Gli ultimi giorni di Matteo Diebold. La ricostruzione del delitto di via Sorengo è iniziata questa mattina con i ricordi di Hans Peter Maier su quanto accadde la sera del 9 novembre 2010, due giorni prima dell'omicidio. Ricordi intimi, sentimenti contrast

di Marco Bazzi
LUGANO - Gli ultimi giorni di Matteo Diebold. La ricostruzione del delitto di via Sorengo è iniziata questa mattina, martedì 11 dicembre, con i ricordi di Hans Peter Maier su quanto accadde la sera del 9 novembre 2010, due giorni prima dell'omicidio. Ricordi intimi, sentimenti contrastanti. Quella sera l'imputato andò a casa della vittima. I due cenarono insieme.
Cosa successe quella sera? chiede il giudice Mauro Ermani.
"Fu una serata strana e bella, Matteo mi disse che non voleva perdermi, e tra la cucina e il tavolo mi disse 'ho capito che non posso stare senza di te, che ho bisogno di te'. Anche la cena, il mangiare, era come essere ubriaco. Dentro di me sentivo che, dopo sei anni di sofferenza, ero riuscito a trovare la forza di staccarmi ma avevo sempre una catena attorno al collo. Matteo aveva detto tante cose del genere in quegli anni, soprattutto quando temeva che lo abbandonassi, ma poi non si decideva mai a lasciare il suo compagno e a costruire una vera relazione con me. Volevo crederlo, quella sera, ma avevo il senso di essere in catene. Ero felice quella sera, ma avevo anche il timore tremendo che quelle di Matteo fossero soltanto parole. Volevo crederci, finalmente, ma c'era la solita spina. Tra noi c'era sempre quel tipo di storia: momenti belli e momenti brutti, io volevo smettere di piangere ogni giorno".
Maier ha poi detto che lui e Diebold non erano, sessualmente, dei partner ideali.
Quella sera, in casa di Matteo, Maier dice chiaramente al suo amante che si deve decidere: che deve parlare chiaramente con il suo compagno.
"Nel mio cuore e nella mia mente non c'è più nulla che riguardi il dramma interiore di allora. Tutto si è spento la sera in cui ho ucciso Matteo, il vero dramma, che mi mangia dentro è dovermi ricordare di avere ucciso colui che amavo più di ogni altro al mondo, ora non ho più nessun diritto di rimpiangere me stesso, rimpiango le persone che hanno sofferto, rimpiango Matteo che non c'è più".
La sera del delitto
Gli chiede il giudice Mauro Ermani: "Perché la sera dell'11 novembre lei è andato da Diebold in scooter e vestito in training? E perchè di giorno, quando è uscito a comprare una bottiglia di Bordeaux, ha preso la macchina?"
"Non c'è una ragione precisa. Ho preso lo scooter ed ero in training perché forse pensavo di fermarmi a dormire da Matteo".
Ermani chiede al procuratore pubblico Moreno Capella se intende fare accertamenti sulla temperatura di quel giorno. Ma l'avvocato di parte civile, Mario Postizzi, ha già i dati: l'11 novembre 2010 le temperature variarono di giorno tra i 7 e gli 8 gradi e di notte tra i 5 e i 6.
Il giudice: "Non sono sicuramente temperature da andare in giro in scooter in training".
La cena al grotto Flora
Alla fine c'è un cambiamento di programma: Diebold e Maier escono a cena e vanno al grotto Flora, ad Agra. La gerente, Flora Macconi, sente alcune cose della conversazione dei due. Una frase in particolare: Matteo dice "ti sarò grato per la vita". Maier: "C'erano spesso tra di noi frasi un po' teatrali".
Flora Macconi ha anche raccontato che Maier quella sera passò una buona mezz'ora a chiacchierare con due clienti che avevano un cane. Il giudice sta cercando di capire quale fosse il tipo di rapporto che si era instaurato quella sera tra i due.
Diebold e Maier verso le 11 di sera tornano nell'appartamento di via Sorengo. "Volevo scappare da lui, punirlo per avermi ancora una volta trattato così, senza darmi una risposta, ma quando siamo scesi dalla sua macchina non avevo con me le chiavi dello scooter. Se le avessi avute me ne sarai andato".
Il giudice: "E perché è salito nell'appartamento da Matteo"?
"Perché volevo la mia riposta, non volevo essere ancora gettato nel fango".
Il coltello in cucina
Maier racconta poi che, dopo essere entrati insieme nell'appartamento di Matteo lo segue in cucina. "Volevo sempre la mia risposta. L'ultima cosa che mi ricordo di quella sera è che ero di fronte a lui in cucina. Poi devo avergli ancora chiesto una volta cosa voleva fare con me e Matteo ho cominciato ad andare fuori di testa completamente. Mi ha sepolto sono una valanga di ingiurie e di parolacce. Mi ha detto 'cosa pensi? che volevo passare la vita con uno vecchio come te? sei niente, non hai capito che non posso andare avanti così?, questo mi ha detto".
