In aula il confronto fra l'imputato e il fidanzato della vittima

LUGANO - Hand Peter Maier ha chiesto, al termine della mattinata processuale, di poter rivolgere alcune domande al teste M.C., compagno di Matteo Diebold. È partito dal primo incontro, avvenuto alcuni anni fa in discoteca: Maier conobbe lì per la prima volta M.C. Poi ha chiesto se ricorda che Diebold perse in borsa parecchi soldi dell'eredità ricevuta dopo la morte del padre. Ma M.C. non ricorda quei particolari.
Maier: "Lei dice che Matteo non portava mai il telefono a letto, ma non vi capitava mai di sentirvi la sera prima di dormire?"
M.C.: "Capitava ogni tanto, ma non da sotto il piumone".
Maier: "A me invece capitava spesso di sentirlo al telefono mentre si addormentava. C'è anche una foto, che la polizia ha sequestrato in casa mia, che Matteo si era fatto mentre era a letto al telefono con me".
Maier: "Sa qualcosa del test dell'AIDS che Matteo fece nel 2008, oltre a quello di cui lei ha parlato questa mattina e che risale al 2002? So che lo fece perché venne da me in ospedale. Io ero lì al capezzale di mio zio. Matteo si era fatto accompagnare da un amico. Aveva paura di essersi infettato".
M.C.: "Non so nulla del secondo test di cui parla lei".
Maier: "Nel giugno 2010 quando siete andati in America ricorda qualcosa di particolare in merito a quel viaggio?".
M.C.: "No, nulla".
Maier: "Non si è accorto che Matteo portava il mio orologio di Cartier?".
M.C.: "Matteo aveva tanti orologi".
Maier: Quello era mio, e mostrandomi una foto mi aveva detto: vedi, c'eri anche tu in America".
Poi Maier chiede al compagno di Diebold se ricorda di essere salito, alcuni anni fa, sulla sua auto: "Quella Mercedes nera col motore potente da 12 cilindri era mia. L'avevo prestata a Matteo e lei era rimasto affascinato dal rumore del motore, così mi disse Matteo".
M.C.: "Non mi faccio affascinare dal rumore dei motori, non è da me".