CRONACA
Il giorno del giudizio: fu omicidio o assassinio?
Questa sera la sentenza nei confronti di Hans Peter Maier, che due anni fa uccise con venti coltellate Matteo Diebold. La Corte dovrà qualificare il reato e di conseguenza stabilire la pena

LUGANO – Oggi è il giorno del giudizio per Hans Peter Maier, il cinquantaduenne che la sera dell’11 novembre 2010 ha ucciso con venti coltellate Matteo Diebold, di dieci anni più giovane di lui.

La Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Mauro Ermani dovrà decidere se seguire la tesi dell’accusa, rappresentata dal procuratore pubblico Moreno Capella, o se accogliere la tesi dell’avvocato Carlo Steiger, difensore di Maier. In gioco c’è il carcere a vita, che il procuratore pubblico ha chiesto mercoledì scorso al termine di quasi nove ore di requisitoria.

Sarebbe il secondo caso in Ticino, dopo la condanna di Marco Siciliano, che uccise la moglie Beatrice incinta di sei mesi.

In gioco non ci sono i fatti: Maier ha ammesso di avere ucciso Diebold, suo amico, e forse anche amante, già il 27 dicembre di due anni fa. In gioco ci sono ormai sostanzialmente solo la qualifica del reato e la quantificazione della pena.

Da una parte l’omicidio, passionale o intenzionale, come sostiene la difesa. Dall’altra l’assassinio, come sostengono la pubblica accusa e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Mario Postizzi.

Tutto qui, alla fine di una lunga settimana di processo. Si tratta ormai soltanto di stabilire il reato e la conseguente condanna. Ma per giungere alla sentenza, la Corte dovrà definire il movente del delitto avvenuto in via Sorengo a Lugano: Maier ha ucciso per soldi o per amore, dopo essersi sentito per l’ennesima volta rifiutato da Diebold? O un po’ per tutti e due i motivi, come sostiene il procuratore pubblico?

Ha ucciso per quei 200'000 franchi che Matteo gli aveva consegnato dopo averli ricevuti in eredità dalla madre, affinché li investisse e li facesse fruttare? Per quei 200'000 franchi svaniti nel nulla che sono stati uno dei fili conduttori di un processo intricato, complicato anche dai reati patrimoniali di cui l’imputato deve rispondere?

Oppure quella sera ha impugnato il coltello in un impeto d’ira, per quelle frasi ingiuriose che, a suo dire, Diebold avrebbe pronunciato nei suoi confronti? Sta tutto qui.

Da una parte ci sono gli indizi e le testimonianze, dall’altra c’è il ragionevole dubbio, i cui confini la Corte dovrà definire. Alla fine ci sarà, come in tutti i processi in cui c’è un elemento indiziario (in questo caso tale elemento riguarda unicamente il movente), il libero convincimento dei giudici e degli assessori giurati. Questa sera, dalle 18 in poi, è prevista la sentenza.

emmebi

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