CRONACA
Fares: "E adesso parliamo un po' di cultura..."
Intervista a tutto campo al giornalista, che ha appena organizzato a Lugano un convegno su arte e libertà: "Qualche anno fa ho proposto un festival di letteratura in Ticino. Mi hanno guardato come un marziano. Ma ora stiamo lavorando a un premio internazi

LUGANO – Arte e libertà. Un binomio quasi scontato ma che si può raccontare e declinare in mille modi, con mille esempi, vagando tra secoli di storia dell’arte, spaziando dalla pittura alla letteratura, dalla musica all’architettura… È un po’ quel che hanno fatto i relatori del convegno svoltosi a Lugano sabato 17 novembre, organizzato dal giornalista Salvatore Maria Fares. Uno spunto per parlare di arte e cultura in Ticino.

Fares, spieghiamo anzitutto la differenza tra la rivista Nuova Antologia, che nacque a Firenze un paio di secoli fa, e l’omonimo Circolo, che invece è tutto luganese.

“Il Circolo Culturale “Nuova Antologia”, di Lugano, era nato venticinque anni or sono come emanazione della più antica rivista d’Europea, guidata da Giovanni Spadolini, che fu una delle personalità più vivaci della politica ma anche, e forse soprattutto, della cultura. Quando proposi la costutizione di questo circolo il Presidente ne fu entusiata. Eravamo in tre, i fondatori, con lui: Giorgio Giudici, Antonio Galli ed io, che ne avevo assunto subito la guida. Nel corso degli anni sono quindi state proposte al pubblico, sempre numeroso e attento, occasioni diverse di incontri con personalità di rilievo, scrittori e politologi, mostre antologiche, come quella delle prime pagine storiche del Corriere della Sera e dei Meridiani di Arnoldo Mondadori in tutte le vetrine di Via Nassa. Dal 2009 continua ora l’appuntamento annuale con “I Convegni delle Libertà”, con i quali il Circolo propone spunti e riflessioni attraverso voci autorevoli che vanno dalla Politologia alla Scienza, dall’Economia alle Scienze Sociali e all’Arte. In questi intenti c’è la volontà di continuare con altri incontri, invitando a Lugano personalità di rilievo che possano autorevomente indicare e commentare la condizioni culturali, sociopolitiche e filosofiche che viviamo e i loro ipotizzabili sviluppi”.

Tra l’altro non si tratta di convegni destinati a esperti ma a un pubblico eterogeneo…

“Esatto, i Convegni, come ho già avuto modo di scrivere e dire, non vogliono suscitare interesse presso un pubblico specializzato ma interessare un pubblico che va dal professionista allo studente, cioè un pubblico eterogeneo che si pone domande e cerca, se non risposte definitive, almeno illuminazioni. Nello spirito del fondatore dell’Antologia, lo svizzero esule a Firenze Giovan Pietro Vieusseux, il Circolo propone scambi di idee, di dialogo, di confronto, proprio come indica il nome della Rivista che nel Primo Ottocento rappresentò il più brillante luogo di incontro fra spiriti diversi, animati tutti però dalla passione per la conoscenza e per la libertà della ragione, nello spirito di concordia oltre ogni credo. Il Circolo, tengo a sottolinearlo, è assolutamente svizzero e indipendente da enti o istituzioni straniere. È un bel simbolo luganese. E la Città ha sempre dato il suo patrocinio alle manifestazioni. Come del resto le più alte Autorità Cantonali hanno presenziato ai convegni.”

Perché ha invitato Cristina Acidini Luchinat, curatrice dei musei di Firenze, Philippe Daverio e lo storico dell'arte Stefano Zuffi a parlare di arte a Lugano?

“Cristina Acidini, come gli altri relatori, sono amici che rappresentano vertici culturali, quindi hanno accettato subito con entusiasmo l’invito; l’argomento scelto è nella linea delle nostre proposte di conoscenza e di approfondimento “divulgativo”. Personalità che sanno interessare e coinvolgere gli uditori, dalle platee televisive alle aule universitarie. Zuffi è autore di molti fortunati libri tradotti all’estero, Daverio anche, e ha il pregio di “bucare” lo schermo con un pubblico che ha superato talvolta il milione di telespettatori.

Poi c'era anche Mario Botta, che ricordo di aver visto in una trasmissione di Daverio qualche anno fa…

“Botta è stato più volte da Daverio. La loro è una solida amicizia fatta di stima.”

Com'è nata l'idea di dedicare un convegno al rapporto tra arte e libertà?

