CRONACA
Ombre e luci rosse sulla scuola Montessori di Dino
La direttrice finita sotto inchiesta insieme a un'insegnante è un'ex tenutaria di postriboli: la donna che anni fa fu fotografata in posa equivoca sul cofano di un'auto della polizia. Una foto che scatenò un putiferio e mise nei guai un commissario

di Marco Bazzi

DINO – Ve la ricordate la prosperosa donna bionda che una decina di anni fa si fece fotografare sul cofano di un’auto della polizia cantonale? Quella foto, pubblicata dal Caffè, scatenò un vero e proprio pandemonio e mise nei guai alcuni agenti e commissari e in imbarazzo il comando della Cantonale.

Ebbene, la prosperosa donna bionda di allora è, oggidì, la direttrice – o facente funzione – della scuola di Dino finita nel mirino del Ministero pubblico. La signora non ha mai nascosto di fare la tenutaria di postriboli, di essere una donna “di vita”. All’epoca dei fatti, s’intende, quando raccontava le sue vicissitudini al Caffè. Per gli inquirenti era una prevenuta. Per l’allora comandante della Cantonale Romano Piazzini era invece un’informatrice.

Sia come sia, detto senza moralismo, la signora, che pare aver avuto anche qualche problema in Italia, era circondata da una indiscutibile aura di luci rosse. Poi, negli ultimi anni deve aver deciso di cambiare vita e di darsi all’educazione dei fanciulli. K.G., 44 anni, cittadina italiana, dice al telefono di essere, in realtà, la sostituta direttrice della scuola Montessori di Dino e quasi quasi di non saperne nulla dell’inchiesta penale. Comunque, per qualsiasi informazione ufficiale rinvia al “rappresentante” della scuola. Aggiunge: "Comunque la scuola rimane aperta".

Sia come sia, nel comunicato del Ministero in cui si parla di violazione del dovere di assistenza o educazione, K.G. viene indicata come “direttrice”. Dal passato riemerge anche un’altra ombra singolare. Gli è infatti che la scuola Montessori, aperta a Dino nel mese di settembre con autorizzazione di “scuola privata non parificata”, ha sede nella vecchia clinica psichiatrica Villa Verde, una delle cliniche del dottor Renzo Realini. Ma questo è solo un caso.

Intendiamoci, nell’inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier nessuno parla di abusi o di violenze sugli allievi. Si ipotizza solo una cattiva gestione della scuola. Le segnalazioni sono giunte alla polizia da alcune delle famiglie che, da qualche mese, hanno affidato i loro figli ai seguaci del celebre metodo educativo di Maria Montessori.

Poi, tra ritardi e disagi, c’è anche una piccola vertenza col comune di Sonvico, al quale i dirigenti della scuola non hanno ancora saldato un conticino – un paio di mille franchi, pare - per l’affitto dell’asilo comunale utilizzato per la scuola estiva, in attesa che fosse terminato il restauro di Villa Verde. Il resto è coperto dal segreto istruttorio.

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