CRONACA
Processo Diebold: soldi, amore, sesso e sangue
Hans Peter Maier in aula: "Sono bisessuale, ma per mia moglie non era un problema". È accusato di assassinio per aver ucciso nel 2010 il suo "amante" Matteo Diebold. Ma l'ipotesi del delitto passionale si intreccia con moventi finanziari

di Marco Bazzi

LUGANO – L’accusa è assassinio. Subordinatamente omicidio intenzionale. Hans Peter Maier, 52 anni, consulente commerciale, in carcere dal 12 novembre 2010, l’uomo che ha ucciso intenzionalmente a Lugano Matteo Diebold il giorno prima del suo arresto, è da questa mattina a processo.

Entra l'imputato

Giacca marrone, sciarpa grigia al collo, un lieve accento tedesco che ricorda la sua origine germanica, Maier si è presentato in aula tranquillo, sguardo alto verso la Corte. Parla in tono tranquillo, sorridendo spesso. Tiene tra le mani un grosso taccuino nero e una penna. Ma non prende appunti. La Corte delle assise criminali che lo giudica è presieduta da Mauro Ermani.

Trenta coltellate

Il procuratore pubblico Moreno Capella ha formulato l’accusa di assassinio ritenendo che l’11 novembre del 2010 Maier abbia agito con particolare mancanza di scrupoli, con movente e scopo particolarmente perversi. Con “l’intento di eliminare la vittima per scopo egoistico”, vittima alla quale doveva restituire 200'000 franchi, somma che Diebold aveva affidato a Meier un anno prima perché la investisse.

Il movente sentimentale

Il movente economico si intreccia però, secondo l’accusa, con quello sentimentale. Sempre per scopo egoistico, Maier ha ucciso Diebold in quanto “una volta in più aveva rifiutato di intraprendere con lui una relazione sentimentale di convivenza”. Ha ucciso usando un coltello, con una lama di 22 centimetri, colpendo la vittima “con violenza e in modo reiterato e continuo, sia alle mani e alle braccia, sia al ventre (verosimilmente due colpi), ma soprattutto alla schiena (verosimilmente venti coltellate), tanto da infliggere complessivamente 30 lesioni, di cui due trapassanti”.

Poi ha pulito accuratamente dal sangue l’appartamento di via Sorengo dove abitava la vittima, e ha asportato in tre sacchi vari oggetti, tra cui il coltello utilizzato per uccidere Diebold, il suo telefonino, diversi documenti e i propri vestiti sporchi di sangue. È quindi tornato nella sua casa di Villa Luganese in moto e ha gettato i tre sacchi in un container della spazzatura a Cadro.

Le truffe

Nei confronti di Maier ci sono poi l’accusa di truffa aggravata e altre ipotesi di reati finanziari: truffe alla disoccupazione, commesse tra il 2005 e il 2008, nei confronti di conoscenti, e della sua compagnia d’assicurazione, avendo denunciato un falso furto co scasso nel 2006. Si parla di diverse centinaia di migliaia di franchi.

"Sono bisessuale"

Il giudice Ermani ha iniziato a interrogare l'imputato ricostruendo la sua vita. Ha insistito molto sulle sue preferenze sessuali. "Sono bisessuale - ha detto Maier -. Non ho preferenze: per me uomini e donne sono uguali. Per me contano le persone e l'impatto che hanno su di me, non se sono uomini o donne. Sono preferibilmente attivo con gli uomini mentre con le donne mi lascio volentieri fare. Però posso essere attivo o passivo".

La strana morte della moglie

Le mie predisposizioni sessuali non erano un problema, per mia moglie, ha detto Han Peter Maier. La moglie Elena che sposò nel 2001, due prima anni che morisse, e che era molto più anziana di lui. La donna morì il 25 agosto del 2003, all'età di 83 anni, in circostanze poco chiare.

La moglie la conosce nell'85 ad Arosa. È tedesca anche lei, nata nel 1920. "Ma sembrava una 45enne", ha detto Maier. Poi io due iniziano a frequentarsi. Nasce una relazione affettiva a distanza: lei in Germania, Meier in Ticino. "Ma riuscivamo a stare insieme anche 6 o 7 mesi all'anno. Lei mi seguiva sempre anche nei viaggi di lavoro". Era una donna forte, resistente, anche con gli anni che aveva. "Poi però il tempo passava e così nel 2001 abbiamo deciso di sposarci".

La moglie morì nel 2003 in circostanze misteriose, tanto che il Ministero pubblico aprì allora un dossier ipotizzando l'omicidio. Alla fine il caso venne archiviato come suicidio, anche sulla base della lettera d'addio che l'anziana aveva scritto prima di morire. Temeva di essere messa sotto tutela e interdetta dai suoi nipoti che il giorno prima della sua morte erano venuti in Ticino e, secondo Maier, avevano tentato di riportarla in Germania.

