CRONACA
Il procuratore su Maier: "La truffa era il suo mestiere"
In aula questa mattina la requisitoria del procuratore pubblico Moreno Capella: "Credere all'imputato significa negare la logica, le prove e gli indizi".

di Marco Bazzi

LUGANO - Parola all'accusa, questa mattina al processo contro Hans Peter Maier, il 52enne accusato di avere assassinato Matteo Diebold nell'appartamento di quest'ultimo la sera dell'11 novembre 2010.

Il diritto di mentire

"Il diritto di non collaborare dell'imputato è sacrosanto e comprende anche il diritto di raccontare delle bugie - ha esordito così il procuratore pubblico Moreno Capella -. Sacrosanto è anche il principio in dubio pro reo, ma l'imputato non può pretendere che il dubbio a suo favore derivi unicamente dalle proprio dichiarazioni. Asserzioni e congetture sono prive di qualsiasi valore probatorio".

Poi il procuratore è entrato nel vivo della sua requisitoria: "Maier ha ampiamente fatto uso del diritto di mentire. Ha negato per 45 giorni, dopo il suo arresto, di essere l'assassino di Diebold, lo ha fatto fornendo alle autorità versioni diverse, cambiate, ritrattate. Ha mentito anche in aula, affermando che era lui in genere a pagare il conto quando uscivano a cena. Ha fatto anche uso di supposti vuoti di memoria. Lo ha fatto rifugiandosi in un finto panico confusionario quando si è trattato di dire come e quando ha colpito Diebolb, o quando doveva rispondere alla domanda sul percorso effettuato per rientrare a casa sua dopo il delitto".

"Maier è l'apoteosi della menzogna"

"Ha mentito con disinvoltura cercando di confutare ciò che emergeva dall'inchiesta, inventandosi dettagli anche inutili. E in una fase avanzata dell'inchiesta ha assunto una strategia più aggressiva, affermando che Diebold era complice delle sue truffe in quanto lo aveva aiutato a creare documenti falsi. A un certo punto Maier dice: eravamo come Bonnie & Clide. Oggi incarna l'apoteosi della menzogna, dove la realtà supera qualsiasi finzione. In simili circostanze, Maier non può pretendere di essere creduto. Per credergli bisognerebbe negare la logica e le prove e gli indizi raccolti".

"La verità che dovete cercare"

Ha proseguito Capella: "Spesso non si giunge a una verità vera sui motivi di un delitto. Spesso ci si deve arrendere a una verità che solo oggettivamente si pone al di là di ogni ragionevole dubbio: è la verità giudiziaria, che non deve pretendere di assurgere a verità assoluta. Ed è questa che dovrete cercare, membri della Corte".

Da 'Cuore di tenebra'

Poi il procuratore ha fatto una citazione: "Anche le azioni più scoperte di un uomo hanno un lato segreto, scrisse Joseph Conrad in Cuore di tenebra. A maggior ragione, dico io, quando una persona è affetta, come Maier, dal vizio psichico del narcisismo".

"Ha ammesso solo con le spalle al muro"

"Maier ha ammesso il delitto solo quando le autorità erano in possesso di prove scientifiche che lo inchiodavano. Non ha contribuito in nulla a descrivere le fattispecie descritte nell'atto d'accusa. Si è sempre limitato a confermare circostanze e fatti comprovati. Il suo atteggiamento è sempre stato quello di negare. E lo fa ancora oggi, in aula, quando nega il furto simulato nella sua villa e la tentata truffa alle assicurazioni e quando nega di aver ricevuto ed i essersi appropriato del denaro di Diebold".

I reati finanziari

"Maier si è reso colpevole di reiterate truffe e appropriazioni indebite facendo uso di documenti contraffatti. Imputo a Maier di aver truffato la cassa cantonale di disoccupazione e la cassa dell'OCST per circa 230'000 franchi tra il 2003 e il 2008. Le entrate della Hape Trend, la sua società erano scarse, il capitale sociale era stato consumato, aveva un'eccedenza di debiti. Come ha quindi potuto concretamente la Hape Trend pagare lo stipendio di Maier se non ne aveva i mezzi? L'imputato dice che era suo zio, Werner Janzi, amministratore unico della società, a pagargli il salario, ma come poteva pagare, Janzi, se aveva 52 esecuzioni per 3 milioni e 70 attestati di carenza beni?".

