicuro, decidendo di rompere con Guarnieri e Moron, ci ha visto giusto. E i suoi "sospetti" li ha anche raccontati alla polizia giudiziaria, che ha preso nota. Evidentemente, l'anno scorso i tempi non erano ancora maturi.

Ma torniamo all'uscita di scena di Salama. Tra i soci è stato pattuito un piano di rientro e Guarnieri e Moron hanno restituito al finanziere il denaro investito nel NYX in “comode” rate mensili da 85'000 franchi, ottenendo in cambio il pacchetto azionario della società. L’ultima rata è stata saldata nelle scorse settimane, poco prima che scoppiasse lo scandalo che ha portato in carcere il Gatto e la Volpe.

E mentre i due rimborsavano Salama, il Casinò di Lugano non incassava un solo franco di affitto, essendo la prima rata prevista soltanto il prossimo anno. La convenzione tra la NYX Sa e la casa da gioco prevedeva infatti due anni “gratis” (in virtù degli ingenti capitali investiti dai promotori nella discoteca e nella ‘lounge’ del Casinò, in realtà dal solo Salama) e il versamento della prima pigione nel 2013. L’affitto concordato sarebbe stato pari all’8% della cifra d’affari, con una base minima di 120'000 franchi.

Nel frattempo, però, stando a quanto hanno appurato gli esperti finanziari del Ministero pubblico, il Gatto e la Volpe accumulavano incassi in nero, stimati dagli investigatori in circa due milioni e mezzo nel solo 2011. Da qui la tentata truffa al Casinò ipotizzata dal procuratore generale John Noseda: sulla base delle entrate dichiarate Guarnieri e Moron avrebbero dovuto versare alla casa da gioco solo 120'000 franchi – cioè il minimo previsto dal contratto -, “risparmiandone” 200'000, sempre stando all’evasione stimata dagli inquirenti.

Va ricordato che la valanga giudiziaria che ha travolto il NYX ha preso avvio – come l’inchiesta Domino, quella sui bordelli - dalle indagini sull’accoltellamento avvenuto a Bissone la notte del 9 marzo scorso – vittima un kosovaro di 30 anni -. Il presunto mandante, storico uomo di fiducia di Moron, per il quale gestiva la sicurezza nei vari locali della movida luganese è stato recentemente scarcerato, non essendo emerse prove inconfutabili a suo carico. Si tratta del calabrese di 39 anni residente nel Luganese indicato nel comunicato stampa del Ministero pubblico sul caso NYX.

Nel frattempo, mollato il NYX, Salama ha riaperto il Morandi, la storica discoteca di via Trevano, con il nome di 56 Morandi Club.

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