La moglie di Maier si tolse la vita ingerendo alcol e medicamenti la notte del 25 agosto 2003. Aveva 83 anni. Al termine delle indagini gli inquirenti ritennero che la donna non fosse stata costretta a firmare la lettera d'addio e quindi che la tesi del suicidio fosse credibile. I sospetti su Maier caddero soprattutto per il fatto che aveva una procura generale sulla gestione dei beni della moglie. Circostanza che il giudice Ermani ha ricordato in aula.

Gli amanti: Matteo e Maurinio

Ho conosciuto Matteo Diebold nel 2004, ha raccontato Maier. Poi il giudice gli ha chiesto di Maurinio, il giovane di origine portoghese che all'epoca del delitto viveva nella casa di Maier a Villa Luganese.

"Conobbi Maurinio nel 2006, nei giorni di Natale. Aspettavo Matteo, quella sera, ma non si era fatto vivo. È entrato nella mia vita come un vento tiepido. Ci siamo incontrati in un bar".

Il giudice ha ricordato che Maurinio è omosessuale e sieropositivo. Maier ha spiegato che tra loro non c'è mai stato bisogno di usare preservativi. Ha parlato di rapporti fisici basati soprattutto su baci e carezze, come fanno i teenager.

"Poi nel 2007 Maurinio mi chiese se poteva venire a vivere da me - ha raccontato Maier -. Una stanza c'era. E poi con Matteo le cose non andavano bene, avevo scoperto che da anni lui aveva un'altra persona a fianco".

Lo "zio" Werner

Spunta ora la figura dello "zio", Werner Janzi, che vive anche lui nella casa di Maier a Villa Luganese e che muore nel 2008. Anche Werner è omosessuale e Maier dice di aver avuto rapporti sessuali con lui in gioventù. Maier lavora con lui. Hanno, tra l'altro, in progetto di costruire un acqua parco. Maier era stipendiato, ma dichiara di essere senza attività lucrativa, alla disoccupazione e all'Ufficio fallimenti.

"Che senso aveva sottacere all'Ufficio esecuzione e fallimenti che lei guadagnava 8'000 franchi al mese?", gli chiede il giudice Ermani. Da quel che si è capito dalle affermazioni di Maier, i soldi c'erano, giravano, ma i cordoni della borsa erano in mano a Janzi.

"Ero stufo che la cassa fosse nella mani di mio zio, Werner - ha detto Maier -. C'era una situazione molto ambigua. Mio zio aveva investito molto in quel progetto. Ho tirato avanti in questa situazione per anni perché lo amavo come fosse mio padre".

In realtà, secondo l'accusa, i soldi c'erano, e tanti, ma di provenienza poco chiara e, spesso illecita. Alla base delle attività di Janzi c'erano infatti attestati di carenza beni per diversi milioni di franchi. E i soldi che Meier prendeva li prelevava da un fondo cassa alimentato in modo oscuro. 

Lo strano furto a Villa Luganese

Poi c'è lo strano furto (simulato, secondo gli inquirenti) avvenuto nel 2005, quando al rientro dopo due giorni di assenza nella casa di Villa Luganese, Maier e lo zio trovano l'abitazione completamente svuotata da presunti ladri. L'episodio fa parte dell'atto d'accusa.

Il reato ipotizzato nei confronti dell'imputato è tentata truffa alla compagnia d'assicurazione. Il risarcimento chiesto da Maier (tra 250'000 e 500'000 franchi) non venne però pagato in quanto l'assicurazione non credette al furto, basandosi anche sul rapporto di polizia. Secondo il procuratore Capella l'idea della truffa legata al furto nacque già nel 2004, quando Maier stipulò la polizza di assicurazione.

Ma Maier ha contestato anche oggi in aula la tesi dell'accusa: il furto c'è stato davvero. Gli altri reati finanziari sono invece tutti ammessi dall'imputato, come ha confermato il legale di Maier, Carlo Steiger.

L'incontro con Matteo Diebold

Il processo è ripreso alle 14 di oggi, lunedì 10 dicembre. Così Han Peter Maier ha raccontato, su richiesta del giudice, la sua storia con la vittima, iniziato nel periodo di Natale del 2004:

"Eravamo membri della stessa palestra. Un sorriso ogni tanto, ma lui parlava poco, sembrava sempre di fretta. Poi siamo diventati buoni conoscenti e amici. Era molto timido. Una sera dopo la doccia mi dice 'ciao come ti chiami?' E lui: 'sei un tipo interessante, vorrei conoscerti'. Bene, gli dissi. In un attimo è nato il sentimento ed è stata una valanga. Troppo bello per essere vero".

