M13 era sul punto di sconfinare in Ticino. Intanto in val Sambuco si palesa una lince e salgono a tre i lupi accertati. Uno è una femmina

BELLINZONA – Le orme sono indubbiamente sue. Sono le orme di una lince. Le hanno individuate nei giorni scorsi i guardiacaccia nella zona del Sambuco, in alta Vallemaggia.
È l’unica presenza del felino predatore in Ticino di cui si hanno prove concrete – dice Giorgio Leoni, responsabile dell’Ufficio caccia e pesca -. Alcuni anni fa fu segnalata la presenza di un’altra lince, ma poi se ne sono perse le tracce.
Questo grosso gatto selvatico, che può raggiungere il peso di 30 chili e dimensioni simili a quelle di un camoscio, vive nei boschi, spingendosi fino al limitare della vegetazione, quindi attorno ai 1'800 metri di quota. Preda principalmente caprioli, ma anche camosci se li ha sotto tiro.
A differenza del lupo, raramente aggredisce il bestiame minuto, come pecore e capre. Le enciclopedie scrivono che la lince preda tipicamente all'agguato, percorrendo durante lo scatto per raggiungere la preda una distanza media tra i cinque e i venti metri. E aggiungono che le linci contribuiscono a migliorare le condizioni del territorio eliminando gli individui deboli, malati, e vecchi.
Intanto, sempre sul fronte dei grandi predatori spunta un terzo lupo e spuntano pure le prove che uno dei tre è una femmina. Sì, dice Leoni, attualmente i lupi di cui abbiamo prove certe sono tre: uno in Leventina, uno in Valle di Blenio (che è la new entry), e uno tra le valli Morobbia e di Arbedo. Quest’ultimo, stando alle analisi effettuate sul Dna, è l’esemplare femmina.
Ma, precisa, non è detto che la presenza di una femmina porterà alla formazione di una colonia, perché i territori in cui i tre lupi sono stanziati sono vasti e lontani. Agli allevatori e a coloro che vedono nel lupo un massacratore di greggi è bene far presente che il vero problema sono i cani vaganti. Non randagi, ma cani che sfuggono al controllo o vengono lasciati liberi dai padroni.
“Secondo i nostri calcoli – dice Giorgio Leoni – questi cani predano ogni anno un centinaio tra pecore e capre”.
Veniamo infine all’orso M13, ormai divenuto una celebrità nazionale. Poco ci è mancato nei mesi scorsi che sconfinasse in Ticino. I calcoli effettuati dagli esperti sulla base del trasmettitore di impulsi che controlla gli spostamenti del plantigrado dicono che M13 è giunto fino a un giorno di marcia dal Ticino, ma poi ha cambiato percorso ed è tornato verso la val Poschiavo. Se avesse proseguito sarebbe sbucato tra il Bellinzonese e la Riviera.
emmebi