CRONACA
Nuovo vescovo: due candidati tra "movimenti" e "partito dei parroci"
Tramontata l’ipotesi di un vescovo Opus Dei, come Arturo Cattaneo, per la successione di Grampa si starebbero profilando due candidati forti che all'inizio erano considerati “outsider di lusso”

LUGANO - Tramontata definitivamente l’ipotesi di un vescovo fortemente targato Opus Dei, come Arturo Cattaneo, per la successione di Pier Giacomo Grampa si starebbero profilando due candidati forti che all'inizio erano considerati semplici “outsider di lusso”. Uno legato ai “movimenti*, l’altro alle parrocchie.

È la tesi sostenuta oggi in un editoriale sul Corriere del Ticino dal giornalista Carlo Silini, che cita fonti di “Radio Sacrestia”.

“Che cosa sta succedendo, veramente, dietro le quinte della corsa al nuovo vescovo? Perché l'attesa si allunga? E come mai le previsioni cambiano da un giorno all'altro?”, si chiede Silini.
E scrive: “Anzitutto, che si parli di due candidati che esprimono uno il mondo delle parrocchie e l'altro quello dei movimenti non deve stupire. Fin dai tempi di monsignor Eugenio Corecco, uomo di punta di Comunione e Liberazione diventato vescovo, la dicotomia diocesana sta tutta nella sottaciuta divisione dei preti fra i pastori cresciuti esclusivamente nei seminari diocesani e i prelati formatisi alla scuola di questo o quel movimento ecclesiale. Ovvio, quindi, che la partita si giochi principalmente, e non senza reciproche diffidenze, fra questi due campi”. 

L'entrata in scena di un candidato per certi versi esterno a questi scenari e, probabilmente, molto ben visto a Roma, il leader dell'Opus Dei ticinese don Arturo Cattaneo, aggiunge l’editorialista del Corriere, ha messo in agitazione il clero locale, forse non solo dalla parte del “partito dei parroci”.

Così, è cronaca di qualche settimana fa, alcuni preti locali hanno ritenuto necessario esporsi in prima persona sui mass media per far conoscere URBI ET ORBI la loro contrarietà ad un possibile vescovo proveniente dall'Opus Dei. E altri non hanno esitato a scrivere direttamente al nunzio Causero per chiedergli di fare il possibile per evitare una simile prospettiva”.

E il nunzio, conclude Silini, capita la delicatezza della situazione, “ha pensato bene di venire di persona in Ticino per capire cosa stava succedendo e per cercare di calmare gli animi. Operazione apparentemente riuscita, visto che ora le “voci” sostengono più o meno all'unanimità che le candidature forti sono altre e che la terna ufficiale non è ancora stata spedita a Roma”. 

 

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