I primi rapporti fisici? ha chiesto il giudice. "Molto presto. Il mio cuore batteva, ero eccitato, questo è un mondo in cui conta molto la gioventù e la bellezza fisica. Lui era un bel ragazzo, volevo fare bella figura con lui. Non pensavo che alla mia età si potesse tornare a essere nervosi come un teen ager".

Poi una sera in una pizzeria dove ci eravamo dati appuntamento, eravamo soli, qualche sera dopo che ci eravamo scambiati il numero di telefono, mi ha baciato, ha raccontato Maier.

"A casa mia non voleva venire, quindi andavo io in casa sua in via Sorengo. Ovunque mi trovo lo raggiungo ogni volta che mi chiama. Era una rapporto semplicemente fantastico. Come quando ho incontrato mia moglie. Non ho mai avuto in passato una storia omosessuale così coinvolgente".

Il primo rapporto?, chiede il giudice.

"Una delle prime sere a casa sua, dopo una buona cena e una bottiglia di vino. Ascoltavamo musica sul divano. Mi disse: sento che ho bisogno di te".

Matteo confessa: "C'è un altro nella mia vita"

"A un certo punto vengo però, nove mesi dopo il nostro incontro, in occasione del suo compleanno, Matteo mi dice che accanto a lui c'è un'altra persona. Mi guarda con i suoi occhi che potevano essere belli ma anche di ghiaccio e mi dice: 'Lo sai che da alcuni anni sono insieme a un altro ragazzo?'. È stata una botta. Poteva anche spararmi. Ho cercato di mantenere il controllo".

Ho protestato, dice Maier, ma non mi sono mai mostrato molto geloso. "Ci siamo continuati a vedere due giorni alla settimana, giorni fissi, e quando Matteo era libero anche durante i week end. Gli scrivevo lettere, a mano, ma anche qualche messaggio d'amore per posta elettronica. E quando non gli scrivevo per un po' arriva subito la domanda: 'hai un altro?'".

"Matteo non voleva decidersi a stare con me"

Il giudice Ermani legge una mail che Diebold ha scritto a Maier. In sintesi: "Sei la cosa più bella che il mondo mi ha regalato ma non riesco a darti più di questo. Anche se so che tu vorresti di più. Da questo limbo sentimentale non riesco a uscire...".

"Questa lettera descrive l'ambiguità di Matteo. Non voleva decidersi. Io gli chiedevo fino a che punto possiamo andare avanti così... Come puoi fare il ragazzo giusto con il tuo compagno e poi appoggiarti su di me".

Il giudice: "I testimoni dicono che il rapporto tra Matteo e il suo compagno funzionava. Mentre a lei Matteo interessava per altre cose, e qualcuno le aveva detto di lasciar perdere".

"È vero - dice Maier - gli ho permesso di tenermi nell'ombra, di farmi vivere le briciole, ma so anche che tanti fanno così e io non volevo perderlo. Quando aveva bisogno io c'ero, e lui c'era per me".

"Ho passato cinque anni a sciogliermi in lacrime all'improvviso pensando a Matteo".

Il giudice legge la testimonianza di Maurinio, il ragazzo che viveva con Maier: dice che tra Maier e Diebold negli ultimi anni c'erano atteggiamenti affettuosi, ma non da amanti. Insomma, la Corte sta cercando di capire quanto stia l'ipotesi del delitto passionale rispetto alle questioni economiche citate nell'atto d'accusa.

"È vero - dice Maier - ho cercato di allontanarmi da Matteo, ma sapevo che aveva bisogno di me e che nessuno importava quanto lui per me. Poi, a partire dal 2010 ho cercato, ma anche lui lo fatto, di finire la nostra storia. Avevo quasi 50 anni, cosa dovevo fare?".

Il viaggio a Parigi

Mi parli del viaggio a Parigi nel 2090, chiede il giudice."Matteo mi disse: ho quattro giorni di libero e ho pensato di portarti a Parigi. Ha organizzato il viaggio. Io ho prenotato il ristorante e l'albergo".

Ermani: "Dalle testimonianze emerge che Matteo si era lamentato per il fatto che lei, Maier, aveva prenotato una sola stanza in albergo...".

"E allora perché mi ha portato a Parigi? Perché ha voluto andarci con me? Il suo è l'atteggiamento di chi non vuole rendere pubblica una relazione".

Il giudice: "La maggior parte dei testimoni dicono che l'interesse di Matteo per lei era legata alla passione per l'arte ma nessuno dice di avervi visto in situazioni di complicità".

