L'Ufficio presidenziale, con una lettera firmata da Michele Foletti, scrive al Consiglio di Stato chiedendo attenzione sulla questione. In aprile il Consiglio federale aveva autorizzato dieci banche svizzere - sospettate di avere aiutato clienti americani

BELLINZONA – L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha scritto al Governo una lettera, firmata dal presidente Michele Foletti, con la quale si chiede di tutelare gli impiegati della piazza finanziaria in relazione alla trasmissione ad autorità estere di dati relativi ai collaboratori di banche svizzere.
“Con una decisione del 4 aprile scorso – si legge nella lettera - il Consiglio federale ha autorizzato dieci banche svizzere - sospettate di avere aiutato clienti americani a sottrarsi al fisco - a trasmettere i nomi dei propri collaboratori alle autorità giudiziarie statunitensi. Non v’è dubbio che la decisione del Consiglio federale sia stata condizionata dalla grande pressione esercitata dalle autorità statunitensi nell’ambito dell’ormai annoso contenzioso fiscale. Questa stessa decisione ha sollevato molteplici critiche circa la sua legalità e soprattutto inquietato gli stessi impiegati di banca il cui nome è stato trasmesso oltre oceano. Il provvedimento ha sicuramente toccato anche dipendenti attivi sulla piazza finanziaria ticinese e ha creato non poche incertezze riguardo al loro futuro sia professionale sia privato”.
Le lettera ricorda quindi le conseguenze politiche della decisione del Consiglio federale: “Vista l’ampia eco suscitata dalla decisione del Consiglio federale e le sue conseguenze, a livello federale sono stati depositati diversi atti parlamentari volti ad evitare il ripetersi di queste situazioni. In particolare, la Commissione della gestione del Consiglio Nazionale ha deciso, durante la propria seduta del 9 novembre scorso, di aprire un’inchiesta per chiarire i motivi alla base della suddetta decisione governativa (come anche di quella del 18 gennaio 2012 concernente la trasmissione di dati bancari sempre alle autorità statunitensi), nonché di verificare l’opportunità e la pertinenza delle procedure adottate dalle autorità federali coinvolte”.
“Inoltre, il 15 ottobre scorso, l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) ha emanato, all’attenzione di cinque istituti bancari, alcune raccomandazioni riguardo alla trasmissione di dati di collaboratori o ex-collaboratori bancari, sia interni sia esterni, ad autorità giudiziarie estere. In sintesi, le banche si dovrebbero impegnare a:
- accordare agli interessati il diritto d'accesso secondo l'art. 8 della legge federale sulla protezione dei dati (LPD) in relazione alle trasmissioni di dati già avvenute;
- informare in futuro anticipatamente le persone interessate sull'entità e sul tipo di documenti che saranno trasmessi come pure sul periodo cui essi si riferiscono;
- assegnare alle persone interessate un termine adeguato per fare valere il proprio diritto d'accesso ai documenti in questione;
- effettuare una ponderazione degli interessi per il caso concreto, se la persona interessata si dichiara contraria alla trasmissione dei documenti che contengono il suo nome;
- avvisare la persona interessata e informarla dei suoi diritti, se l’istituto bancario giunge alla conclusione di trasmettere i documenti in forma non anonimizzata. Queste raccomandazioni sono state accettate dagli istituti bancari ai quali sono state formalmente intimate”.
Infine, le raccomandazioni al Consiglio di Stato: “L'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, con questa lettera aperta, invita il Consiglio di Stato a seguire con la dovuta attenzione questo incarto e a trasmettere alle autorità federali competenti la preoccupazione del mondo politico ed economico-finanziario ticinese. In particolare, ritiene opportuno che i diritti degli impiegati attivi sulla piazza finanziaria ticinese siano salvaguardati in modo efficace se si dovesse ricorrere, in futuro, alla trasmissione di documenti contenenti loro dati personali ad autorità estere”.
red