CRONACA
Condannato per atti sessuali, celebra messa in Liguria
Fa discutere sul web il caso dell'ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi. Il prevosto di Pietra Ligure: "Se uno ha pagato per i propri sbagli non bisogna infierire". Ma alcuni uomini di Chiesa ticinesi dicono: "Messa sì, ma non in parrocchia"

PIETRA LIGURE - Pietra Ligure, provincia di Savona. Circa 10'000 anime e una parrocchia. Quella di San Nicolò. È il 16 febbraio del 2012. Un giorno come tanti. E come tanti altri giorni a celebrare la messa non c’è il prevosto don Luigi Fusta. C’è un altro prete. È don Italo. Italo Casiraghi, l’ex parroco di Gordola condannato il 26 ottobre del 2005 a sei mesi di detenzione per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati.

La video-inchiesta sul web

Un nostro lettore ci ha segnalato una video-inchiesta che gira insistentemente sul web, realizzata da Francesco Zanardi. Lo proponiamo in questo servizio, dopo averlo ridotto tagliando le parti che abbiamo ritenute lesive del rispetto per il sacerdote, oggi settantenne. Abbiamo trovato anche alcuni articoli della stampa ligure e diversi blog che nei mesi scorsi si sono occupati del caso.

È giusto che don Casiraghi celebri messa in parrocchia?

Libeatv.ch ha quindi sottoposto ad alcune personalità ticinesi che fanno parte o sono vicine alla Chiesa la seguente questione: premesso che don Casiraghi ha pagato il suo conto con la giustizia, è opportuno che, invece di essersi ritirato a vita privata o in un istituto, pur mantenendo il sacramento sacerdotale, sia ancora autorizzato a celebrare messa in una parrocchia? La risposta è stata no: la Chiesa dovrebbe essere più chiara in casi del genere.

Tra le opinioni raccolte, la più interessante é stata quella di un sacerdote di larghe vedute - non certamente moralista - ma anche molto rigoroso e abituato a trattare con i ragazzi.

Dice: anzitutto bisogna considerare la gravità dei reati, e quelli commessi da don Italo non comportavano abusi e violenza; la pena fu infatti commisurata in sei mesi; alla luce di questo non ritengo che a don Casiraghi debba essere impedito di celebrare messa; ma ero convinto che lo facesse in qualche istituto, in veste di cappellano; questa sarebbe stata la soluzione giusta e opportuna per lui.

A questo punto, liberatv.ch ha intervistato il parroco di Pietra Ligure per sapere cosa ne pensa lui. Le risposte, che pubblichiamo qui sotto, sono state piuttosto evasive.

Un caso che sconvolse il Ticino

Ma torniamo indietro di qualche anno. Il caso sconvolse il Ticino. L’allora 63enne don Italo Casiraghi era stato colto in flagranza di reato da una poliziotta mentre molestava una ragazza di 14 anni. E su questo episodio si innescò anche una polemica, in quanto alcuni ritennero che la ragazza fosse stata inopportunamente utilizzata come “esca”.

L’inchiesta, che aprì le porte del carcere al religioso, tra le altre cose appurò che don Italo Casiraghi aveva mandato diversi sms con foto oscene ad alcuni minorenni che frequentavano la parrocchia.

Da allora di don Italo Casiraghi non si è saputo più nulla. Fino al febbraio dello scorso anno, quando da Pietra Ligure, appunto, sono giunte alcune segnalazioni ad associazioni che si occupano di diritti civili, della presenza dell’ex parroco di Gordola nella città ligure. Su internet cominciano a girare video che testimoniano l’attività tutt’altro che ritirata di don Italo Casiraghi.

Nulla di illegale, sia chiaro: il cittadino Italo Casiraghi è stato giudicato, condannato e ha scontato la sua pena. La questione però è di opportunità, e riporta all’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei reati sessuali di cui si sono macchiati alcuni suoi esponenti.

Parla il parroco di Pietra Ligure

Da febbraio, dopo le segnalazioni alle autorità cittadine ed ecclesiastiche sulla presenza attiva di Casiraghi a Pietra Ligure, non si è più saputo nulla. Liberatv.ch ha quindi telefonato alla parrocchia di San Nicolò per saperne di più. Ci ha risposto il prevosto don Fusta, che dopo alcune reticenze si è lasciato andare a un breve sfogo. Ecco le sue dichiarazioni.

Don Fusta, don Italo Casiraghi è ancora da voi?

“Come scusi?”

Abbiamo saputo che fino a febbraio era nella vostra parrocchia. È ancora li?

“Sì e no…un po’qua un po’la”.

In che senso: c'è o non c’è? Sappiamo che fino a febbraio celebrava messa da voi.

“Ogni tanto concelebrava”

Veramente c'è un video dove si vede che celebra messa. Ma da allora lei lo ha incontrato?

“Sì, ogni tanto”

A chi risponde don Casiraghi? Alla diocesi di Albenga o di Imperia?

“Guardi non lo so. Penso che sia ancora sotto la diocesi ticinese…”

Ma lei è al corrente del passato di don Italo Casiraghi? Di quanto successo nel 2005 in Ticino?

“Ne so poco o nulla. Comunque non ritengo di dover essere al corrente di queste cose…”

Forse in questo caso sarebbe opportuno essere informati, non pensa?

“Senta, ci sono cose molto più serie di cui parlare. Di questa vicenda si è parlato molto superficialmente. Non vedo perché bisogna mettere in risalto certe questioni. Il fatto è che se certe cose le fa un prete allora va subito in prima pagina. Se uno ha pagato per i propri sbagli e debolezze non è giusto continuare a infierire”.

Non ritiene che per la comunità della parrocchia, dove ci sono associazioni e luoghi di incontro e aggregazione, sia legittimo avere informazioni come quelle che riguardano il passato penale di don Casiraghi?

“Le garantisco che la comunità è molto più comprensiva dei giornali che sbattono in prima pagina queste cose solo per vendere qualche copia in più. La nostra comunità si basa sui principi della comprensione, del perdono, della rettitudine. E adesso le auguro buona giornata”.

emmebi/IC

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