"Non accettate di vivere nell'ombra"

"Io ho vissuto sulla pelle per sei anni questa passione e so molto di più di quanto possono dire i testimoni. Ogni volta che facevamo un viaggio Matteo si sentiva in colpa di essere in giro con me e diventava di ghiaccio. Anche alle terme di Wals, all'inizio era bellissimo, ma poi lui cambiava improvvisamente e mi trattava come un cane. Dò questo consiglio a tutti colore che si trovano in situazioni simili a quella che ho vissuto: non accettate di vivere nell'ombra. Non fate questo errore. Il nostro errore è che abbiamo vissuto questo amore nell'oscurità, nell'ombra".

Ermani replica: "Ma nessuno tra i testimoni riferisce di questa grande passione segreta. Una passione che non era corrisposta".

Maier: "Matteo non voleva che si sapesse di noi. Mi ha dato tanto ma quello che volevo, cioè una relazione piena e funzionante no. Però lui è stato il primo a dirmi ti amo e non posso fare a meno di te. Quanto volte è successo che mi chiamava e mi diceva 'mi manchi da morire' e mi chiedeva dov'ero".

Il giudice insiste: "Non ce n'è uno che riferisce, nemmeno tra i suoi amici che lei, Maier, parlava di una grande passione condivisa e corrisposta, per quanto segreta".

Risponde l'imputato: "Non so perché non siano emerse queste cose, forse perchè erano concentrati su quello che era successo, sul delitto. L'ho detto tante volte ma alla fine quasi mi sembrava inutile, perché le persone con cui parlavo alla fine mi dicevano lascia perdere".

I problemi sul lavoro e la nuova casa

Meier ha poi raccontato dei problemi professionali di Diebold.

"Avrebbe potuto partecipare al nostro progetto di acqua parco, e diventare capo marketing, visto che sul lavoro, all'UBS, non era tanto soddisfatto. Aveva davanti a sé un futuro solare. A quarant'anni non aveva ancora fatto qualcosa di importante. I problemi che aveva sul lavoro erano particolari: rispetto agli altri capi marketing della banca non aveva un ruolo dirigenziale definito".

Il giudice Ermani apre il capitolo della casa: Matteo Diebold, pochi mesi prima di morire, cercava una nuova casa nella quale andare a vivere con il suo compagno. E Maier lo aiuta nella ricerca. "Speravo che alla fine avrebbe scelto me". Il giudice: "Ma non risulta nulla che confermi una sorta di conflitto di lealtà di Matteo tra i suoi due compagni, cioè tra il suo compagno e lei, Maier".

E allora: "Stavano insieme da 10 anni e ancora non vivevano assieme? Perché se era un amore così importante? E invece la relazione con me non contava nulla? Non sono riuscito a gestire questa passione".

E perché aveva rapporti sessuali con altre persone?, gli chiede il giudice: "Per cercare di liberarmi di Matteo e dal pensiero di lui. Ma non ci riuscivo". Insomma, Maier sostiene che per lui Matteo era un'ossessione.

I 200'000 franchi che Diebold diede a Maier

Il giudice apre il capitolo dei 200'000 franchi che Diebold affidò a Maier. "È vero che lei faceva un po' il consulente di borsa per Matteo?". No, risponde l'imputato.

Il compagno di Diebold dice a verbale che quei 200'000 franchi erano parte dell'eredità ricevuta da Matteo dopo la morte di sua madre ed erano stati affidati a Maier perché li investisse.

"Non si può mischiare soldi e amore, quindi non avrei mai accettato soldi da Matteo".

Il giudice: "Ma lei era da tempo in difficoltà finanziaria".

Maier: "Quando mio zio è morto ho capito che dovevo cambiare la mia vita e mi ero messo a cercare lavoro. A costo di lasciare il Ticino e la casa di Villa Luganese".

Il giudice: "Maier, ma anche un suo ottimo amico dice di aver saputo da lei che Diebold gli aveva dato del denaro da investire".

Maier: "Non ho mai ricevuto soldi da Matteo in nessun modo. Ma lui da me sì".

Il giudice: "Risulta un prelevamento di 200'000 franchi, il 17 novembre 2009 da parte di Diebold dal suo conto bancario. E in quel periodo risultano dei versamenti sui suo conti, Maier, di diverse decine di migliaia di franchi. Da dove vengono quei soldi?".

Secondo Maier, quei soldi affluiti su cinque conti in banche diverse e alla Posta, provenivano dalla sua attività professionale. "Non volevo troppe domande dalle banche e non volevo che finissero pignorati, vista la mia condizione. Forse sono stato un po' illogico, ma non c'entrano coi soldi di Matteo".

L'imputato nega in modo risoluto di aver mai ricevuto i 200'000 franchi da Matteo Diebold, denaro che, secondo l'accusa, sarebbe uno dei moventi, se non il principale movente, del delitto. "Magari Matteo ha detto di averli dati a me per giustificare altri investimenti che ha fatto. Del resto, se me li avesse dati da gestire ci sarebbero delle tracce, scambi di mail, per esempio".

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