CRONACA
Cevio: "Sanzione esemplare per lo scandalo del vecchio ospedale"
Le associazioni di categoria e i sindacati plaudono alla decisione del Governo di estromettere la Cogesa dagli appalti pubblici dopo i fatti emersi sul cantiere del centro sociosanitario della Vallemaggia. Ma dicono: "Oltre il danno, la beffa"

“Finalmente una sanzione esemplare”. Si può riassumere così la presa di posizione congiunta diramata oggi dall’Associazione Ticinese Pavimenti, dall’Unione Associazioni dell’edilizia (UAE) e dalle organizzazioni sindacali OCST e UNIA.

“Prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato di escludere la ditta Cogesa di Taverne dagli appalti pubblici per un lasso di tempo non ancora definito – si legge nella nota -. Ci auguriamo che il Consiglio di Stato possa emanare una sanzione esemplare che abbia l’effetto dissuasivo auspicato dalle scriventi associazioni”.

“Il tutto – spiegano le associazioni - ruota attorno a una delibera effettuata dalla Fondazione Vallemaggia nel mese di maggio 2012 per il rivestimento di pavimenti e pareti al Centro sociosanitario di Cevio. All’epoca la ditta Cogesa si è aggiudicata l’appalto dichiarando di avere un numero adeguato e qualificato di lavoratori alle proprie dipendenze.

Come appurato in seguito dalla Commissione paritetica della posa pavimenti il numero di lavoratori sottoposti al contratto collettivo del settore si attestava invece a sole due unità. Naturalmente un numero ridotto di lavoratori occupati porta ad una diminuzione dei costi fissi aziendali che – nel caso specifico – hanno presumibilmente permesso alla Cogesa di inoltrare un’offerta più conveniente (di circa il 20%) rispetto alla seconda classificata, che impiega stabilmente 25 dipendenti”.

Da notare che a inizio estate, in tempi quindi non sospetti, sia l’associazione professionale di categoria che in seguito anche l’UAE hanno segnalato a più riprese l’anomalia tra i dati forniti alle autorità e il personale realmente occupato dalla Cogesa.

“Il 18 settembre – a lavori appena avviati – gli ispettori della Commissione paritetica della posa pavimenti si sono recati sul cantiere per verificare la situazione trovando occupati 4 operai italiani non qualificati con permesso di lavoro temporaneo (lavoratori distaccati) e un posatore di pavimenti locale indipendente occupato ad hoc quale capo tecnico. Risultava inoltre che altri due lavoratori distaccati sarebbero stati occupati successivamente sul cantiere".

“Dopo numerose sollecitazioni da parte dell’Associazione Pavimenti e dell’UAE, il 2 ottobre si è giunti finalmente ad un incontro con l’ufficio appalti. Alla presenza anche di due rappresentanti della Fondazione Vallemaggia (committente), dei responsabili dello Studio d’architettura Gian Piero Respini (direzione lavori) e dei dirigenti della ditta Cogesa, da parte dei funzionari competenti sono state date chiare rassicurazioni sul fatto che l’autorità cantonale sarebbe intervenuta in modo determinato”.

La conclusione della vicenda sarà nota a tutti nei prossimi giorni, conclude la nota stampa. Per diversi attori coinvolti resta però molto amaro in bocca: “I lavori sono stati eseguiti da una ditta che NON avrebbe potuto e dovuto eseguirli. La direzione lavori, incaricata della verifica della manodopera, NON ha espletato con responsabilità le verifiche di sua competenza dimostrando di ignorare i relativi disposti di legge. La Fondazione Vallemaggia NON ha – nonostante fosse a conoscenza della situazione – bloccato i lavori e rescisso il contratto con la ditta oggetto della sanzione come ci si poteva legittimamente attendere. Le autorità cantonali competenti NON hanno reagito con tempestività come la situazione meritava. Rimane un fatto incontrovertibile: i lavori affidati alla ditta Cogesa al Centro sociosanitario di Cevio verranno nel frattempo ultimati…. per buona pace di tutti quegli imprenditori che, per etica e rispetto delle regole, pretendono di restare ligi ai propri doveri”.

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