CRONACA
Marazzi show: "La sinistra ha lasciato il ceto medio alla destra"
Torna il dibattito "più Stato, meno Stato". Spunto, lo studio "Ceto medio strapazzato". Le tesi dell'economista a confronto con quelle di Luca Albertoni e Roby Noris

PARADISO – “La questione del ceto medio, la sinistra l’ha sempre lasciata alla destra”, parola dell’economista e docente alla SUPSI Christian Marazzi, protagonista ieri sera a Paradiso di un confronto con Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio, e Roby Noris, direttore di Caritas Ticino. Un confronto che ha preso spunto dalla presentazione di un libro edito da Avenir Suisse: “Il ceto medio strapazzato”. Un ceto medio sotto pressione, secondo gli autori dello studio. E questo era il tema del confronto. Secondo la definizione corrente, il ceto medio racchiude il 60% della distribuzione del reddito in Svizzera, ed è molto eterogeneo e complesso.

Ecco perchè il ceto medio è strapazzato

Il ceto medio nel nostro Paese ha redditi imponibili compresi nella fascia tra 70'000 e 150'000 franchi (dati nazionali per economie domestiche) e sta economicamente bene, secondo lo studio, anzi non è mai stato meglio, anche perché le conseguenze della crisi sono percepite in maniera più lieve rispetto al resto dell’Europa.

Ma se il ceto medio sta bene, perché definirlo “strapazzato”? Perché, secondo Avenir Suisse, “lo Stato interviene nella ridistribuzione del reddito con imposte non coordinate” e, “mentre i redditi più bassi approfittano di questa situazione, il ceto medio intermedio e superiore viene gravato”. Questa situazione “indebolisce gli incentivi lavorativi del ceto medio e ostacola l’ascesa sociale così come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. Insomma, perché darsi da fare per lavorare e guadagnare di più se poi alla fine quei vantaggi vengono vanificati dall’aumento del prelievo fiscale e dei contributi sociali? E qui veniamo al punto: il libro, disponibile in tedesco ma con una sintesi in italiano, conclude che “il meno Stato e la migliore politica per il ceto medio”.

Una tesi, che Marazzi, economista di sinistra, evidentemente non condivide.

La tesi di Marazzi: dalla società a mongolfiera a quella a clessidra

“Sono un sostenitore dello Stato sociale – ha detto –, e non credo sia questo il problema del ceto medio. Da anni c’è una problematicità economica ma anche psicologica su questa ampia fascia sociale. La globalizzazione ha avuto un effetto di dumping non solo sul piano salariale ma anche a livello di forza contrattuale dei lavoratori. Da una società a mongolfiera, con la pancia del pallone rappresentata da individui benestanti, il ceto medio appunto, si è passati a una società a clessidra, con sempre più ricchi sopra e sempre più poveri sotto”.

Secondo l’economista l’incertezza che il ceto medio vive lo ha reso “rancoroso”: “Solo così mi spiego il successo di certi fenomeni politici. Il ceto medio aspira a salire nella scala sociale, ma ha il terrore di scendere”.

Albertoni: "Si lavora meno per non pagare troppo"

Le tesi del libro, sostenute da Marco Salvi, di Avenir Suisse, sono state invece condivise sostanzialmente da Albertoni: “Un fenomeno preoccupante negli ultimi anni è il calo della produttività determinato dal fatto che le persone non lavorano più del necessario per evitare di pagare troppo”. Non solo in termini di imposte ma anche di perdita di prestazioni sociali: i sussidi per i premi di cassa malati, per esempio, o le tariffe basate sul reddito. Secondo Luca Albertoni, però, “uno Stato sociale forte è fondamentale per una società sana. Ma ci vuole uno Stato sociale diverso da quello di oggi”.

Noris: "Anche i poveri stanno bene"

Secondo Roby Noris, che rifiuta di credere a chi dice che in Svizzera c’è un milione di “poveri”, “noi svizzeri non stiamo solo bene, ma stiamo benissimo. Poveri compresi. Proprio grazie alle reti sociali. Il problema, per esempio, di chi si trova senza lavoro non è di reddito, ma di esclusione sociale. È una precarizzazione di ordine psicologico che crea paura e incertezza”. E, secondo il direttore di Caritas, la questione non è tanto di carico fiscale, ma delle prestazioni che i contribuenti ricevono in cambio dallo Stato.

Marazzi ha infine posto l’accento sulla precarizzazione del lavoro, che tocca anche il ceto medio: sempre più posti a tempo determinato e a tempo parziale. Il che ha portato a una destabilizzazione esistenziale dei lavoratori. E senza le garanzie dello Stato sociale il quadro si aggraverebbe.

emmebi

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