Dopo 9 ore di requisitoria il procuratore pubblico Moreno Capella ha chiesto la pena massima per Hans Peter Maier: "Ha ucciso una persona giovane, professionalmente affermata. Ha commesso un assassinio. Ha ucciso un amico".

di Marco Bazzi
LUGANO - Dopo aver sfogliato in mattinata l'ampio ventaglio di truffe e reati patrimoniali, il procuratore pubblico Moreno Capella affronta nel pomeriggio di oggi, giovedì 13 dicembre, il capitolo dell'appropriazione indebita di cui Hans Peter Maier è accusato in relazione all'assassinio di Matteo Diebold: 200'000 franchi che la vittima gli avrebbe consegnato nel 2009 per farli fruttare.
E quei soldi, secondo la pubblica accusa, potrebbero rappresentare uno dei moventi, se non il principale, del delitto.
Soldi spariti nel nulla
"Quei soldi sono spariti nel nulla - dice il procuratore pubblico -. Erano parte dell'eredità che Matteo aveva ricevuto alla morte della madre: 470'000 franchi. Il 17 novembre 2009 Matteo prelevò in contanti 200'000 franchi dal conto UBS e disse al suo consulente bancario che intendeva utilizzare quel denaro per acquistare una casa".
Ma quei soldi non vennero utilizzati e neppure spesi, secondo il magistrato: non sono state trovate tracce in tal senso. Diebold ha continuato a vivere in modo semplice, con l'obiettivo di risparmiare. "Sono convinto che quei 200'000 franchi furono consegnati da Diebold a Maier con lo scopo di investirli e di farli fruttare, per poter disporre della somma necessaria all'acquisto della casa che aveva intenzione di comprare".
Maier e i derivati
In quel periodo, invece, Maier era a corto di soldi. Secondo il procuratore Capella, vi sono non solo testimonianze di persone che dicono di aver saputo che Matteo aveva affidato dei soldi a Maier (tra queste anche M.C., compagno di Matteo, che lo ha ripetuto l'altro giorno in aula), ma c'è anche il fatto che Maier si proponeva e si offriva pubblicamente come consulente finanziario ed esperto di borsa.
In quei mesi, tra l'autunno 2009 e la primavera 2010, Maier investì parecchi soldi in derivati e perde oltre 60'000 franchi. Moreno Capella cita precisi riscontri bancari sostenendo che in quei mesi l'imputato fece operazioni di borsa molto "aggressive".
Capella ha pure ricordato che quell'investimento era a termine, e che a fine 2010 Maier avrebbe dovuto restituire a Diebold il denaro con gli interessi.
"Ecco chi è Hans Peter Maier"
Maier non ha mai seriamente lavorato in vita sua - ha detto il procuratore -, ma ha sempre vissuto nel lusso, permettendosi vacanze e alberghi di alto rango, vestiti firmati, una villa da 3'500 franchi al mese, attività mondane. Una vita dispendiosa. E viveva prosciugando patrimoni di altri.
"Aveva avuto parecchi procedimenti penali, archiviati con decreti di non luogo a procedere o di abbandono per insufficienza di prove. Al 30 novembre 2011 aveva sulle spalle 30 attestati di carenza beni per 140'000 franchi e un numero impressionante di esecuzioni, un debito personale verso Rudolf Janzi di un milione di franchi, truffe pianificate con scaltrezza e meticolosità. Questa, in sintesi, é la persona che nel 2010 intratteneva con Diebold una relazione di amicizia forte, sicuramente, una relazione di fiducia che aveva indotto Diebold ad affidare a Maier parte del suo patrimonio".
E ha aggiunto: "Maier è un uomo che manipola, che mente".
Omicidio passionale o assassinio?
Il magistrato ha quindi spiegato le differenze delle qualifiche giuridiche ipotizzabili in relazione all'uccisione di Diebold: "Il delitto può essere passionale, se l'autore ha agito in uno stato di grave prostrazione, o può essere il risultato di un'azione condotta senza mancanza di scrupoli, per scopo e modalità. La qualifica passionale è certamente la meno grave. La pena massima prevista è dieci anni di detenzione. L'assassinio è invece più grave, e prevede la detenzione a vita. Tra i due poli vi è l'omicidio intenzionale, che prevede una pena massima di vent'anni".
