Il direttore della Regione Matteo Caratti va all'attacco: "Per il più grande scandalo nel quale si è trovata invischiata la banca dei ticinesi, non esiste alcun diritto per i cittadini, ovvero i veri proprietari dell'istituto di essere informati".

BELLINZONA – Via alla discussione e alle polemiche. All’indomani della pubblicazione della notizia su liberatv.ch del raggiungimento dell’accordo tra BancaSato e Tuto Rossi, sul risarcimento da parte dell’ex vicepresidente all’istituto di credito dopo il crack del 2001, è cominciato il dibattito. Tutto gira intorno a una domanda: le cifre dell'intesa devono essere rese note oppure, come sostiene il Presidente della banca Fulvio Pelli, la vicenda deve restare riservata perché coperta dal segreto bancario?
Questa mattina ne scrive sulla Regione il direttore Matteo Caratti. Di seguito riportiamo alcuni stralci.
È il terzo segreto di Fatima?
“Questa settimana sapremo se, ai tanti misteri di questa nostra Repubblica, se ne aggiungerà un altro. Ci riferiamo al presunto accordo fra BancaStato e Tuto Rossi, di cui ieri ha dato notizia il sito di Marco Bazzi. Accordo presunto, perché è praticamente impossibile, neanche si trattasse del terzo segreto di Fatima, trovare ufficialmente conferma, neppure semplicemente della sua esistenza. Non si può perché – a detta del presidente del Cda della Banca, Fulvio Pelli – il tutto è coperto dal segreto bancario. Vedete a quante cose serve il segreto bancario? E pensare che ce lo vogliono far togliere! Ah ’sti americani, ’sti tedeschi e ora pure ’sti francesi”.
I veri proprietari della banca non hanno il diritto di sapere
“Così, per il più grande scandalo nel quale si è trovata invischiata la banca dei ticinesi, scandalo che si concluse con una condanna alle Assise criminali (anche) dell’allora vicepresidente del Consiglio di amministrazione di BancaStato per una voragine (per carità non tutta riconducibile a Rossi) complessivamente ammontante a oltre 21 milioni di franchi, non esiste alcun diritto dei cittadini ticinesi, ovvero dei veri proprietari della Banca, di essere informati. Niente di niente. Il popolino deve dunque accontentarsi di conoscere l’esito del processo penale (perché pubblico) che – come ricorderete – si concluse con un paio di condanne penali per amministrazione infedele qualificata, causa del cratere, e tanti fragorosi silenzi dei timonieri di allora. Punto e basta".
San Segreto bancario
“Se e quanto uno dei membri del consiglio di amministrazione di BancaStato (non un cliente privato qualsiasi) deve ora risarcire alla Banca non è invece dato sapere, perché la transazione – lo ripetiamo – è coperta da San Segreto Bancario. Silenzio assoluto quindi sulla somma che l’avvocato Tuto Rossi, lo ripetiamo (repetita iuvant) ai tempi vicepresidente del Cda della Banca (quindi organo di indirizzo e di controllo dell’Istituto), a oltre dieci anni da quei fatti dovrà ridare in soldoni alla banca”.
Le domandine
“Concludiamo quindi con alcune domandine semplici semplici: siccome si tratta di soldi dei ticinesi tutti, perché mai non c’è diritto di sapere com’è andata a finire la questione del risarcimento? Se vi fosse stata una vera causa civile in pretura sarebbe stata pubblica, vero? E allora, dai, almeno una spolverata di trasparenza! Attendiamo dunque che qualcuno la chieda: lo faranno i socialisti, visto che Tuto Rossi figurava nel Cda della Banca in quota socialista? O, sul fronte opposto, chiederà qualcosa la Lega che non disdegna Tuto Rossi come avvocato difensore? O lo faranno i liberali radicali o i pipidini che hanno Fulvio Pelli e Giovanni Jelmini nel Cda della banca? O non lo farà nessuno e finiremo semplicemente per udire altri fragorosi silenzi in via Lavizzari? Mes dames et messieurs faites vos jeux”.