CRONACA
Maier: "Penso a Matteo". L'ira del compagno della vittima
"Non ci sono parole per chiedere scusa per quello che ho fatto. Penso a Matteo..." ha detto in aua Hans Peter Maier. Il compagno della vittima grida in lacrime: "Tu Matteo non devi neanche nominarlo!".

di Marco Bazzi

LUGANO - Oggi tocca a lu, all'avvocato Carlo Steger, il legale di Hans Peter Maier. La sua arringa è iniziata puntuale alle 9,30 di questa mattina, lunedì 17 dicembre. Due anni fa, era il 27 dicembre del 2010, Steiger scrisse nel suo ufficio, su carta intestata, la confessione di Maier: "Ho ucciso io Matteo Diebold". Poi andò alla Farera e la fece firmare a Maier. Steiger ha iniziato da quel giorno la sua coloritissima arringa.

"Dal primo giorno si sentiva, nell'ufficio del procuratore pubblico, un aroma osceno, l'aroma delle bugie di Maier, si sentiva lo stridore del coltellaccio usato per uccidere Diebold. Ebbene quel giorno, il 27 dicembre 2010, presi carta e penna e nel mio ufficio venne redatta la confessione, non se ne poteva più, la confesisone di uno che della bugia ha fatto la sua ragione di vita".

"Inutile disquisire se si tratta di confessione o di ammissione. e quel giorno Maier non avesse confessato, oggi non sarei qui, perché quel che conta, al di là del reato che verrà riconosciuto, era che ammettesse le venti coltellate. Evidentemente confessare, per un narciso di grande statura come Maier, non è cosa semplice. Per me il narcisismo è come il colesterolo, c'è quello buono e quelle cattivo. Quel giorno tentai di togliere a Maier il colesterolo cattivo".

Sull'imputato

"Maier è un truffatore per mestiere e non ci piove. Il Barone di Munchausen, il protagonista del libro che raccontava di volare sulle palle di cannone... Maier non è al suo livello ma poco di manca, è un tipo che spara dalla mattina alla sera proiettili di frate Luca. Dal Barone di Munchausen-Maier viene la verità dell'uccisione di Diebold o no?. Prima del 27 dicembre 2010 ha raccontato una serie incredibile di balle per sfuggire alla prigione della realtà, non al carcere. Poteva accettare la prigione, ma non, da narciso dell'ira di Dio, la prigione del reale no".

Sul procuratore pubblico Moreno Capella

"Se si parla troppo ci si contraddice, si può citare Lincoln e Brecht, come ha fatto il procuratore pubblico, ma si può anche citare Fellini: Nulla si sa, tutto si immagina".

Grande maestro di metafore, Steiger ha battezzato il procuratore pubblico e il legale di parte civile Mario Postizzi "Don Capella e Monsignor Postizzi", e ha chiesto: vogliamo cercare la verità vera, 'laica', o continuare questo processo in cattedrale? Un processo non può basarsi su tesi oniriche, sui sogni.

La perizia psichiatrica ufficiale

"La perizia psichiatrica del dottor Calanchini è costata 80'000 franchi. Contesto costi di questo livello. Se voi la leggete, poi, in parecchie pagine lo psichiatra ha fatto il procuratore, ha fatto il giudice. Ha messo nella perizia tantissimi verbali. Una perizia che per 50 pagine è una scopiazzata e a me queste cose mi fanno venir su...".

La relazione tra Maier e Diebold

"La relazione tra Maier e Diebold c'era, ed era segreta, segreta sul piano sessuale, nata nell'ambiguità e continuata così. Ma veniamo ai reati. Assassinio o omicidio intenzionale? Ricordo Fellini, quella frase di prima, perché se non c'è sicurezza in chi redige un atto d'accusa, il fatto che nel rinvio a giudizio vi sia l'ipotesi subordinata dell'omicidio è già una debolezza da parte della pubblica accusa".

Secondo l legale, "il delitto non è stato pianificato, anche questa tesi fa parte del livello onirico dell'accusa".

