Al termine dell'arringa è stato chiesto anche un risarcimento complessivo di 2,5 milioni

LUGANO - La lunga e molto tecnica arringa degli avvocati di Reto Brunett si è conclusa questa mattina. E, come previsto, i legali dell'ex direttore di AET hanno chiesto per il loro cliente l'assoluzione, un risarcimento complessivo (per torto morale, mancati guadagni in qualità di CEO, spese legali) di 2,5 milioni. Non solo. Reto Brunett esige anche le pubbliche scuse del consiglio d'amministrazione.
Durante l'arringa gli avvocati dello studio zurighese Baker & McKenzie hanno cercato di smontare le tesi accusatorie. In sintesi, essi ritengono congruo il prezzo di vendita della ZET, così come dimostrato dal perito di parte. Quindi Brunett non avrebbe rifilato nessun bidone all'Azienda elettrica ticinese.
L'altro capitolo su quale si sono concentrati i difensori riguarda le informazioni e l'atteggiamento del Cda. Reto Brunett avrebbe, secondo le tesi difensive, informato su tutta, prezzo compreso, l'operazione ZET. E per quanto riguarda i 500mila franchi di debito di Zimmerli nei confornti di Brunett, denaro che secondo l'accusa sarebbe all'origine dell'operazione ZET, è opinione dei difensori che la somma non c'entra nulla: Brunett non aveva nessuna urgenza di farsi restituire mezzo milione in quanto aveva sufficiente disponibiità finanziaria per procedere all'acquisto della villa di Minusio.