“Avevo parlato alla mia Radio di questo tema, quando due belle firme come Salvatore Carruba, che era direttore di “Mondo Economico” e del “Il Sole 24 ORE”, assessore indipendente alla Cultura a Milano, e lo storico dell’Arte Flavio Caroli, pubblicarono il libro “L’arte della Libertà”, definita una “temeraria mappa liberale illustrata involontariamente da 50 artisti. Un libro straordinario fra storia, filosofia politica, arte e costume, in cui l’arte veniva affiancata al pensiero liberale - in senso ampio e non partitico - indicato come espressione delle più significative della nostra civiltà occidentale. Questo era perfettamente aderente alle idee del fondatore dell’Antologia e delle firme che la rivista ha raccolto, fra le più imporrtanti della cultura. L’argomento era stimolante. Le relazioni hanno dimostrato che è ricco di spunti e di fatti”.

E poi lei, Fares, ha pensato di dare la parola anche a quattro giovani.

“I quattro giovani che hanno introdotto le relazioni con proprie libere riflessioni hanno dato la prova che anche senza essere specialisti l’argomento oscilla fra Storia e Diritto, Poesia e Filosofia Politica. Voglio ricordarli e ringraziarli ancora, qui. Amanda Rückert, Michele Bertini, Filippo Contarini e Giovanni Maria Fares, nati più o meno con il Circolo, del quale ora fanno parte a pieno titolo. E’ giusto che siano forze nuove a portare nuove idee e proposte e a operare in questo senso. Sono stati molto apprezzati dal Pubblico e dai Relatori.”

Cosa risponde a chi sostiene che bisogna tragliare i fondi per arte e cultura in Ticino?

“Non so chi voglia farlo; tagliare i fondi ad Arte e Cultura sarebbe come pretendere che un’aquila voli alta con le ali spuntate.”

Come giudica la politica culturale di Lugano e degli altri poli urbani (Bellinzona e Locarno in particolare)?

“Mi vorrà scusare se non entro nel merito; ho amici che vi operano e lo spazio sarebbe limitato per contenere le mie considerazioni. Però la ringrazio per l’iedea che mi è venuta dalla domanda: il Circolo organizzerà una sarata dedicata all’argomento. Sentiremo i protagonisti, se accoglieranno l’invito. Mi limito quindi a dire che le offerte ci sono, e tante, e curate anche con entusiamo; poi sta al pubblico raccoglierle. Spesso non lo fa. Me la lasci passare, ma pensi anche alle offerte culturali godibili da casa grazie a Rete DUE. Di internazionalmente elevato, per notorietà, tradizione e sforzi c’è il Festival di Locarno. Lugano ha una offerta concertistica – grazie anche all’OSI e alla RSI – degna di città europee. Bellinzona ha Castellinaria. Accanto al Festival di Locarno manca tuttavia una manifestazione internazionale di grande, potente richiamo. Avevo proposto, con altri, un Premio Internazionale di Letteratura, al quale siamo tornati ora a lavorare, che sia come un Premio Campiello ma destinato a tre grandi scrittori europei che si contenderebbero il premio. Almeno le pagine dei giornali dei loro Paesi sarebbero indotte a occuparsene. Se poi della Giuria facessero parte i direttori di gionali europei…”

Pensa che Lugano possa tornare ad essere per l'Italia e gli italiani oltre che una cassaforte anche un centro di fermento artistico e culturale come un tempo?

“Spero che Lugano, ma anche tutto il Cantone, nei prossimi anni accolga manifestazioni di forte richiamo. Quando leggo, o lo constato di persona, che città di media dimensione, catturano centinaia di migliaia di partecipanti a mostre o festival, ne provo rammarico. Pensi a Brescia, ad esempio, o a Mantova, o a Modena, visto che si riferisce all’Italia. Quattro anni prima del Festival di Letteratura di Mantova, proposi a qualcuno di farlo in Ticino, dislocato nelle tre città. Mi guardò come un marziano. Per fare occorrono investimenti e si possono fare; ma occorrono idee e ralazioni. Le dico che un asso nella manica l’avrei, per una mostra di richiamo. Sto verificando la tutela giuridica dell’idea/proposta, poi gliela dirò, qui, in anteprima. Per ora posso dirle che questo quinto convegno, che ha avuto attenzione e apprezzamenti confortanti, proseguirà, con ospiti altrettanto importanti. Ma non dobbiamo guardare solo all’Italia. Sarebbe un errore.”

emmebi

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