I 200'000 franchi di Diebold

"Chi deve provare la dazione di 200'000 a Maier da parte di Diebold, se vogliamo fare un processo laico e non una celebrazione nella Cattedrale di San Lorenzo? La pubblica accusa e la parte civile devono provarle, ma non hanno trovato uno straccio di prova. Questa accusa è di una imprecisione totale. Dove li ha messi quei soldi? La dazione non è stata provata, non c'è una sola prova, nonostante il procuratore pubblico abbia sventagliato mezzo mondo a cercarli. Ma non ha trovato il becco di un quattrino. Mancava che andasse alla BancaStato di Preonzo e avrebbe trovato Fulvio Pelli che gli avrebbe opposto il segreto bancario, perché ha questa abitudine, il politico".

Steiger ha messo anche in luce le contraddizioni dell'atto d'accusa, che accanto al movente patrimoniale (legato ai 200'000 franchi che Diebold avrebbe consegnato a Maier perché li investisse) indica anche, in concorso o in alternativa, un movente sentimentale o passionale. "Movente ricco mi ci ficco... E allora i dubbi scendono dai Denti della Vecchia e arrivano giù fino a Villa Luganese, dove viveva l'imputato".

"Maier non ha cancellato le prove, le ha ingigantite comportandosi come un imbecillotto, facendo casino dopo il delitto".

"Diebold è parsimonioso e prudente. È mica un deficiente. Ed è dal Medioevo che vuole comprar casa. Possibile che non abbia detto a sua sorella che Maier gli aveva siringato 200'000 franchi. Il calcio l'ho giocato e lo conosco e non ho bisogno di sentire il Turkylmaz che mi dice che quello è fuorigioco. Voglio i fatti, i fatti chiari, non quelli di Mammone".

"Dove li ha messi quei soldi Maier? Sotto il materasso come faceva mia nonna Palmira?".

L'avvocato Steiger chiama i testimoni "opinionisti", mettendo in luce il fatto che non dicono nulla di incontrovertibile.

"Maier ha ucciso Diebold per quella famosa frase che la vittima ha pronunciato la sera del delitto. La polizia e il procuratore hanno svolto un'istruttoria particolarmente lunga e poi hanno dovuto affrontare anche il movente sentimentale. Ma non è che questo movente sia stato indicato prima della confessione. Quindi sull'affetto bisogna lavorare a fondo. E poi bisogna rispondere alla domanda: c'era o non c'era sesso? Secondo me sicuramente sì. E allora sostenere che Maier abbia voluto uccidere Diebold e coinvolgere il compagno di quest'ultimo per fare ricadere la colpa su di lui è eccessivo".

"Fu omicidio passionale"

"I 200'000 franchi sono stati cancellati dal mio intervento, perché non sono mai esistiti. Ci ritroviamo quindi nel campo affettivo ed è in questa ottica che dobbiamo analizzare il delitto. I testi-opinionisti che escludono il sesso e parlano solo di amicizia, erano presenti quando Maier andava a casa di Diebold? Nessuno dubita che Diebold avesse una relazione stabile con il suo compagno. Ma non è possibile che non ci fosse una relazione affettiva tra Maier e Diebold. Il movente secondario, quello passionale, va affrontato fino in fondo, per concludere che l'uccisione di Diebold non è avvenuta per soldi ma per motivi passionali".

Diebold aveva altre avventure

Tra i testi-opinionisti sentiti nell'inchiesta, l'avvocato Steiger cita coloro che dicono che Diedold aveva altre avventure: "anche il suo compagno sapeva delle scappatelle che aveva con altre persone e credo tollerasse questa cosa. Quindi nessuno mi toglie dalla testa che Maier e Diebold abbiamo avuto rapporti sessuali".

"Diebold viene descritto dai testimoni come una persona diretta, che diceva le cose in faccia. È dunque molto probabile che abbia pronunciato la famosa frase che ha scatenato l'ira di Maier, frase citata dall'imputato ma che l'accusa rigetta. Facciamo un'ipotesi: si vedono diverse volte a casa di Diebold e mangiano i risotti. Possibile che non ci sia mai stato sesso tra i due?".

Parlando di risotti, Steiger si riferisce alla cena a casa di Diebold due sere prima del delitto, quando la vittima cucinò, appunto, un risotto all'imputato. E la sera dopo, con il risotto avanzato fece delle crocchette per il suo compagno. Già questo indica una particolare attenzione affettiva di Diebold nei confronti di Maier.

La sera del delitto, dunque la sera dell'11 novembre, Maier e Diebold avrebbero dovuto cenare nell'appartamento di quest'ultimo in via Sorengo. Ma poi decisero di uscire a cena e andarono ad Agra.

