CRONACA
Caso ZET: il difensore di Zimmerli chiede l'assoluzione e punta il dito contro AET
Nel tardo pomeriggio hanno preso la parola gli avvocati di Reto Brunett. La lunga arringa terminerà domani. Quasi certa la richiesta di assoluzione dell'ex direttore di AET

LUGANO - Se nella sua requisitoria il procuratore generale John Noseda ha evidenziato il grave comportamento degli imputati, anche il rappresentante dell'accusatore privato (AET), l'avvocato Luca Marcellini ha centrato il suo intervento sull'atteggiamento degli accusati, soprattutto l'ex direttore di AET Reto Brunett. Tra gli elementi centrali ci sono i 500mila franchi di debito di Zimmerli nei confronti dell'ex direttore di AET. "Alla fine dei conti - ha sostenuto Marcellini - l'acquisto della casa di Minusio da parte di Brunett costituisce una convergenza di interessi tra il corruttore e il corrotto il tutto a danno dell'ente pubblico, per il quale il corrotto doveva curare gli interessi". 

Luca Marcellini, legale di AET: "Alla fine i fatti dicono che l'ente pubblico ha perso 4,6 milioni e gli imputati hanno incassato"

"Per Reto Brunett la ZET era un affare grandioso per AET. Ne prendiamo atto, noi però ci basiamo sui fatti che dicono che non c'é nulla che confermi queste prospettive" ha detto Marcellini che ha quindi smontato una per una le affermazioni, ripetute in aula, da Brunett. "Dice che la ZET possedeva un grande know how ma, come ha evidenziato il Presidente della Corte, tale konw how era quello di una sola persona in procinto di andare in pensione. Alla fine la ZET era Zimmerli". 

Capitolo complotti interni. Per Luca Marcellini i sospetti di Brunett non hanno senso. Quando ad esempio ha denunciato la mancanza della registrazione della riunione del 15 dicembre 2008, l'inchiesta ha permesso di stabilire che la collaboratrice di Brunett semplicemente non l'aveva avviata. Quindi nessun mistero. Inoltre "gli esperti informatici del Ministero pubblico non hanno trovato traccia di messaggi o dati cancellati. Ma se vogliamo fare i paranoici chi avrebbe avuto interesse nel cancellarli? Non certo il Cda di AET".

In conclusione per l'avvocato Marcellini in tutta la vicenda ciò che è chiaro è che "AET paga 4,6 milioni per un'azienda che ne vale al massimo 600mila e che non ha prospettive, con il risultato che tra gli imputati uno incassa 2 milioni e l'altro 500mila".

Mario Postizzi, difensore di Roland Zimmerli: "C'era un clima di lotte interne e complotti in AET. La vittima è Zimmerli"

Non si è risparmiato l'avvocato Mario Postizzi, difensore di Roland Zimmerli, nella sua arringa. "Ci troviamo confrontati in un contesto di strumentalizzazione del diritto penale messo in piedi da AET. Ma qui la vittima è Zimmerli e non AET" ha tuonato l'avvocato Postizzi secondo il quale il suo assistito era ignaro e inconsapevole del clima interno ad AET fatto di "complotti politici. Se Zimmerli avesse saputo che c'erano elementi frenanti all'interno di AET mai e poi mai avrebbe messo in pericolo un'azienda che esisteva dal 1978".  

"Quella percorsa questa mattina dal procuratore generale è una scorciatoia: ha cercato di costruire tutto sulla corruzione e quindi è più facile sostenere la correità di Zimmerli". Ma in questo caso per Postizzi  "non c'è corruzione. Non si capisce quale sia il comportamento di correità per dire che c'è infedeltà nella gestione pubblica. Si è voluto sostenere e ridicolizzare il fatto che Zimmerli abbia sessant'anni, che fosse prossimo alla pensione. Ma Zimmerli ha adempiuto fino in fondo al suo dovere. E poi lo si vuole ridicolizzare perché ha fatto vacanza in febbraio, quando la deliberazione sulla ZET da parte del Cda ha preso solo 25 minuti perché quella sera c'era la cena di AET". 

"Il Cda sapeva dei problemi dell'operazione ZET ma ha preferito dare fiducia a Reto Brunett"

L'avvocato Postizzi ha quindi dedicato un ampio capitolo allo scenario politico fatto di "litigi e complotti interni ad AET". "Zimmerli ha 30 anni di attività senza problemi, é apprezzato dai clienti. Ai suoi occhi AET è un partner contrattuale affidabile. Zimmerli è pronto a fornire il suo bagaglio di esperienza e per lui era l'opportunità di un'apertura verso sud".  Secondo l'avvocato Postizzi "Zimmerli non era obbligato a vendere e non ha avuto fretta. Ha semplicemente posto le sue condizioni dicendo che "sotto un determinato prezzo non parte nemmeno la trattativa" e che sotto quella cifra non non si muove nulla. Ma questo è un reato? Certamente no. È un reato fare un offerta? No!" ha detto il difensore.

