L'ex direttore dell'Azienda elettrica ricorda il clima pesante all'interno del Consiglio d'Amministrazione: "Sandro Lombardi mi disse che voleva farmi fuori"

di Italo Carrasco
LUGANO - Alle 8.50 Reto Brunett e la sua squadra di avvocati erano già nell'aula delle Assise criminali di Lugano. "Sono tutti in ritardo" ha detto l'ex direttore dell'Azienda elettrica ticinese. "Il processo inizia alle 9.30", hanno fatto notare i cronisti. Brunett è così apparso tranquillo e forse un po' impaziente. Relativamente disteso è apparso anche l'altro imputato Roland Zimmerli, fondatore della ZET, l'azienda che è stata acquistata da AET e che è oggetto delle grane penali dei due imputati.
Il clima in aula è quello delle grandi occasioni. Una quindicina di giornalisti, fotografi e televisione hanno fatto da cornice in un processo che vede in campo grossi calibri. A partire dall'accusa sostenuta dal procuratore generale John Noseda, agli avvocati che rappresentano AET Maria Galliani e Luca Marcellini, e ben sei avvocati di difesa: Melanie Crea Cina capeggia i legali di Brunett, e Mario Postizzi difende Roland Zimmerli.
Suona la campanella ed è subito stop
Suona la campanella. Il processo può iniziare. In apertura di dibattimento l'avvocato Melanie Crea Cina parte all'attacco sollevando immediatamente due pregiudiziali. La prima riguardante la protezione della sfera privata dell'ex direttore di AET. La legale in sostanza ha chiesto che nel dibattimento non si affrontasse l'aspetto legato alla personalità e al patrimonio del suo assistito, visto che sui media ne è stato ampiamente riferito. L'altra osservazione riguarda le perizie, punto centrale del processo. Secondo la difesa di Brunett quelle dell'accusa conterrebbero bugie e falsità.
Tocca al pg Noseda: "Discutere della personalità, delle capacità professionali e delle conoscenze è essenziale per stabilire se c'era consapevolezza nel commettere il reato".
Dieci minuti di camera di consiglio e il presidente della Corte, Claudio Zali, rispedisce le osservazioni della difesa al mittente. Ora il processo che vede Brunett accusato di infedeltà nella gestione pubblica e corruzione passiva, e Roland Zimmerli di complicità nell'infedeltà della gestione pubblica e corruzione attiva, può iniziare.
Brunett racconta la sua vita
Si parte con una breve biografia degli imputati. Inizia Reto Brunett. "Sono nato nei pressi di Savognin in una famiglia con quattro fratelli. Ho fatto il triocinio di elettrotecnico a Zurigo. Poi diverse scuole di economia a San Gallo e negli Stati Uniti", racconta. "Negli anni Novanta ho perso la mia prima moglie. Mi sono ritrovato solo con una figlia di 3 settimane e una di 4 anni", ha detto visibilmente commesso Brunett. "Poi mi sono sposato di nuovo, ma ho divorziato. Oggi ho altri due figli con la mia compagna".
"Distrutto dalla stampa"
"Dal lato professionale ho lavorato per la Repower. Negli anni Novanta ho lavorato per due anni per l'ufficio tecnico di Poschiavo. Ma era una realtà troppo piccola. Quindi ho avuto la possibilità di lavorare a Davos. Grazie ai miei contatti ho lavorato per 12 anni per un'azienda energetica nel canton Uri. Poi ho deciso di prendere un anno sabbatico. Ma invece di stare tranquillo mi sono fatto convincere a lanciarmi nell'AET, perché sapevo che ne 2007 stavano cercando un direttore. Ho fatto un breve colloquio con Mauro Dell'Ambrogio".
Il resto è storia recente. Scoppia lo scandalo AET e Brunett non lo dimentica: "Ho fatto fatica a trovare lavoro perché la stampa ticinese mi ha distrutto. Per questo da quando ho smesso di lavorare per AET non ho più parlato con i giornalisti ticinesi e non intendo farlo nemmeno oggi. Attualmente sono attivo in una società da me fondata e lavoro grazie ad alcuni mandati esterni".
L'incontro con Zimmerli grazie a un... incendio
Roland Zimmerli è uno che ha fatto tutta la gavetta. Ha iniziato come apprendista tornitore per poi intraprendere gli studi di ingegneria. Nel corso degli anni scala le posizioni all'interno delle aziende per le quai lavora. Si occupa di gestire e dirigere. Sempre nell'industria energetica. Fino a quando crea la Zet.
È un incendio a una sottostazione elettrica che fa incontrare Brunett e Zimmerli. Quest'utimo si occupava di sistemi di sicurezza. "Siamo rimasti in contatto sul piano lavorativo. Dopo la morte di mia moglie la nostra è diventata un'amicizia". Erano gli inizi degli anni Novanta. Un'amicizia che li porta a trascorrere vacanze insieme, e Zimmerli é anche padrino di uno dei figli di Brunett.
Il processo entra nel vivo
Dopo le prime schermaglie il processo a carico di Reto Brunetti è entrato nel vivo. Al centro del dibattimento i primi contatti tra la Zet e AET. "Perché rivolgersi alla Zet? AET in fondo poteva andare avanti anche senza", ha chiesto il giudice Claudio Zali. "Come succede in Svizzera interna l'azienda aveva bisogno di una società che facesse consulenza", ha risposto Brunett.