Non fu un delitto passionale
La pubblica accusa non crede al movente passionale: "Potremmo parlare semmai di un reato 'emotivo' ma non di un movente passionale, perchè tra Maier e Diebold non vi fu mai una relazione sentimentale, se non un'amicizia basata su interessi comuni, dall'arte alla cucina. Se questo per Maier rappresentava qualcosa di più, una relazione profonda al punto da sfociare in una passione e in un'ossessione, non significa che fra i due ci fosse un rapporto di coppia".
Molti - dice il procuratore pubblico - riferiscono di un Maier innamorato in modo quasi ossessivo, ma riferiscono anche di un Diebold interessato unicamente ad avere un amico che avesse determinati interessi.
Dice un teste interrogato nell'inchiesta: "Pedro (ndr. Maier) viveva in un film mentale tutto suo, in una sorta di universo parallelo. Matteo non corrispondeva l'amore di Pedro".
E un'altra teste: "Inizialmente Matteo era per Pedro una passione, poi è diventata un'ossessione".
E ancora: "Giudicava Pedro interessante sul piano intellettuale e culturale".
Un altro teste afferma: "Matteo mi diceva che Maier era vecchio, fisicamente non attraente. Sicuramente non era il suo amante. Matteo viveva male il corteggiamento non desiderato di Maier, i suoi regali".
Tra Maier e Matteo non c'era un rapporto amoroso
Insomma, mai un rapporto amoroso o di coppia. E Capella cita le testimonianze dei vicini di casa di Diebold, che dicono di non aver mai visto Maier. Il compagno di Matteo, M.C. dice che non era raro che Maier andasse a casa di Diebold, ma perché erano amici. "Ma una relazione profondamente affettiva, di convivenza, di complicità. Molti invece i testimoni che parlano della relazione sana, priva di ripensamenti, solida, tra Matteo e il suo compagno M.C. Non una relazione in procinto di terminare, come sostiene il solo imputato. Nessuno parla di un Diebold in procinto di lasciare M.C.".
Capella cita quindi due mail che definisce "manovre di tipo manipolatorio": Maier le invia il 10 novembre 2010 ai suoi due migliori amici. Il testo è lo stesso, ma le mail vengono inviate una al mattino e una al pomeriggio. In queste mail Maier racconta delle asfissianti attenzioni che Matteo aveva nei suoi confronti da quando, qualche settimana prima, gli aveva dato un aut-aut, minacciando di lasciarlo se non si fosse deciso a vivere una seria relazione con lui.
"Maier - dice il procuratore - era per Diebold solo un amico e, aggiungo io, un consulente finanziario. D'altra parte a casa di Diebold non è stata trovata alcuna fotografia di Maier, e nessuna lettera tra i due è stata trovata. Niente più che un'amicizia intensamente normale".
La sera del delitto
Il procuratore pubblico Moreno Capella non crede che a scatenare l'ira di Maier siano state, come sostiene l'imputato, le frasi ingiuriose e violente che Diebold avrebbe pronunciato contro di lui. "Maier quella sera si presenta in training, abbigliamento strano per chi va a cena dalla persona che ama. Quella sera non era in programma alcuna cena romantica a lume di candela, semmai una cena per discutere di affari, ma non certo di sentimenti e di una futura convivenza".
Alla fine, come è noto, Maier e Diebold decidono di andare a mangiare al Grotto Flora di Agra. E al ristorante, rileva il magistrato, Maier è più interessato a parlare con altri clienti che con Diebold.
