CRONACA
Reto Brunett condannato a due anni e nove mesi di detenzione
L'ex direttore di AET dovrà scontare otto mesi. Due anni sospesi invece per Roland Zimmerli. Il giudice Zali ha fatto cadere l'accusa di corruzione

LUGANO - Le porte dell'aula penale si sono aperte poco prima delle 16. La tensione a Palazzo di giustizia era palpabile: grande attesa per conoscere il verdetto della Corte delle assise criminali presieduta da Claudio Zali. E quella letta dal giudice è una sentenza di condanna. 2 anni e 9 mesi di detenzione, di cui otto da scontare per infedeltà nella gestione pubblica a carico di Reto Brunett. Roland Zimmerli, patron della ZET, invece è stato condannato a 2 anni sospesi per correità in infedeltà nella gestione pubblica. Entrambi dovranno versare un risarcimento ad AET di 2 milioni. 

"Anche se non è necessario, questa volta faccio una premessa: questo processo non è in nessun modo legato alla politica, non c'è nessuna congiura e Brunett non è un capro espiatorio. Questa corte fa quello che fa sempre: giudica" ha detto Zali prima di leggere il dispositivo.

"Nella vicenda dell'acquisto della ZET "Brunett non è la controparte contrattuale di Zimmerli ma il rappresentante di un ente pubblico. Si concorda con l'accusa che il modo di agire è sato truffaldino. Sono correi e concepiscono assieme l'idea di vendere a un prezzo spropositato la ZET abbindolando dall'interno ad AET tirando il classico bidone" ha detto Zali. 

Ma la corte non ha confermato l'ipotesi di corruzione sostenuta dal procuratore generale John Noseda. Zali ha tuttavia segnalato che tale impostazione "cade con il comportamento della vittima, in questo caso AET. Non è ammissibile che nel Cda non vedano i contratti e la due diligence, anche se gli ordini del giorno dei Cda sono gravosi. Così come non si può immaginare di invocare la fiducia per dare il via libera all'operazione perché "Brunett è in carica da troppo poco tempo per godere della piena fiducia".

"Vedere Zimmerli e Brunett come corruttore e corrotto non è nella natura di questo processo - ha detto Zali -  Si può invece parlare di infedeltà nella gestione pubblica. È un dato di fatto che Brunett aveva potere di condurre le trattative ed è un dato di fatto che lo abbia fatto infedelmente. La difesa ha detto che egli non è un funzionario. Secondo la Corte il direttore di AET è la figura centrale di un'azienda pubblica ticinese". 

"La complicità di Zimmeri è individuabile nella disponibilità di vendere a un prezzo sproporzionato la sua azienda. Detto in altre parole se Zimmerli non mette ZET, Brunett non può gestire infedelmente" ha quindi aggiunto il presidente della Corte.

Parlando dei fatti e del contratto di acquisto della ZET, Claudio Zali ha sototlineato che "prima ancora di esaminare il contenuto del contratto si doveva ritenere che esistevano degli elementi di sospetto. Come l'amicizia tra i due imputati e quindi il potenziale conflitto di interessi. Conflitto di interessi che si è chiaramente realizzato, visto che Brunett si è inserito attivamente nella contrattazione. Così come l'esagerata accelerazione per arrivare alla firma è sospetta, perché coincide con i tempi per l'acquisto di una casa da parte di Brunett".

Si chiude quindi con due condanne il primo processo per il caso ZET. Ma la giustizia ticinese dovrà ancora occuparsi della vicenda. La squadra di avvocati di Reto Brunett, apparso comunque tranquillo al termine del processo, hanno annunciato l'intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza. Di parere opposto, per il momento, il procuratore generale John Noseda che non sembra intenzionato ad inoltrare ricorso. 

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La reazione di AET

L’Azienda Elettrica Ticinese, pochi istanti dopo la sentenza, ha preso posizione con uno stringato comunicato stampa: "I fatti all’origine della procedura penale - si legge nella nota - avevano contribuito, nell’agosto 2009, alla separazione fra AET e l’allora direttore Reto Brunett. La sentenza emessa dal tribunale conferma la correttezza dell’operato del CdA di AET nell’aver segnalato i fatti alla Magistratura penale. AET intende guardare al futuro e non saranno rilasciate ulteriori dichiarazioni".

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