Dica la frase che risulta a verbale, lo incalza il giudice. Ma Maier non se la sente. Il giudice legge la frase che Diebold disse a Maier.
Proponiamo una versione "soft":
"Pensi veramente che vado a vivere con un vecchio idiota come te? Cosa pensi? Che lascio il mio compagno per un vecchio come te che poi devo andare in giro a cercarmi gli uomini?".
Questa frase è stata riferita. ovviamente, da Maier. L'imputato scoppia in lacrime. Per la prima volta da quando è iniziato il processo.
E poi che è successo? "In cucina c'era il coltello". Il giudice: "Il coltello che gli aveva regalato lei, quasi un segno del destino"...
Parla il compagno di Matteo Diebold
Dopo la pausa la Corte ascolta la deposizione di M.D., che aveva una relazione con la vittima (era il suo compagno), e che si è costituito accusatore privato.
"Io e Matteo ci conoscevamo dal giugno del 1999. Un rapporto consolidato. Il fatto che non vivessimo insieme era una scelta di praticità e l'appartamento di Matteo a Lugano era già il 'nostro appartamento'. Due giorni a settimana, il mercoledì sera e nel week end stavamo insieme. Era il nostro schema di vita. Mateo lavorava al marketing dell'Ubs, era responsabile del settore, poi nell'ultimo mese era stato declassato e per lui era stato un duro colpo. Non vedeva più un futuro e una carriera in quella banca e io stesso gli consigliavo di cercare altrove il successo lavorativo".
L'idea - racconta M.D. - era quella di prendere una casa insieme, "magari in valle di Blenio o in Engadina, o anche fuori Lugano, e di aprire un bed and breakfast, che io avrei gestito, mentre lui poteva lavorare a casa nel suo campo, come grafico. Avevamo iniziato a cercare una casa. L'idea di andare a vivere insieme era nata negli ultimi due anni. L'idea era poi in futuro di legalizzare la nostra relazione".
Il giudice Ermani: che carattere aveva Matteo?
"Era una persona estremamente onesta, ligia, attenta alle regole. Anche sugli orari di utilizzazione della lavatrice condominiale. Lo consideravo il mio compagno di vita e lui mi considerava così".
Tradimenti?, chiede Ermani.
"Successe una volta nel 2002 e me lo confessò in modo affranto, anche se con quel ragazzo non ci fu nulla di profondo né dal punto di vista sentimentale né da quello sessuale. Mi chiese comunque di accompagnarlo al Civico a fare il test dell'Aids, perché era terrorizzato di aver contratto il virus e di trasmetterlo a me. Nelle nostre relazioni intime il ruolo più attivo lo aveva lui".
Durante la deposizione di M.C., per la prima volta Han Peter Maier prende appunti sul taccuino nero che tiene tra le mani da ieri.
Secondo il teste, è molto strano che la chiave dell'appartamento sia stata trovata in tasca alla salma di Matteo. "Matteo svuotava subito le tasche ogni volta che entrava in casa. Ho pensato che forse erano entrati a prendere qualcosa e poi intendessero riuscire".
Il giudice: "Avete mai avuto litigi violenti?".
"Litigi sì, in undici anni, ma non violenti, non ha mai infierito su di me con parole pesanti. I nostri litigi finivano di solito con momenti di silenzio, ci mettevamo il muso ma il giorno dopo tutto tornava come prima".
E il ruolo di Maier nella vita di Matteo?, chiede il giudice.
"Aveva un ruolo di amico, con cui poteva uscire a cena o trovarsi per un caffè in centro, e poi avevano la passione comune per l'arte contemporanea e la fotografia. In più il terzo ruolo che Maier aveva nella vita di Matteo era di consulente finanziario e immobiliare. Quando abbiamo deciso di prendere casa insieme il fatto che ci fosse Maier era considerata una fortuna. E poi aveva un ruolo finanziario. Il suo lavoro, a quanto mi aveva detto Matteo, era quello di investire denaro e mi aveva detto di aver affidato a Maier parte dei soldi ereditati da sua madre per farli fruttare".
Secondo M.C. "Matteo aveva affidato circa la metà dell'eredità ottenuta a Maier affinché lo facesse fruttare. I soldi ricevuti dalla madre non erano infatti sufficienti per acquistare una casa, e lui sperava che Maier li investisse bene. Matteo si era anche fatto fare una proposta da un consulente dell'Ubs, ma lui si fidava di Maier e si era convinto che un investimento effettuato tramite canali non canonici come quelli bancari poteva fruttare di più".
"Maier era consulente finanziario di Matteo"
Non era geloso?, gli chiede il giudice.
"Avevo avuto dei moti di gelosia, sapendo che Matteo frequentava Maier, ma lui mi aveva rassicurato. Diceva che era soltanto un suo amico e che aveva con lui unicamente alcune passino in comune. Io mi sono fidato e ho accettato le sue spiegazioni".
