Dopo l'arresto di Valentino Cerfoglia a Melano gli inquirenti ricostruiscono la sua carriera criminale

di Marco Bazzi
CHIASSO – C’è un nesso tra la rapina a un portavalori commessa il 28 dicembre scoro a Stabio, con un bottino di oltre 400'000 franchi, e quella sventata alla posta di Melano il 9 gennaio grazie a una imponente operazione di polizia? Sicuramente uno sì: i due atti criminali sono legati dalla stessa auto. Una Fiat Uno. Stessa marca e stesso modello, s’intende, non stesso veicolo. E ci mancherebbe altro. Un altro nesso, vale a dire il comune denominatore, potrebbe essere Valentino Cerfoglia, detto “Faccia d’angelo”, il più anziano tra i due banditi arrestati a Melano.
Cinquantanove anni, di Verceia, in provincia di Sondrio, è quello che si dice un rapinatore incallito, uno stakanovista del crimine. Ma Cerfoglia ha fermamente negato il coinvolgimento nella rapina di Stabio, e lo stesso portavalori rapinato non lo ha riconosciuto quando la polizia gli ha mostrato la foto del bandito arrestato a Melano. I connotati diffusi dagli inquirenti dopo il colpo di Stabio erano simili ai suoi: “50 anni circa, 165 cm, robusto, carnagione chiara, viso paffuto".
Anche in quell’occasione i malviventi erano in due. E hanno agito a volto scoperto. A Melano, invece, Cerfoglia e il suo complice, il bergamasco di Lovere Omar Paris, 36 anni, avrebbero indossato, se ne avessero avuto il tempo, due cuffie di lana con due buchi all’altezza degli occhi: passamontagna artigianali. Ma la polizia li ha “blindati” appena sono scesi dalla Fiat Uno con la quale erano appena entrati in Ticino.
Quindi, allo stato attuale possiamo dire che Cerfoglia non dovrebbe c’entrare con la rapina di Stabio: tantomeno Paris, che non corrisponde assolutamente alla descrizione fornita dal portavalori derubato. È invece in Italia che, dopo l’arresto di Cerfoglia, gli inquirenti lo hanno identificato come l’autore di una serie di rapine a mano armata compiute negli ultimi mesi. E nei prossimi giorni gli investigatori ticinesi andranno in trasferta dai colleghi lombardi per fare un punto “insubrico” sulle indagini.
Le indagini, che si sono infatti intrecciate con quelle di un’altra rapina (il colpo del 5 novembre sempre ai danni di un ufficio postale, a San Mamete di Valsolda) hanno consentito ai militari di risalire a Cerfoglia, che però avrebbe agito con un altro complice (non con Paris, dunque), arrestato poco dopo il colpo. Ora, però, scrive la stampa locale, gli accertamenti non si fermano e i Carabinieri stanno cercando di capire se Cerfoglia ha compiuto altri assalti in quella zona del centro e dell’alto lago di Como.
Infatti, in questi giorni “Faccia d’angelo” è stato denunciato dai carabinieri di Menaggio quale autore della rapina alla poste di Argegno dello scorso 24 luglio, un colpo da 30mila euro in contanti.
Faccia d'angelo, scrive la Provincia di Como, “così lo chiamavano un po' ambiziosamente in Valchiavenna, mutuando uno dei soprannomi del ben più celebre Vallanzasca”, ha “occhi azzurri e faccia da bravo ragazzo - da cui il soprannome -, ed è conosciuto anche a Sondrio per avere lavorato qualche tempo come posteggiatore. Le poste sono la sua passione.
Come quando assaltò quelle di Olmo al Brembo, nella bergamasca, nel luglio del 2007 (4 anni e otto mesi di condanna), o come quando nel novembre del 1999 si guadagnò la prima pagina per essersi azzardato, con due complici, a dare l'assalto agli sportelli di Bellagio, un posto da cui è davvero difficile scappare: 40 milioni di lire, una fuga ingegnosa per i boschi di Civenna, un contadino insospettito da uno strano cambio d'auto sotto i castagni in quota, l'arrivo dei carabinieri, l'arresto”.
Ma non è finita: “Poi Argegno, sotto il solleone, lo scorso luglio. Collant in testa come nella migliore tradizione della mala di una volta, una pistola - in realtà impugnata un po' goffamente, addirittura al contrario, riferirono i testimoni - e il solito buon bottino, 30mila ‘verdoni’ intascati prima di allontanarsi a piedi.”
Inflessione lombarda, dialettale, raccontarono in quell’occasione le vittime, un po' come il 3 gennaio scorso, alla posta di Castiglione d’Intelvi, scenario di un'altra rapina messa a segno da due banditi, uno dei quali sulla sessantina, tuttora ignoti. Parlavano dialetto, ha raccontato la direttrice. Insomma, anche lì pare esserci la firma di Valentino Cerfoglia.