Maier, dice il procuratore, "sostiene di aver lavorato per la Hape Trend, e di aver ricevuto un salario. Ha predisposto documenti falsi per ingannare i funzionari della cassa disoccupazione e ottenere una rendita. D'altra parte la società, che aveva sede a casa sua, non produceva assolutamente nulla. Ha ingannato i funzionari attestando che gli era stato versato un salario nel 2003, ma è stato appurato che mai vi fu da parte della Hape Trend sia da parte di Janzi, non vi fu alcun versamento salariale".

Maier ammette le truffe

Colpo di scena alla ripresa del processo dopo la pausa: l'avvocato di Maier, Carlo Steiger, ha fatto ammettere all'imputato le truffe alle casse disoccupazione.

Il furto simulato in villa

Il procuratore affronta ora il capitolo del presunto furto nell'abitazione di Villa Luganese, che Maier denunciò nel settembre 2005, sul quale si fonda il reato di tentata truffa alla sua assicurazione per un importo tra i 250'000 franchi e il mezzo milione. Importo che la compagnia si rifiutò di risarcire.

"Quel furto fu simulato, sostiene l'accusa, e venne denunciato un anno dopo aver firmato la polizza assicurativa. Per trasportare gli oggetti contenuti nella villa ci sarebbero volute trenta ore di lavoro di una persona e un camion in grado di contenere venti metri cubi di materiale. In più bisognava valicare un cancello che non è mai stato aperto. Nessuno dei vicini ha notato in quel fine settimane di settembre in camion o un via vai di furgoni da casa Maier. Poi ci sono i cani, uno dei quali era solito abbaiare quando qualcuno si avvicinava alla proprietà. Ma nessuno, in quei giorni, ha sentito i cani abbaiare".

La truffa al fratello dello "zio"

Capella ha parlato di predisposizione alla truffa da parte dell'imputato e ha introdotto il capitolo relativo alla truffa commessa ai danni di Rudolf Janzi, fratello di Werner, l'anziano che viveva insieme a Maier e che lui chiamava "lo zio". Per inciso, nei giorni scorsi, Maier ha ammesso di aver avuto con "lo zio" anche qualche rapporto sessuale in gioventù.

"Rudolf Janzi, che viveva a Zurigo e non parlava italiano, ha versato tra il 2006 e il 2008, 844'000 franchi. Poi, nel 2008, ha deciso di chiudere i rubinetti. Questo importo è stato in genere versato a Maier in contanti o per bonifico. Il primo versamento di circa complessivi 400'000 franchi si riferisce a supposte spese di intermediazione legate a trattative bancarie su cartelle ipotecarie che gravavano terreni di Janzi in Ticino".

In casa sua timbri falsi della Pretura e dell'Ufficio fallimenti

"Altri 134'000 franchi vennero chiesti a Janzi, e da lui versati a Maier, tra il 2007 e il 2008. Janzi ha dichiarato che Maier lo ha convinto a fare quel versamento per pagare delle tasse obbligatorie sugli immobili. Tasse che se non fossero state pagate avrebbero fatto lievitare, a dire di Maier, l'importo a un milione".

Per ingannare Janzi, Maier falsifica anche un documento del Dipartimento delle finanze, con tanto di timbro.

Dice il procuratore: "A casa sua abbiamo trovato un sacchetto contenente dei timbri contraffatti: della Pretura di Lugano, dell'Ufficio fallimenti, di un notaio, e di altri diversi uffici dello Stato. Maier si faceva costruire in Germania dei timbri per dare la parvenza di veridicità ai documenti".

Una terza truffa ai danni di Rudolf Janzi ha un importo di 130'000 franchi, dove compaiono una società egiziana e uno studio legale londinese, entrambi inesistenti. Maier si inventa un finto affare con la società egiziana. Moreno Capella analizza infine altre due truffe, sempre legate a cartelle ipotecarie. In quell'occasione, era il 2008, ha sottoscritto un contratto a nome dello "zio" Werner, che però nel frattempo era già morto.

Truffatore per mestiere

Il procuratore ha concluso così il capitolo sulle truffe: "Maier ha fatto della truffa il suo mestiere, nessun reddito lecito è stato appurato, nessun reddito conseguito con un'attività lecita. La sua vita e il suo sostentamento sono stati garantiti dal denaro ottenuto da illeciti patrimoniali. Gli strumenti a cui ha fatto capo e la reiterazione nel tempo devono far ritenere che egli avrebbe continuato anche in futuro. Il suo agire truffaldino è quindi qualificato e non semplice. E questi reati avranno molta importanza nella commisurazione della pena complessiva".

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