Dopo la notizia della spartizione del tesoretto della Camorra fra Italia e Svizzera, una mozione del Consigliere Nazionale Marco Romano che chiede al Consiglio Federale di inasprire la legge in materia di confisca dei patrimoni mafiosi

LUGANO - È notizia di oggi ed è notizia importante. Svizzera e Italia si sono ripartite in parti uguali un tesoretto di quasi 14 milioni di euro. Soldi della Camorra sequestrati in Ticino ma confiscati dagli italiani. Distinzione importante, poi capiremo perché.
Nel caso specifico si sono messe le mani sui soldi grazie a una rogatoria della procura di Santa Maria Capua Vetere che ha chiesto alla Svizzera assistenza giudiziaria per un’indagine contro una persona indiziata di riciclaggio e di finanziamento del sanguinario "clan dei Casalesi". Quello di Gomorra, per intenderci.
Veniamo al tema e al punto. La confisca dei capitali è lo strumento repressivo più odiato ed avversato dai clan mafiosi. Toccateci tutti, metterci dentro, ma i soldi non toccateceli. Anche perché sono i soldi il motore di qualunque organizzazione e di qualunque potere, quelle criminali comprese.
Di soldi mafiosi in Ticino ne sono sempre stati depositati parecchi. Non è dunque una novità. La differenza, rispetto al passato, sta nell’insediamento al nord d’Italia di pericolosissime realtà criminali: prima fra tutte, la più potente al Mondo, l’ndrangheta. E le ultime indagini insegnano come ad insediarsi nel territorio Lombardo, e in parte anche in quello ticinese, non siano più solo i denari della malavita ma gli stessi uomini. Giovanni Falcone ci aveva messo in guardia tanti anni fa: in Svizzera sono arrivati i soldi e prima o poi arriveranno i mafiosi, disse durante uno dei suoi numerosi soggiorni luganesi quando stava appresso proprio ai capitali della malavita. Sta succedendo.
Nelle scorse settimane il Consigliere Nazionale Marco Romano ha presentato una mozione che chiede al Consiglio Federale di rafforzare lo strumento della confisca dei patrimoni mafiosi. Allo stato attuale delle cose, si legge nel testo, affinché l’autorità giudiziaria possa confiscare dei capitali occorre che vi sia una competenza giurisdizionale del reato in relazione col bene. Altrimenti si può solo sequestrare e se non interviene un partner, come l'Italia nel caso citato all'inizio, i soldi resteranno nella disponibilità dei mafiosi.
Viene quindi chiesto al Governo di introdurre la possibilità di confiscare i beni mafiosi in Svizzera in Svizzera a prescindere dalla competenza giurisdizionale.
Marco Romano, quanto è preoccupante il fenomeno dell'infiltrazione mafiosa in Ticino?
“È un fenomeno certamente preoccupante e confermato dal Ministero pubblico della Confederazione. Il procuratore generale Michael Lauber ha scritto una lettera ai parlamentari, illustrando la situazione sulla criminalità organizzate e parlando di un “fronte ticinese”. La Svizzera, e in particolare il nostro Cantone, è purtroppo un luogo sempre più interessante per le organizzazioni criminali italiane. Un luogo dove spostare non solo soldi ma anche uomini. Persone che poi investono, lavando il denaro sporco, ad esempio nell’edilizia o nella ristorazione”.
La Deputazione ticinese alle camere ha messo in agenda il tema?
“È un tema prioritario e ho chiesto alla Deputazione di incontrare i rappresentanti del Ministero pubblico della Confederazione affinché ci spieghino di quali strumenti hanno bisogno per contrastare le mafie, e cosa possiamo fare di più e meglio. Con la mia mozione ho cercato già di fornire un piccolo contributo per mettere la Svizzera a livello dell’Italia, in quanto a strumenti di indagine”.
Secondo lei in Ticino siamo pronti a contrastare adeguatamente il fenomeno?
"A livello federale la sensazione è che vadano potenziati gli strumenti repressivi che già abbiamo a disposizione. È inoltre necessario un piano che permetta di meglio coordinare le informazioni e l’azione delle varie forze in campo a livello cantonale e federale. Infine, c’è un ultimo punto importante. In Ticino e in Svizzera manca la presa di coscienza del fenomeno. Vale a dire saper cogliere quei piccoli segnali e sapersi fare le domande giuste. Non è solo un salto di qualità che devono compiere gli addetti ai lavori. Ma anche gli attori dell’economia. Penso, ad esempio, agli impresari costruttori. Se con un architetto si presenta un personaggio da oltre confine che vuole costruire un villone o una palazzina, è giusto chiedersi da dove vengono i soldi ed eventualmente fare una segnalazione”. AELLE