L'amicizia tra Brunett e Zimmerli, la situazione finanziaria di ZET, su tutto il Consiglio di amministrazione di AET era informato e lo si può capire dai verbali dai quali emerge che in generale tutti i consiglieri considerano il contratto ZET come marginale rispetto a progetti molto più importanti. "Signori stiamo parlando di infedeltà nella gestione pubblica e c'è gente, che deve valutare i rischi e  salvaguardare il bene pubblico, che parla così!". Non solo, l'avvocato Postizzi ha letto alcune mail interne ad AET che dimostrerebbero la perfetta conoscenza dei membri del Cda di tutta l'operazione, compresa l'amicizia tra Brunett e Zimmerli. Comuncazioni interne dalle quali emergono anche i dubbi di alcuni membri del Cda di AET sull'operazione, eppure il 15 dicembre 2008 è arrivato l'ok. 

Emblematico il caso di Sandro Lombardi, allora membro del Cda, che aveva esternato i suoi dubbi ai colleghi soprattutto dal profilo economico. Ma alla fine accettano l'operazione per "fiducia nei confronti del direttore Brunett". Franco Romerio, anche lui membro del Cda, dice che c'era un certo imbarazzo per la superficialità del messaggio sull'operazione ZET. Sempre Lombardi aveva il sospetto che il tutto era per dare lavoro alla ZET e farla sopravvivere. "E queste sono le persone che dovrebbero valutare il rischio e tutelare il bene collettivo?". 

Il difensore di Roland Zimmerli, al termine di un'arringa durata oltre due ore, ha quindi chiesto l'assoluzione del suo cliente.

La "squadra" di Brunett

Cinque avvocati dello studio zurighese Baker & McKenzie. Dopo aver cambiato più volte i suoi difensori Reto Brunett ha deciso, per il processo che lo vede accusato di corruzione e infedeltà nella gestione pubblica, di avvalersi di una vera e propria squadra di avvocati. Professionisti che fin dalle prime battute del dibattimento hanno sfoggiato uno stile "anglosassone". Simile, per intenderci, a quello delle serie televisive stile "The good wife", con domande incalzanti, soprattutto ieri in occasione dell'audizione del perito dell'accusa. Uno stile che non si vede spesso nelle aule ticinesi.

L'arringa è stata affidata dapprima all'avvocato Mèlanie Crea-Cina. Obbiettivo: provare l'innocenza dell'ex direttore Reto Brunett. E allora via con la minuziosa ricostruzione dei fatti, attraverso la lettura dei numerosi verbali. Molti dei quali usati per dimostrare come Reto Brunett avesse sempre informato con trasparenza dell'operazione ZET e d'altra parte come i membri del Cda ne fossero al corrente, ma non sempre hanno dato grande priorità all'affare. Ne emerge un quadro di consiglieri talvolta distratti, a volte poco interessati, altre compiutamente informati tanto da avere in più occasioni espresso riserve sull'opportunità e i benefici per AET dell'acquisizione di ZET. Ma alla fine, nonostante tutto hanno ricordato i difensori, l'autorizzazione fu comunque data e il contratto accettato.

L'avvocato Crea Cina ha quindi accennato all'atmosfera ostile nei confornti del'ex diretotre di AET. Soprattutto durante la famosa riunione del Cda la sera del 15 dicembre 2008 nella quale si respirava "un'atmosfera tesa e di contrapposizione soprattutto di alcuni membri verso Brunett. Riunione nella quale sono circolate affermazioni tipo "Non mi fido di te"". Oppure come quando durante una pausa, ha ricordato Mèlanie Crea-Cina, il consigliere di amministrazione Sandro Lombardi disse a Brunett: "Vedrai che prima o poi ti facciamo fuori". Ma quella stessa sera il Cda diede il via libera con tanto di fiducia formale a Brunett. 

Dopo la parte dedicata al Consiglio di amministrazione di AET, l'arringa è stata affidata all'avvocato Mark Livschitz che si è servito, per affrontare un tema particolarmente complesso, anche di slide proiettate sullo schermo dell'aula penale. Tema: il valore della ZET era giusto, così come confermato dalla perizia della difesa. Una sinergia vantaggiosa insomma. E poi, ha detto l'avvocato "non c'é attività economica che non preveda l'assunzione di un rischio". 

In tarda serata lo scampanellio del giudice Claudio Zali ha mandato tutti a casa. L'arringa dei difensori di Brunett continuerà giovedì mattina e molto probabilmente si concluderà con la richiesta di assoluzione di Reto Brunett. La sentenza, prevista inizialmente per il primo pomeriggio, dovrebbe giungere in serata.

ItaCa

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