I retroscena del blitz in via Manzoni 8 a Lugano, dove la polizia ha arrestato Stefano D'Agostino, considerato il basista dei banditi fermati a Melano. I vicini di casa: "Siamo increduli. Una persona insospettabile"

di Marco Bazzi
LUGANO – Che c’azzecca Stefano D’Agostino, 47 anni, di origine veneta, da lungo tempo a Lugano, sposato con una parrucchiera - che aiutava ogni giorno in negozio -, persona tranquilla, affabile, gentile, mai nulla da ridire con nessuno, leggermente claudicante per un vecchio incidente… che c’azzecca quest’uomo insospettabile con il bandito Valentino Cerfoglia, 59 anni, di Chiavenna, e con il suo complice Omar Paris, 36 anni, di Lovere, in provincia di Bergamo?
Nulla, apparentemente. Eppure, da ieri mattina, D’Agostino è in carcere insieme a Paris e Cerfoglia, con l’accusa di complicità nella tentata rapina alla posta di Melano.
Nelle ultime settimane, durante la laboriosa inchiesta di "intelligence" condotta dagli inquirenti italo-svizzeri, D'Agostino è stato identificato dalla polizia, che lo ha inserito nel mirino dell’operazione “Tafino”: ma per arrestarlo ha dovuto attendere che Paris e Cerfoglia entrassero in azione, ignari di essere pedinati da un paio di mesi dai Carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, in stretto contatto con la Polizia giudiziaria ticinese.
"Aprite, polizia!"
Lui non era a Melano, alle 7,30 di ieri mattina, quando i due malviventi sono scesi dalla loro Fiat Uno e si sono visti piombare addosso una ventina di agenti della polizia cantonale, tra cui un gruppo di “teste di cuoio”. Ma più o meno a quell’ora, altri agenti hanno suonato alla sua porta, all’ultimo piano dal condominio di via Manzoni 8. “Aprite, polizia!”.
Sfondata la porta blindata
Ma D'Agostino non ha risposto. È rimasto per un’ora rinchiuso nel suo appartamento, fino a che la polizia ha sfondato la porta. Mica una porta qualunque. No, una signora porta blindata, che ha costretto gli agenti a usare la pressa idraulica, un potente “ariete” in grado di scardinare le serrature più resistenti.
Le foto mostrano in modo eloquente l’effetto della pressa: la parete è stata sventrata per smurare le barre d’acciaio della porta, che è stata poi sostituita da una chiusura provvisoria.
"Oddio, una rapina!"
“Oddio una rapina”, hanno pensato inizialmente gli inquilini della palazzina di via Manzoni quando hanno visto quegli individui vestiti di nero che salivano le scale. “Tranquilli, è un’operazione di polizia”, hanno rassicurato gli agenti. Poi si sono sentiti colpi che hanno fatto tremare i soffitti. Qualcuno ha pensato che dietro quella porta fosse morto qualcuno. Finché hanno visto l’insospettabile D’Agostino scendere le scale fino al garage scortato dai poliziotti. "Siamo increduli di fronte a quanto è successo", dice una vicina di casa.
Il presunto basista
Considerato il “basista”, cioè colui che avrebbe dovuto fornire supporto strategico ai due rapinatori, D’Agostino ha detto che quei due li conosceva solo di vista. D’altra parte, anche i due rapinatori raccontano di essersi trovati a Melano soltanto di passaggio: una sorta di gita fuori porta, insomma. Peccato che avessero una pistola col colpo in canna, senza dire del resto.
E alla domanda che ci facevate con le cuffie di lana coi buchi per gli occhi a mo’ di passamontagna, uno ha risposto che i buchi li teneva nulla nuca, così non si vedeva che la cuffia era rotta. Versioni da "speriamo che io me la cavo"...