Maier, nel frattempo, continua a prende appunti, riempie pagine intere del taccuino.
M.C. racconta di aver incontrato Maier solo un paio di volte e di averlo visto la prima volta in una discoteca a Rancate.
"Sapevo che la sera del 9 novembre Maier era stato a cena da Mateo, tanto che mercoledì, quindi la sera dopo, mi aveva cucinato delle polpette di riso con il risotto avanzato dalla cena con Maier. Ho pensato che durante la cena avessero parlato dei loro affari finanziari. Mesi prima, Matteo mi aveva detto che l'investimento non stava andando bene come sperava e che comunque sarebbe rientrato in possesso dei suoi soldi solo nel novembre del 2010, e quindi dovevamo aspettare per acquistare la casa. Mi aveva confidato in un'altra occasione che con i soldi che aveva dato da gestire a Peter stava perdendo".
La mattina dopo, dunque la mattina dell'11 novembre 2012, Matteo Diebold lascia l'appartamento per primo per andare al lavoro. M.C. riordina tutte le stanze, svuota la lavastoviglie, pulisce la cucina, rifà il letto.
"Sul pianale della cucina c'era il ceppo dei coltelli e tutti i coltelli, una decina, erano infilati lì dentro. Non lasciavamo mai coltelli in giro. Che il coltello usato per delitto fosse stato regalato a Matteo da Maier l'ho saputo solo dopo, dai verbali".
Ermani: "Ma lei era sicuro che quel coltello fosse lì nel ceppo?"
"Non posso giurarlo ma presumo fosse insieme agli altri".
L'appartamento la mattina dopo il delitto
M.C. descrive quindi l'appartamento come lo trovò rientrandoci il giorno dopo il delitto: "L'impressione era che qualcuno ci avesse messo le mani e rovistato un po' dappertutto, la cassettiera del corridoio aveva i cassetti aperti, il piumone era stato tirato indietro e i cuscini erano al centro del letto, l'armadio della camera era aperto e i vestiti per terra, il televisore anche era per terra e la cassapanca su cui era posato era aperta".
Il cellulare, il preservativo, la vaselina
Prosegue il testimone: "Sul tavolino della camera da letto trovai il telefonino professionale di Matteo e un preservativo non usato ma estratto dalla custodia. Era un'anomalia che il telefonino fosse in camera da letto, tanto meno quello del lavoro. Erano anni che non usavamo più preservativi. Poteva essere stato preso da una vecchia scatola che c'era in bagno. E in cucina c'era una confezione di vaselina. un tubetto, e sono certo che la mattina precedente non c'era".
Ermani: "Che spiegazioni si è dato della presenza di questi oggetti?"
"Ritengo che tutto questo fosse frutto di un tentativo di far ricadere la colpa su di me, e tutto era stato preparato e architettato. Il film che si sarebbe dovuto realizzare era che la sera io finivo di lavorare, decidevo di fare una sorpresa a Matteo e di andare a casa sua, lo trovavo in compagnia di qualcuno, di un amante, e mi accanivo contro di lui per vendetta. Ma è soltanto un film che mi sono fatto io".
"È stato un delitto premeditato"
M.C. è convinto che il delitto sia stato premeditato: non solo la disposizione degli oggetti, ma anche i messaggi che Maier inviò ai suoi amici in quei giorni dicendo in sostanza: "finalmente Matteo ha scelto me". "Matteo - dice il testimone - non aveva alcuna intenzione di scegliere tra me e Maier. Io ero a tutti gli effetti parte della sua famiglia, in quel momento era alla ricerca di stabilità e non si un ulteriore salto nel buio. Aveva bisogno di punti di riferimento. Aveva anche chiesto consigli a un suo amico psicologo".
La polizia mi sospettò dell'omicidio
Il giorno dopo il delitto, infatti, M.C. fu fermato e indagato dalla polizia. "Trovai a casa mia tre agenti e mi portarono a Lugano. Non mi dissero nulla sul motivo. Dopo qualche ora l'ispettore capo mi prese per un braccio e mi urlò in faccia: 'Matteo è morto è stato ammazzato a coltellate, e sei stato tu!'. Mi sono sentito travolto da un fiume in piena imploravo il commissario di dirmi che non era vero, non era possibile, e sbattevo contro le pareti. Poi mi chiesero se sapevo chi potesse essere stato a uccidere Matteo e nella mia confusione mentale mi venne da pensare a un vicino di casa, ma poi ho pensato a Maier".
Secondo M.C., che è in terapia psicologica dall'epoca del delitto, come la sorella di Diebold, è inverosimile che l'aggressione sia iniziata in cucina, come sostiene l'imputato. "Non ho nessuna intenzione di ricrearmi una vita - dice con le lacrime agli occhi -. Sono tuttora il compagno di Matteo"