"Una teste riferisce di aver visto verso le 23 i due rientrare nell'appartamento di via Sorengo con passo spedito, uno a circa un metro di sostanza dall'altro, e Maier portava con sé un sacco di plastica. Maier racconta di un Diebold che lo ha invitato a salire in casa con occhi languidi e di presunte effusioni sul pianerottolo. Non sono credibili. Diebold non ha nemmeno avuto il tempo di togliersi la giacca e di togliersi la chiave dalla tasca dopo essere entrato nell'appartamento. L'aggressione è avvenuta solo nel corridoio e non è iniziata in cucina. In questo contesto non vi è alcuno spazio per la frase offensiva che Diebold avrebbe pronunciata contro Maier in cucina. Una frase di cui Maier riferisce a verbale molto tempo dopo l'arresto., quando ormai c'erano nei suoi confronti testimonianze e prove che lo inchiodavano".
Secondo Capella, Maier si inventa così una storia che getta sulla vittima la responsabilità della sua reazione violenta. "Quella frase ingiuriosa non fu mai pronunciata da Diebold. È solo una congettura dell'imputato".
Non vi fu dunque omicidio passionale, secondo la pubblica accusa. "Il delitto passionale presuppone che l'autore si trovi in uno stato di violenza commozione non attribuibile a lui. Presuppone collera, rabbia, gelosia, paura, angoscia, disperazione... la commozione deve essere violenta, veemente. Una violenta disputa che si sovrappone a un grave conflitto familiare e interpersonale". Insomma, stando alla giurisprudenza federale, questo delitto non rientra nel concetto di omicidio passionale.
La grave prostrazione, ha osservato il magistrato, è uno stato d'animo eccezionale, il risultato di una situazione drammatica che perdura da tempo.
"Maier è un assassino"
"Comunque, nemmeno se dessimo totale credito ai racconti di Maier potremmo ammettere un omicidio passionale. Ciò che distingue l'assassinio dall'omicidio è la totale mancanza di scrupoli. L'assassino è una persona che agisce a sangue freddo, con un egoismo primitivo, privo di sentimenti sociali, che non tiene conto minimamente della vita altrui pur di realizzare il suo interesse. La premeditazione non è di per sé un presupposto dell'assassinio".
Ha proseguito il procuratore: "Maier ha ucciso Matteo Diebold in assenza di qualsiasi provocazione, in un contesto affettivo proprio soltanto a lui, al termine di una cena quasi 'dimessa', dove il tema in discussione era probabilmente ben altro che il futuro sentimentale dei due. Due i moventi ipotizzati nell'atto d'accusa: quello finanziario e quello relazionale-affettivo. L'accusa ritiene che i due moventi siano complementari e non disgiunti".
Maier ha deciso, secondo Capella, di eliminare la causa del fallimento del suo progetto di vita, colui che lo stava offendendo in quanto lo rifiutava. "Quella sera Maier e Diebold volevano regolare certi conti. Maier voleva regolarli eliminando la fonte dei suoi problemi. Diebold gli aveva dimostrato che nei suoi progetti non vi era posto per lui".
L'aggressione è avvenuta immediatamente dopo l'uscio dell'appartamento, secondo il procuratore pubblico. Se così è stato c'è da chiedersi dove ha preso il coltello. Proprio quel coltello che Maier aveva regolato a Diebold. L'unico che ha precise qualità, affilato e resistente.
"Maier aveva un piano"
"Il quadro esposto porta la pubblica accusa a ritenere che vi fosse un piano. Non parlo di premeditazione, ma di un'azione pianificata. Tutto quello che succede non è un comportamento a caso. Dopo l'omicidio Maier inizia a pulire pavimenti e pareti. Raccoglie gli oggetti insanguinati, il coltello, il telefonino della vittima e li mette in un sacco. Poi tenta di far ricadere la colpa del delitto sul compagno di Diebold. Predispone elementi che avrebbero dovuto attestare un presunto rapporto sessuale di Diebold con un terzo, scatenando l'ira del compagno. L'autore non doveva essere lui, ma l'altro".
"Diebold rivoleva il suo denaro. L'investimento doveva scadere alla fine dell'anno, nel novembre 2010, sei giorni dopo l'omicidio", dice il procuratore. "Io sono un fatalista e tendo a credere ogni tanto al caso e alle coincidenze e che non bisogna sempre farsi troppe domande. Ma fino a quando la legge delle probabilità me lo consente".
