L’inchiesta dovrà accertare le dinamiche dello scontro e la gestione dell’intervento

di Marco Bazzi e Italo Carrasco
MONTAGNOLA – Sono stati identificati e già interrogati i giovani che nella notte tra sabato e domenica hanno aggredito due agenti della polizia comunale a Montagnola. Intanto, i poliziotti, medicati al pronto soccorso, sono ancora traumatizzati dall’accaduto.
Dopo un confronto con una decina di giovani scalmanati e ubriachi fuori dal capannone del carnevale, nella piazza del paese, gli agenti sono stati aggrediti. Sopraffatti, sono finiti a terra, e sono stati presi a calci e pugni. All’aggressione vera e propria avrebbero partecipato in modo attivo e diretto cinque o sei giovani del gruppo.
Si tratta di ticinesi tra i 20 e i 30 anni, alcuni dei quali riconducibili alle frange violente della Curva Nord del Lugano hockey. L’inchiesta dovrà accertare le dinamiche dello scontro e anche la gestione dell’intervento da parte della pattuglia della comunale, che probabilmente ha sottovalutato il rischio della situazione: tarda notte, musica alta, tassi di alcolemia elevati, presenza di un’alta concentrazione di persone. Basta poco, in condizioni del genere, per far scattare la violenza.
Il sindaco Romelli: "Ragazzi del paese e altri di fuori"
"È la prima volta che dalle nostre parti succede una cosa del genere, anche perché il nostro è un carnevale piccolo al quale partecipano al massimo duecento persone", dice il sindaco di Collina d’Oro, Sabrina Romelli, che sabato notte serviva al buvette dal capannone. “Proprio perché in passato non è mai accaduto nulla di grave, e il carnevale non richiama la massa, il servizio di sicurezza è stato affidato, come sempre, a una pattuglia della comunale che aveva il compito di sorvegliare il buon andamento della festa”. Così, quando si è capito che quella banda di giovani ubriachi aveva intenzione di piantar grane, è stata chiamata la pattuglia. Col senno di poi, sarebbe stato meglio attendere rinforzi da parte di altri agenti.
La pistola spray al pepe
Ma a quel punto i due agenti si sono trovati a fronteggiare la situazione da soli e, forse sopraffatti dalla tensione, hanno anche usato contro i facinorosi una pistola spray al pepe, un’arma di difesa personale che spara un getto di sostanza urticante fino a tre/quattro metri di distanza. Forse pure questo elemento ha contribuito a surriscaldare ulteriormente gli animi e ha provocare la violenta reazione contro i poliziotti. Ma, come detto, i dettagli sono ancora da chiarire con esattezza e, comunque sia andata, l’aggressione ai poliziotti rimane un fatto grave.
"È grave perché ha colpito due agenti di polizia. Ma tutta la violenza è da condannare – dice il sindaco Romelli - . Ora spero che l'inchiesta venga condotta in modo ‘energico’ e con celerità. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto". Precisa di non aver visto l'aggressione ma, dice, "so che alcuni ragazzi di quel gruppo sono cresciuti nel comune. Sono facce conosciute. Dubito tuttavia che gli aggressori materiali, quattro o cinque giovani del gruppo, siano della zona".
Dalle parole di Sabrina Romelli traspare amarezza: "Non riesco a capire come si possa arrivare a tanto. Bisognerebbe chiedere a loro o alle loro famiglie. Io ho due figli che sono coetanei di quei ragazzi, ma non vanno in giro a spaccare la faccia a nessuno, tanto meno ai poliziotti".
Dimitri Bossalini: "Un atto grave. Aumentano i casi di violenza contro gli agenti"
Un atto indubbiamente grave – dice Dimitri Bossalini, presidente dell’Associazione ticinese delle polizie comunali -: “Non voglio entrare nei particolari perché c’è l’inchiesta in corso. Ma è un atto da condannare senza mezzi termini, tanto più che è avvenuto in un contesto di divertimento, durante una festa di carnevale. Abbiamo espresso solidarietà nei confronti degli agenti e metteremo loro a disposizione dei legali a titolo gratuito”.
Proprio questa mattina Bossalini ha ricevuto i dati del 2011 sui casi di violenza e minacce contro funzionari che, a livello nazionale, denotano un aumento ulteriore del 12% (2'519 casi). Dal 2000 al 2011, aggiunge Bossalini, abbiamo registrato un’escalation del 200%. Cosa si può fare per proteggere gli agenti? Quello che è possibile lo si sta facendo, dice il presidente, anche accelerando la inchieste e il giudizio per chi commette questi reati. E in merito alla gestione dell’intervento di Montagnola, dove forse una maggiore prudenza avrebbe evitato il pestaggio, Bossalini è cauto: “È anche difficile capire come intervenire se non si hanno inizialmente informazioni dettagliate”.