"Io lavoro sul dubbio e voi siete lì per dubitare"

"Se uno pianifica un omicidio, secondo voi va al Grotto Flora a mangiare un risotto prima di compierlo? Ma siamo fuori di testa? Uno che pianifica un delitto va farsi in giro a vedere con la sua vittima? Mancava solo che andasse giù dal Mammone il venerdì sera, è la seconda volta che lo cito perché mi sta qui e non ci andrei mai".

Secondo l'avvocato, se uno pianifica un delitto, lo compie in condizioni "protette". Insomma, non si va vedere in giro con la vittima la sera stessa, tenta di occultare il cadavere, o compie il delitto in un luogo discosto.

"Io lavoro sul dubbio, voi altri signori della Corte, siete lì per dubitare. E come fate a dubitare? Considerando le testimonianze che vi ho citato".

"Il triangolo c'era"

Steiger insiste ancora sulla perizia psichiatrica ordinata dalla pubblica accusa: "Il perito Calanchini qualche mezz'ora in più del suo tempo avrebbe dovuto dedicarla a sviscerare i rapporti tra Diebold con sua sorella e il suo compagno, lo si doveva fare, si doveva mettere in luce il modo criptico di vivere le reazioni affettive da parte della vittima. Sono queste le cose che contano e se alzo la voce è perché mi fa star bene: son qui a 71 anni in quest'aula senza finestre dove ho passato parte della mia vita a cercare di dimostrare che prima di condannarne uno alla reclusione a vita ci si deve pensare bene. E un perito pagato più di 80'000 franchi doveva andare a parlare con quelle persone e non perder tempo a indagare sul fatto se Maier abbia ucciso anche sua moglie".

"Il quadro, semplicemente, è questo: il triangolo c'era; sesso altrove da parte di Diebold, ma non con Maier, secondo l'accusa, risotto tra i due, polpette di riso per il suo compagno".

Periti negligenti

"Se il dottor Calanchini avesse indagato più a fondo avremmo già una scemata responsabilità di grado medio, ma ha parlato con Maier e l'ha ridotto in polpette. Il dottor Frey, perito del Tribunale, ha fatto molto di più di Calanchini. Una certa negligenza c'è stata, dunque. e qualche pillola contro il colesterolo cattivo bisogna fargliela ingurgitare anche a Calanchini e al perito di parte civile Fornari".

"Accetto la condanna per omicidio"

"Per me è stato un reato d'impeto, che sia poi passionale o tout-court, è sempre un reato d'impeto. L'imperatore Marco Aurelio scrisse: le conseguenze dell'ira sono spesso più gravi delle due cause".

"Lascio alla Corte stabili se quella mattanza su assassinio o omicidio. Se esco da quest'aula con una condanna per omicidio non faccio una piega e non mi straccio le vesti".

Quindi, Steiger chiede l'assoluzione di Hans Peter Maier dall'accusa di assassinio, la condanna per omicidio passionale, subordinatamente per omicidio intenzionale, il proscioglimento dal reato di appropriazione indebita relativo ai 200'000 franchi che Maier avrebbe ricevuto da Diebold, e dal reato di tentata truffa per il furto denunciato da Maier nella sua casa di Villa Luganese.

"Il diritto è un sostantivo, ma è anche un aggettivo. Noi possiamo dire che Maier non è un uomo diritto ma è un uomo inclinato. Tutti sappiamo, rievocando Kant, che il signor Maier è fatto di legno inclinato. A Trieste direbbero: 'No go' la chave del porton'... Non ho la chiave del portone, signori della Corte ce l'avete voi...".

La replica del procuratore pubblico

Al termine dell'arringa di Steiger, il procuratore Moreno Capella ha chiesto una replica:

"Per la pubblica accusa Maier ha ucciso Matteo Diebold per un movente finanziario. Ribadisco anche il reato di assassinio, che è il principale indicato nell'atto d'accusa, e non mi accontenterò di un semplice omicidio intenzionale. Assunta l'appropriazione indebita di 200'000 franchi, che la difesa non è riuscita a smontare, contestando punto per punto i numerosi indizi che ho enumerato nella mia requisitoria, e il conseguente scialacquìo di questo denaro da parte di Maier, aggiungo che Diebold non avrebbe accettato di lasciar perdere quel denaro, sul quale lui contava per comprare una casa, e se non fosse riuscito a recuperarlo avrebbe intrapreso azioni legali contro Maier".