Uccidere per denaro è lesivo della sua persona, è un insulto alla sua intelligenza, dice il procuratore. "Quindi nega di aver ricevuto il denaro da Diebold. Maier è un narcisista. E non sta bene, è vile, uccidere per denaro".
Alla fine, per il magistrato, "non si può non concludere che Maier è un assassino".
Requisitoria "biblica"
La requisitoria è biblica. Dopo 8 ore di intervento, il procuratore pubblico annuncia che la richiesta di pena verrà formulata attorno alle 20. Ancora un'ora e un quarto, dunque.
Moreno Capella spiega la sua lettura dei fatti: "Che affronto, che insulto per un narcisista come Maier, il fatto che Diebold gli venga a chiedere la restituzione dei soldi, e per comprare una casa, poi, dove intende andare a vivere con il suo compagno".
Un delitto dalle modalità perverse
"Si può parlare di modalità perverse quando l'autore di accanisce sul corpo della vittima. Il fatto di colpire in modo così reiterato e continuo, in particolare alla schiena, profila modalità perverse. Maier va condannato per assassinio anche per questo, per aver agito con modalità perverse".
Il riassunto dei capi d'accusa
Riassumendo i capi d'accusa: oltre al reato di assassinio ci sono la truffa per mestiere, realizzata e tentata per un danno complessivo di 3,8 milioni, l'appropriazione indebita, la ripetuta falsità in documenti, lo sviamento della giustizia.
Il procuratore ha affrontato il tema delle perizie psichiatriche. Il perito della pubblica accusa individua in Maier un disturbo misto di personalità, con tratti narcisistici, antisociali e istrionici. Rileva una scemata responsabilità di grado lieve. Ma su Maier le perizie psichiatriche divergono e la Corte, dice il magistrato, deve quindi optare e scegliere l'una o l'altra, oppure non considerarle entrambe.
"Ritengo che Maier - dice Capella - abbia agito spinto dai suoi tratti antisociali e da null'altro. Non ha agito in circostanze di scemata imputabilità che non è stata accertata e non va quindi considerata nella commisurazione della pena. E veniamo alla pena".
La richiesta di pena: detenzione a vita
Dopo aver elencato i diversi criteri che determinano la quantificazione della pena, Moreno Capella ha chiesto, considerando anche il concorso di più reati, per Hans Peter Maier la detenzione a vita.
"Per essere matematici, da una pena base di 18/20 anni togliamo un anno per le attenuanti, ne aggiungiamo 3 o 4 per il concorso e ci troviamo la detenzione a vita. Ed è questa la pena che chiedo".
"Maier ha agito in modo crudele e inumano, con lucidità e freddezza - ha premesso il procuratore -. Ha ucciso un giovane, un amico. Ha messo in atto prima una maestosa sceneggiata e poi un meschino tentativo di far ricadere la colpa su altri. Ha fatto dell'inganno, della scaltrezza, della manipolazione, del bluff, la base del suo operare. Ha agito in modo cinico e sprezzante. Non si può non interrogarsi sul senso e sul peso della reclusione a vita, nemmeno di fronte all'autore di questo delitto. Allora si potrebbe fare un passo indietro e chiedere una pena tra i 18 e i 20 anni".
Inoltre, prima di formulare la sua richiesta, Capella ha ricordato i precedenti penali di Maier, risalenti a molti anni fa, uno addirittura al 1990, per truffa, e i molti procedimenti sfociati in abbandono. "Se vi è qualche attenuante, la pubblica accusa non l'ha vista. Oltre al delitto, il danno patrimoniale è imponente, l'imputato non ha mai confessato nulla. Ha solo al massimo".
La detenzione a vita, ha spiegato il procuratore, dura di principio fino alla morte del condannato, al quale la liberazione condizionale può essere chiesta al più presto dopo 15 anni di carcere. E la liberazione condizionale è divenuta una regola in Svizzera. Nei nostri tribunali è pronunciata quasi esclusivamente in casi di assassinio, statisticamente una volta all'anno.
Capella ha concluso la requisitoria con una citazione di Bertold Brecht: "Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi la conosce e la chiama bugia è un delinquente".