Fatto sta che le trattative per l'acquisto della Zet iniziano. Ad occuparsi della valutazione e di fare da intermediario c'è un consulente esterno. L'ex direttore sostiene più volte di non aver fatto pressioni, "Per me era importante concordare un prezzo interessante", ha detto Brunett.
Dall'altra parte c'era Roland Zimmerli che ha un solo obbiettivo: cedere per non meno di 5 milioni la sua azienda.
"Perché così tanto per un'azienda con una cifra d'affari di 900mila franchi?" ha quindi chiesto Claudio Zali. "Era una mia valutazione", ha risposto Zimmerli.
"Un conto è la cifra d'affari, un'altra le prospettive, che per la Zet erano molto buone. Basta vedere le altre attività di Zimmerli che vanno a gonfie vele" ha aggiunto Brunett.
Affermazione alla quale ha immediatamente replicato il giudice: "Quali prospettive? Io vedo un signore vicino alla pensione che vivacchia con la sua azienda da 900mila franchi di cifra d'affari".
Ed è attorno al valore reale della Zet che si sta concentrabndo l'istruttoria. Il presidente della corte deve stabilire in che modo si è arrivati al prezzo di 4,6 milioni che alla fine AET ha sborsato per l'acquisto dell'attività di Zimmerli. Poi bisogna chiarire il ruolo di Brunett e capire in che termini sono stati coinvolti i vertici di AET.
Brunett, Zimmerli e quel prestito di mezzo milione
Reto Brunett e Roland Zimmerli hanno confermato di essere amici. E come in ogni rapporto di amicizia ci si dà una mano. Qualche anno fa fu Zimmerli ad avere bisogno. Per l'acquisto di un appartamento gli servivano 500mila franchi. A provvedere al prestito fu l'amico Reto. Soldi che poi lo stesso Brunett avrebbe messo come garanzia per l'acquisto di una villa da 2,5 milioni a Minusio, poco dopo il suo arrivo in Ticino con tutta la famiglia. "Avevo almeno cinque opzioni per poter acquistare la casa. Tra queste anche il vecchio prestito a Zimmerli" ha detto in aula l'ex direttore di AET. Il problema che i credito era inesigibile al momento dell'acquisto della villa. Per questo c'è il sospetto che nell'operazione d'acquisto della ZET ci sia stato spazio anche per Zimmerli di saldare il vecchio debito di mezzo milione.
ZET: una gallina dalle uova d'oro. Ma per chi?
I due imputati si sono sempre professati innocenti. L'operazione che ha portato l'Azienda elettrica ticinese a rilevare la ditta di consulenze in campo energetico argoviese, secondo gli imputati, è stata fatta correttamente e in piena trasparenza. In aula chi ha difeso con più vigore l'acquisto è stato l'ex direttore Reto Brunett. Secondo l'ex direttore di AET, l'azienda aveva bisogno di una società che permettesse di profilarsi maggiormente nel mercato energetico. Inoltre per Brunett, le competenze e le potenzialità offerte da Zimmerli erano indubbie. ZET quindi è l'azienda giusta al momento giusto.
Nel 2008 però il clima all'interno del Consiglio di amministrazione di AET è parecchio pesante. Brunett lo ha più volte ricordato in aula. Tral e latre cose, c'è chi sente puzza di bruciato. I consiglieri più scettici erano l'attuale direttore Fausto Leidi e il professor Romer. Qualcuno però si era spinto oltre. "Sono stato anche minacciato. Il consigliere Sandro Lombardi mi aveva detto che mi faceva fuori" ha detto Brunett. Dubbi a parte, l'acquisizione della Zet fa avanti a passo spedito. Talmente spedito che anche al giudice Claudio Zali viene il sospetto che ci fosse una strana fretta nel chiudere l'affare.
Da una parte c'era quindi Roland Zimmerli che era riuscito a farsi dare due milioni subito, prima cioè di essere operativo. È lui stesso che fa sapere che "prima di fare qualsiasi cosa, voglio due milioni". Altri due milioni sarebbero quindi stati versati in seguito in base anche ai risultati raggiunti dalla ZET, che in quel momento sarebbe diventata una controllata di AET con i compito di potenziare la presenza strategica dell'azienda sul mercato energetico. Dall'altra il direttore che perorava causa sulla bontà dell'operazione.
Quanta fretta
Dicevamo della fretta. È quella in particolare del direttore Brunett. Il Cda ancora non ha dato luce verde. Ma "nel frattempo lei signo Brunett si porta avanti con il lavoro e firma il contratto due giorni prima che il Cda si riunisca" cioè il 13 dicembre 2008, ha ricordato il presidente della Corte Claudio Zali. Reto Brunet difende il suo operato: "Ho firmato contratti da 85 milioni di euro prima del via libera del Cda. Non mi sembrava il caso di fare baldoria per una ditta con una cifra d'affari per un milione" ha spiegato l'ex direttore che sostiene sia prassi agire in questo modo.
Così come pare sia prassi informare in modo sintetico il Cda. "I contratti, quindi anche quello con la ZET, riguardano la parte operativa dell'azienda. Il Cda viene informato in modo sintetico". Il problema è che forse nella sintesi alcune informazioni si sono perse. Da un verbale letto dal giudice Zali emerge che anche all'interno di AET qualcuno ha ordinato di "mettere un po'di contorno" alla stringata comunicazione che sarebbe servita ai consiglieri d'amministrazione per dare il nullaosta.