CRONACA
Come sarà il 2013. L'oroscopo secondo UBS
Il voluminoso dossier pubblicato dalla banca analizza, attraverso i contributi di diversi specialisti, i mercati e le tendenze politico economiche mondiali. Uno sguardo globale sul pianeta, insomma, visto dall’osservatorio di chi gestisce patrimoni.

LUGANO - È una sorta di oroscopo finanziario. Dedicato all’anno che verrà. Anche la grafica richiama lo zodiaco: un’immagine stilizzata della terra sormontata dalle costellazioni. E in caratteri cubitali la scritta “2013”.

I mercati, insomma, sopravvivranno alle catastrofiche profezie dei Maya. Il voluminoso dossier pubblicato da UBS analizza, attraverso i contributi di diversi specialisti del colosso bancario, i mercati e le tendenze politico economiche mondiali. Uno sguardo globale sul pianeta, quindi, visto dall’osservatorio di chi gestisce patrimoni.

Venerdì mattina è arrivato a Lugano da Zurigo Loris Centola, che per UBS si occupa della ricerca sulla gestione patrimoniale. Ha snocciolato cifre e dati che per i non addetti ai lavori sembrano aramaico. Quindi, ci limitiamo alle tendenze essenziali.

Centola ha detto, per esempio, che mentre la Cina ha un debito pubblico pari al 47% del prodotto interno lordo, l’Italia è al 127%. Ognuno tragga le sue conclusioni. La terra di Marco Polo è sempre più potente e interessante per chi vuole investire.

Ha detto che il prossimo anno, per la borsa, non sarà eccellente come quello che sta per chiudersi. Anche se si prevedono ancora performance azionarie positive. Allo stato attuale, s’intende, stando le cose come sono oggi, perché il mondo è ormai talmente interconnesso che fare previsioni anche a corto termine è sempre più difficile. Ha detto che nel 2013 la crescita economica nei paesi emergenti (Cina, Corea del Sud, Brasile, eccetera) sarà più che doppia rispetto a quella delle nazioni sviluppate.

Ha detto che i mercati obbligazionari quest’anno sono andati bene, ma che bisogna star lontani dai titoli di stato a media a lunga scandenza, dalle obbligazioni governative, insomma. Ha detto che il rischio non sta tanto nell’investire in prodotti volatili quanto nell’acquistare titoli sopravvalutati.

Ha detto che sul mercato svizzero vanno molto bene le azioni che danno dividendi, mai così performanti negli ultimi cinquant’anni rispetto ai rendimenti delle obbligazioni. E che i titoli che garantiscono dividendi vanno scelti tra quelli che promettono percentuali sostenibili. Quindi: non farsi ingannare da prospettive di redditività che poi non vengono mantenute.

Ha detto che l’oro è un buon investimento, il migliore sul mercato delle materie prime. Investire sul mercato italiano? Per ora no, dice Centola: vediamo prima che fa Mario Monti ed eventualmente con quale coalizione. La situazione politica è troppo incerta. Nemmeno i mercati tedesco, francese e inglese sono consigliati sul fronte azionario. Meglio Cina, Brasile e Corea del Sud. O gli Stati Uniti. L’esperto di UBS vede anche poco potenziale nel settore energetico.

Un buon quadro globale, visto da UBS, lo fornisce il primo contributo del dossier pubblicato dalla banca. A firma di Alexander Friedman, responsabile del settore gestione patrimoniale.

Lo scenario globale

Scrive Friedman: “Contrariamente agli infausti presagi di alcuni economisti e dell’antico calendario Maya, il mondo non finisce nel 2012, anzi, siamo sopravvissuti a quest’anno più o meno intatti. Gli azionari si sono ripresi, i rendimenti obbligazionari sono crollati a minimi secolari in alcune nazioni sviluppate e i mercati del credito hanno segnato rialzi per il quarto anno consecutivo".

“Il nostro scenario di base dipinge un’economia globale in continuo ma lento miglioramento, anche se a un ritmo debole, con una crescita di circa il 3% nel 2013, dal 2,5% circa del 2012. Con le elezioni presidenziali USA e la transizione alla nuova leadership in Cina ormai alle spalle, per il 2013 prevediamo un anno politicamente più stabile, in cui i politici riusciranno a evitare gravi passi falsi.

Gli Stati Uniti

“Negli USA prevediamo una crescita economica moderata di poco superiore al 2% nel 2013, sostenuta dalla politica monetaria estremamente espansiva della Fed e da nuove positive sorprese dal mercato residenziale USA".

L’Eurozona

“In eurozona riteniamo che l’incertezza circa la crisi del debito e l’austerità fiscale fermeranno la crescita in territorio appena positivo nel 2013, ma comunque fuori dalla recessione. La Germania resterà la più forte tra le grandi economie dell’area, pur con una crescita inferiore all’1%, soffocata dalla debolezza circostante. Il grosso dei miglioramenti in eurozona potrebbe derivare dall’economia più debole nel 2012, l’Italia, quando varcherà il picco delle misure di austerità".

"Purtroppo la Spagna sta peggio e continua a zoppicare. Lo stesso vale per la Grecia, che dovrebbe rimanere in euro-zona nel 2013. Ma il sostegno della Troika potrebbe non bastare a riportare il paese su un percorso fiscale sostenibile, e in un orizzonte a tre anni la probabilità di una Grecia fuori dall’euro è del 50%".

I mercati emergenti

"L’economia cinese dovrebbe crescere attorno all’8% nel 2013. Gli investimenti recuperano grazie alla maggiore spesa per infrastrutture e il settore delle esportazioni mostra segni di stabilizzazione, come testimoniano gli ultimi dati sulla crescita dell’export a un ritmo ben superiore al 10% su base annua. Ma per gli investitori sarà importante monitorare quanta determinazione dimostrerà il nuovo governo nel riequilibrare l’economia spostandola dagli investimenti in immobilizzazioni verso i consumi".

"Nei mercati emergenti in generale, il 2013 potrebbe rivelarsi un anno di crescita più marcata. La crescita brasiliana dovrebbe più che raddoppiare portandosi al 4,5% mentre l’India dovrebbe crescere del 6,5%, dal 5,5% nel 2012. La Russia dovrebbe confermare la crescita attuale di circa il 3,5%. Inoltre, l’inflazione rimarrà blanda".

Il mercato azionario

"Questi fattori macroeconomici favorevoli, uniti a valutazioni convenienti, sostengono gli azionari dei mercati emergenti nel 2013. Per l’azionario prevediamo un altro anno positivo nel 2013. La politica monetaria espansiva sostiene questo scenario e, considerate le valutazioni a lungo termine, le azioni sono più convenienti delle obbligazioni".

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