"La subordinata dell'omicidio intenzionale non indebolisce l'atto d'accusa. L'imputazione principale resta l'assassinio. E nemmeno i due moventi menzionati, finanziario e sentimentale, indeboliscono l'atto d'accusa. Nessuno detiene la verità evangelica in quest'aula".

"La statistica ci dice che la maggior parte dei delitti avvengono tra quattro mura e raramente nei boschi. Maier non è un criminale che vediamo tutti i giorni. Se non riusciamo a capire questo, verosimilmente non riusciremo nemmeno a comprendere il motivo di suoi certi comportamenti. O cambiamo il paradigma di lettura, distaccando dal classico ladro, trafficante di droga, ma anche dal classico omicida, o non riusciremo, o non riuscirete con chi abbiamo e avete avuto a che fare. Non è un criminale comune, Hans Peter Maier".

La replica della parte civile

Anche il legale di parte civile, avvocato Mario Postizzi, ha chiesto il diritto di replica, citando alcune sentenze del Tribunale federale. "Si commette assassinio quando l'esecuzione è senza scrupoli, se si uccide per fastidio, per una scocciatura, per un inconveniente. In questo viaggio a fari spenti della difesa si è smarrito il confronto su una serie di dettagli e di indizi che negano l'ipotesi del delitto per impeto sostenuto dalla difesa".

La duplica della difesa

"Sulla destinazione dei 200'000 franchi non c'è certezza, come pure sul fatto che Diebold abbia consegnato quei soldi a Maier. Non c'è una sola prova che dimostri che erano stati dati a Maier. L'onere della prova spetta all'accusa.  Quindi, in virtù se non altro del principio in dubio pro reo, quei soldi non sono mai stati dati e non sono mai stati spesi. Non è stato un delitto pianificato. È stato un delitto d'impeto".

Le parole di Maier

"Le parole del mio difensore sono state fantastiche. Ci sono solo tre cose che voglio dire. La mia vita è stata intensa ma regolare fino al momento della morte di mia moglie. In quel momento ho capito che ti giri un attimo e prendi una botta che ti cambia la vita. Negli anni seguenti sono diventato come sono stato descritto in quest'aula. La conseguenza logica è stato uno sbilanciamento importante della mia persona. La seconda cosa è che l'avvocato Postizzi, che ho conosciuto come persona rispettosa, sfruttando il fatto che sono di nascita germanica, ha legato il mio atto con una delle catastrofi e dei crimini più grandi di tutta la storia dell'umanità che è l'olocausto e così facendo ha diminuito il mio rispetto verso di lui. Ho amici ebrei, la mia famiglia ha perso metà dei suoi membri in guerra. Dicendo una cosa del genere mi ha scioccato. Pensavo non ci fosse nulla che potessi scioccarmi più. Una terza cosa voglia dirla per le vittime, Matteo e i suoi familiari: non ho imparato a piangere, mi è stato insegnato dalla vita di tenere le cose dentro. Sei alla Farera 23 ore chiuso dentro, piangi e sei disperato, quando però esco voglio mostrarmi come una persona che ha il coraggio di essere lì, di fronte alla realtà. La logica non c'entra più, c'entra solo il dolore. Qualsiasi atto, qualsiasi parola che ho cercato, che potesse essere un atto di scusa, non esiste. Non ci si può scusare per aver ucciso un amante, una persona cara. Non esiste una parola che possa descrivere i miei sentimenti. Mi rendo conto del dolore che ho provocato. Penso a Mateo, ogni giorno".

L'ira del compagno della vittima

E a questo punto scoppia l'ira del compagno della vittima, che ha seguito l'intero processo in aula. Una grido fa rabbrividire i presenti e spezza un silenzio pieno di tensione: "Non lo devi neanche nominare Matteo tu!", grida piangendo. E a questo punto anche Maier piange.

Il giudice fa uscire l'imputato dall'aula per un attimo. Esce anche il compagno della vittima.

Maier rientra e conclude, ancora in lacrime, ringraziando tutti: la polizia, le parti e la Corte.

Domani sera, a partire dalle 18, la sentenza.

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