Intervista al parroco di Chiasso: "Benedetto XVI più conservatore da Papa che da teologo"

CHIASSO - Nello stupore generale, c'è qualcuno che non si è stupito più di tanto. "Se devo dirle la verità non mi hanno spiazzato le dimissioni di Benedetto XVI. Siamo abituati da anni che i vescovi vanno in pensione a 75 anni e che i cardinali dopo gli 80 anni non sono più eleggibili come successori di Pietro. Se lo avesse fatto Giovanni Paolo II, con il carattere che aveva, sarei stato sorpreso, ma Papa Ratzinger no". Parole di Don Gianfranco Feliciani, parroco di Chiasso.
Il gesto comunque ha una portata storica.
"Si tratta di un gesto di enorme umiltà ma, come dicevo, il cambiamento era già cominciato con il Concilio ed era inevitabile che prima o poi accadesse. Con la sua decisione Benedetto XVI sottolinea lo spirito di servizio con cui ogni carica all'interno della Chiesa deve essere interpretata, mettendo un po' da parte la sacralità della figura papale. Chi ha una visione evangelica può solo ammirare questa scelta. Immagino che anche la sofferenza e il peso di vicende come Vatileaks abbiano avuto la loro importanza in questa decisione. Adesso l'importante è saper cogliere la sfida che questo gesto offre alla Chiesa".
Ovvero?
"I tempi cambiano e, pur ritenendo inevitabile che prima o poi si giungesse alla decisione presa dal Papa, questa vicenda proietta la chiesa nella modernità e le offre l'occasione di un ripensamento. Comincia una nuova stagione".
Una nuova stagione per andare dove?
"È come se dovessimo ripartire da zero, come dice tutta la nuova evangelizzazione. Non possiamo più vivere di rendita come accaduto dal Concilio fino ad oggi. Ci sono due grandi filoni da affrontare con urgenza: il ritorno a ciò che è davvero essenziale per la Chiesa, e il dialogo con la modernità in tutti i suoi ambiti".
Pensa che al prossimo Papa toccherà affrontare le riforme etiche ad esempio in campo sessuale, delle coppie di fatto e così via?
"Sappiamo benissimo che certi criteri morali non reggono più. Le tematiche dell'etica, come quelle che lei citava, a cui aggiungo l'eucarestia per i divorziati, devono certamente essere affrontate con una certa celerità. Ma non come singoli problemi fini a sé stessi. Ma all'interno di una riforma e di un dialogo ben più ampio con la modernità. Un ragionamento che però sia fondato sulle radici e sull'essenza del pensiero cattolico e dei suoi testi. In questo il cardinale Carlo Maria Martini ha dato un esempio eccezionale di come si può fare. Credo che bisogna ripartire da lì".
Martini e Ratzinger, due storie che si sono spesso incrociate, nell'assoluta diversità dei due personaggi.
"È vero, ma entrambi hanno sempre manifestato una stima reciproca profonda. A me non piace vederli come diversi, opposti, ma come complementari".
Secondo lei qual è l'identikit giusto del prossimo Papa?
"Come sappiamo i Conclavi, pur nell’intercessione dello Spirito Santo, avvengono sulla Terra e sono adeguatamente preparati. Credo che il prossimo Papa, oltre ad essere capace di assumersi il carico delle sfide che dicevo prima, debba essere in grado di dialogare con le nuove potenze del Mondo, penso all'India e alla Cina, oltre a sapersi confrontare con il Mondo islamico. La provenienza geografica non è così rilevante. Sicuramente invece l'età potrà avere un suo peso. Immagino che i cardinali, anche alla luce dell'esperienza delle dimissioni di Benedetto XVI, vorranno scegliere un Papa tra i 60 e i 70 anni in ottima salute e con il necessario vigore fisico e psicologico"
Chiudiamo con Papa Ratzinger: che giudizio dà del suo papato?
"Secondo me ci sono due volti che non si contraddicono ma sono diversi. Da una parte il teologo né conservatore né progressista, ma di grande spessore. Penso ad esempio al discorso di Ratisbona, allora contestatissimo, ma che oggi andrebbe rivalutato per la conoscenza e la profondità espresse in quello scritto. Dall'altra l'uomo di Governo che ha stupito per alcuni suoi gesti non proprio conciliari, come la reintroduzione della messa in latino o l'apertura ai lefebvriani. Gesti che inevitabilmente sono diventati anche una linea pastorale. Direi che da Papa, che necessariamente deve osservare le cautele dell'uomo di Governo, è stato più conservatore che da teologo. Anche se sulla questione della pedofilia ha fatto cose che nessuno aveva mai fatto prima, abbandonando le diplomazie, si è mostrato deciso nel dire basta e nell'applicare la tolleranza zero".
AELLE